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n. 81 marzo 2018
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Un percorso che vorrei proseguire...
Quando la formazione esce dall'aula e continua nella professione
di Agnello Alessio - Formazione
foto tratta da pensierocritico.eu
foto tratta da pensierocritico.eu
Il corso "Interventi psico-educativi e didattici con disturbi relazionali" organizzato dall' Ateneo di Roma 4 è stato un arricchimento sia dal punto di vista culturale che esperienziale.
Più che corso, personalmente, l'ho vissuto come un "per-corso" che mi ha trasmesso davvero tanto.
Ricordo ancora le parole, gli occhi lucidi dei miei colleghi che raccontavano i loro successi alla fine di ogni lezione, una vera carica di fiducia e motivazione, davvero unica nel suo genere, difatti nessun altro insegnante ha dato mai importanza alle nostre esperienze e sentito l'esigenza di farcele raccontare.
Fin dall'età dei 21 anni ho lavorato nell'ambiente scolastico: il bisogno e la ricerca della "relazione con il prossimo", come concetti educativi/formativi, sono stati elementi determinanti per il mio progetto di vita professionale.
Ora, seguendo il corso di specializzazione sul sostegno, riprendendo la mia premessa ed in particolare seguendo questo corso, ho dovuto mettere in discussione tutto il mio essere stato docente.
L'azione didattica della formatrice non solo è stata sconvolgente ma a tratti ha ribaltato il mio modo di pensare all'insegnamento e all'apprendimento, come un'onda che fa sentire tutta la sua forza quando si infrange contro gli scogli che dopo tempo comunque si limano.
Infatti, fin dalle prime lezioni, la sua preoccupazione è stata quella di farci aprire, parlare, invitarci ad un dibattito, insomma far uscire il nostro "essere", quello che il pedagogista D. Novara chiama pedagogia maieutica , "l'aiutarsi attraverso le domande".
Ho capito l'importanza del gestire il contesto classe per apprezzarne gli equilibri. Tutto questo è avvenuto nonostante il mio iniziale e più totale scetticismo rispetto a questo tipo di lezione; ma da subito ho apprezzato l'essenza della relazione instaurata e della didattica proposta.
L'attività di lettura degli articoli (concetti come la norma e la sua relazione con la sanzione, la valutazione e il processo di autovalutazione), i brainstorming fatti in aula su parole chiave, la possibilità di esprimersi senza essere giudicati sono divenuti elementi imprescindibili ora che tento, a mio modo, di progettare il mio percorso di successo formativo per i miei alunni.
L'ascoltare tutti e l'esprimersi liberamente senza giudizi né pregiudizi mi hanno profondamente fatto riflettere su come noi, docenti di sostegno, ci approcciamo alla classe e su quanto davvero mettiamo in pratica ciò che stiamo imparando.
Altro rivoluzionario apprendimento è stato lo "stare positivo" non tanto come stato d'animo ma come vera e propria metodologia didattica da applicare nell'ambito educativo sia con i colleghi che con i discenti.
Mi ha aperto la mente su come poter affrontare gli ostacoli di ogni giorno.
Durante l'anno scolastico, in una fase di auto-riflessione, ho ripensato a tutti i risvolti che potevano avere alcuni problemi, se affrontati con questa metodologia: è stata una vera novità per me nel campo della relazione sia fra colleghi che con gli studenti, con notevoli risultati.
In prima persona sto sperimentando l'empatia, sto cercando di affinarla sia con i miei studenti in situazione di disabilità sia durante il mio tirocinio.
Mi sono basato molto sull'osservazione della ragazza che seguo, cercando di percepire il suo stato d'animo, il grado di motivazione/interesse in classe nonché le relazioni che stabilisce con le sue coetanee.
E' stato inevitabile un passaggio anche sul mio ruolo di funzione strumentale che quest'anno, forse prematuramente, mi accingo a svolgere con tutte le difficoltà e gli ostacoli, anche relazionali, che sto incontrando.
La metodologia dello stare positivi, l'analizzare ed entrare in empatia con l'altro senza pregiudizi, le fasi di brainstorming rispetto ai progetti di formazione, la valutazione e autovalutazione in itinere con lo staff dell'inclusione della mia scuola sono divenuti tutti aspetti che sono riuscito a valorizzare grazie all'essenza di quello che mi sono portato dietro da queste lezioni e che hanno inevitabilmente portato, seppur in superficie forse, una ventata di freschezza e di novità in un ambiente depresso e senza stimoli.
Al di là di tutto è stato un corso che fatico a dover lasciare perché credo mi abbia dotato di armi e mezzi in grado di capovolgere letteralmente le fila del discorso sull'inclusione, per agire in contesti educativi e formativi.
Di base sono una persona molto estroversa e votata all'altro cercando di capire, percepire, analizzare e verificare, laddove ce ne fosse bisogno, i problemi che si creano nelle relazioni. Mi sento più completo nella mia professione, credo di vedere la relazione sotto più punti di vista, quasi come se avessi strutturato una consapevolezza nuova come docente.


Alessio Agnello, docente di sostegno, IISS "L. Calamatta", Civitavecchia (RM)
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