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n. 81 marzo 2018
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Una scelta di campo
Gli alunni come piante varie da coltivare
di Pettinari Francesco - Orizzonte scuola
"Chiunque riesca a far crescere due spighe di grano o due fili d'erba dove ne cresceva uno solo rende un servizio al suo Paese e all'umanità, tanto più grande dell'intera progenie dei politicanti messi insieme".
Jonathan Swift

Era un campo incolto, pieno di erbe selvatiche e ortiche, abbandonato.
Qualche anno prima qualcuno ci aveva piantato sopra una decina di ulivi, che il tempo e l'incuria avevano avvizzito e rovinato. Molti ulivi si erano seccati, altri crescevano come meglio potevano, storti e sbilenchi nel fusto, arruffati e informi nella chioma. Il pascolo delle pecore poi aveva fatto il resto, chiazze di terra brulla e smossa si alternavano a trifogli, erba gaggia e malva odorosa come tessere sparse di un puzzle.
Poi un uomo, poco alla volta, cominciò a dissodare la terra attorno alle radici, a tagliare i rami secchi e a curare le piante più sofferenti. Giorno dopo giorno si prendeva cura di ogni pianta di ulivo, ne sistemava le fronde, le annaffiava con regolarità e le guariva con l'antiparassitario di cui avevano bisogno.
Per molte costruì un sostegno di legno, due pali verticali piantati nel terreno e uno orizzontale sul quale si poggiava il tronco, affinché potessero crescere e protendersi dritte verso il cielo. Gli ulivi che avevano sofferto di più la sete, il freddo, l'attacco di qualche parassita che ne aveva compromesso i frutti erano quelli che più gli davano da fare e ai quali dedicò la maggior parte del suo tempo e delle sua attenzioni. Le altre piante, una decina, dopo una veloce e leggera potatura, continuarono a crescere rigogliose e verdeggianti come prima. Infine, dopo aver dato a ciascuna pianta di ulivo ciò di cui aveva bisogno, l'uomo recintò il terreno con una rete metallica per evitare che le greggi d'intorno potessero pascolarci e inaridire il terreno.
Il campo incolto divenne così nel giro di pochi anni un campo fertile, il terreno di crescita comune per tutti gli ulivi, per quelli forti e floridi sin dalla nascita così come per quelli che erano riusciti a sopravvivere tra stenti e difficoltà. Dal disordine all'armonia, dallo stato brado alla cura, dal brutto al bello.

La storia e l'evoluzione di questo campo mi parlavano più di quanto potessi immaginare. Erano due campi, due diverse situazioni, due classi, due scuole, due società.
Da una parte la scuola e la società esclusiva, quella d'elite, in cui soltanto le piante di sana e robusta costituzione sopravvivono e in cui ognuno cresce come può e come meglio riesce, dall'altra la scuola e la società inclusive che fanno delle diverse piante e del prendersi cura di ognuna l'orizzonte e l' impegno quotidiano.
Il campo incolto, con gli ulivi lasciati al loro destino, infelice per quelli che arrancano e promettente per quelli verdeggianti, non era forse simile ad una società dove a sopravvivere è il più forte e dove regna la legge della selezione naturale? Simile anche ad una scuola in cui "tutti - tranne un paio- gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile"?

Quel campo di ulivi coltivato, invece, non era forse l'immagine speculare di una scuola che cura nel suo recinto ogni pianta, dando a ciascuna ciò di cui ha bisogno secondo un criterio di equità? Non a tutte le piante la stessa quantità di acqua, di nutrimento, di cure, di tempo, ma a ciascuna ciò che le serve per crescere. Quei pali di legno, che sostenevano il tronco di alcuni ulivi, si rivelavano ai miei occhi così simili agli insegnanti di sostegno, pronti ad aiutare e a sorreggere fino al giorno in cui la pianta sarebbe potuta crescere anche libera da impalcature e appoggi. Quel recinto la scuola, il campo la società, i contadini gli insegnanti.

Camminando sul sentiero limitrofo all'uliveto sempre più mi convincevo che tutto dipendeva da una scelta, la scelta di campo in cui decidere di stare.

L'elezione più concreta e incisiva che possiamo fare per cambiare almeno un po' il mondo è quella quotidiana. Entrando a scuola, varcando la porta della classe ogni giorno tutto dipende da una scelta di campo. La tua!


Francesco Pettinari, docente scuola secondaria di primo grado dell' IC "Domenico Purificato", Roma
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