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n. 81 marzo 2018
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Un posto d'onore
Testimonianze di piccoli traguardi e successi
di De Felice Rita - Formazione
Sono passati mesi da quando, accaldata e disorientata perché già proiettata verso luoghi sicuramente più accoglienti, mi sono ritrovata nell'Ateneo del Foro Italico, davanti ad una serie interminabile di sedie per iniziare un'esperienza ormai dimenticata da anni, ossia il corso "Interventi psico-educativi e didattici con disturbi relazionali". Da decenni non provavo più la sensazione dello stare "dall'altra parte dell'aula", abituata come ero a guidare gli alunni e non più a rispettare le richieste, le scadenze di consegna, i progetti elaborati esclusivamente da altri.
Nel corso del primo incontro di questo laboratorio è stato ribaltato completamente lo schema che aveva caratterizzato, fino a quel momento, le lezioni ed il nostro essere studenti.
Grazie alla vasta esperienza nella professione ed alle competenze di counsellor, l'insegnante è riuscita a creare un clima in cui abbiamo cominciato a costituirci come gruppo, piuttosto eterogeneo per età, esperienze di studio e di lavoro, ma comunque gruppo.
Le ore del laboratorio si sono trasformate in un terreno accogliente in cui ognuno dei presenti ha potuto trovare lo spazio per poter esprimere e condividere saperi, certezze, ma anche dubbi e bisogni.
L'esperienza che maggiormente mi ha colpita per la sua carica di novità ed il forte impatto emotivo che ha avuto su di me è quella riguardante l'invito ad esporre un personale successo professionale.
Se penso ai tanti momenti informali ed istituzionali in cui tra docenti si è sollecitati ad esprimere giudizi sulla propria attività educativa condotta con quel determinato alunno o con quella classe, pochi sono gli elementi emergenti che hanno una connotazione positiva. Sembra che il pessimismo sia un atteggiamento sentimentale imprescindibile per un insegnante: guai a non sottolineare gli aspetti negativi del vissuto scolastico, in un'esperienza che deve essere caratterizzata dall'insoddisfazione, dalla frustrazione e quindi, dal dolore. Tutto sembra avvolto in un pessimismo di massa ed è difficile non uniformarsi a questa visione che pone un velo scuro su ogni cosa. Si rischia di essere tacciati per ingenui, facili prede di un entusiasmo che tanto dovrà spegnersi col tempo.
Non nascondo che il lavoro dell'insegnante sia molto impegnativo e registri cadute nella demoralizzazione e nel senso di impotenza, ma non si può riservare solo immagini adeguate ad "una valle di lacrime".
Nel laboratorio le soddisfazioni sopite, i piccoli successi o i grandi traguardi raggiunti hanno avuto un posto d'onore. Seppur con un po' d'imbarazzo e qualche reticenza, ad uno ad uno, sono venuti fuori gli spaccati di vita quotidiana, impegnativa, sofferta, ma vincente. Ed è stato, ogni volta, come un po' rinascere, vedere le luci di un fuoco, quello della passione che muove l'insegnante ad entrare in classe con tanti progetti e speranze, che non è spento e dal quale si possono trarre il calore ed il colore giusti per nuove esperienze scolastiche.
Queste testimonianze hanno dato ancora più corpo e consistenza ai dibattiti svolti sui nuclei fondanti dell'azione formativa e della professione docente, approfondendo argomenti come il valore delle regole, della valutazione e delle competenze interpersonali.
I temi trattati sono stati impegnativi ed hanno fornito stimoli per ulteriori riflessioni e progettazioni d'intervento, ma una riflessione è risultata chiara e compiuta: la necessità di cercare alleanze e rapporti collaborativi come condizione professionale indispensabile per un lavoro proficuo, durevole e coerente con le esigenze degli studenti e degli stessi insegnanti.


Rita De Felice, docente della scuola primaria di via Brembio, Roma
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