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n.82 aprile 2018
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Oggi è il giorno:21 Giugno 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Giochiamo a carte
Strategie per una didattica inclusiva
di Ventre Angela - Didattica Laboratoriale
"Oggi più che mai c'è bisogno di insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche, ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente, che deve sentirsi accolto e amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità", queste sono le parole pronunciate da Papa Francesco nell'udienza del 15 marzo all'Unione cattolica degli insegnanti.
Sono parole che si coniugano perfettamente con la scuola di oggi, definita a gran voce dell'inclusione, che pone al centro del proprio agire formativo tutti gli alunni, indistintamente, e le loro potenzialità.
Alla scuola dell'inclusione è affidato il compito di rispettare le necessità di tutti, progettando e organizzando ambienti di apprendimento e attività tali da permettere a ciascuno di partecipare attivamente e autonomamente alla vita della classe e all'apprendimento.
"Una scuola è inclusiva quando vive e insegna a vivere con le differenze e a valorizzarle" ((DPR 275/99), quando fa sentire ogni persona parte integrante dell'ambiente in cui vive, rispettando le proprie individualità, fatta di diversità.
Quando entriamo nelle nostre classi, infatti, non ci troviamo dinanzi ad alunni standardizzati, con gli stessi stili di apprendimento, con le stesse capacità cognitive, con lo stesso modo di relazionarsi, ma alunni diversi: normodotati, con disabilità certificata, con Disturbi Specifici dell'apprendimento, con situazioni psicosociali e/o familiari problematiche, ragazzi con comportamenti complessi da gestire, o con origini straniere.
Tutto ciò ha imposto alla scuola e agli insegnanti il superamento di modelli didattici e organizzativi uniformi e lineari, in favore di approcci flessibili, adeguati ai bisogni formativi speciali dei singoli alunni che compongono il gruppo classe. L'evidente diversità di ogni singolo alunno ha indotto ad un cambiamento nel modo di fare didattica che non può più essere quella tradizionale, facile e allettante, ma deve rispondere alle richieste, ai bisogni di ogni alunno. Essa può essere personalizzata, a misura di alunno.
Gli insegnanti devono dotarsi di buone prassi didattiche, di mezzi che, come diceva Maria Montessori, "possono rendersi adatti alle capacità di ciascuno". Occorre, quindi, conoscere non solo molti strumenti didattici, molti metodi, modi di organizzare la classe e di lavorare, ma padroneggiare quei processi attraverso cui, di volta in volta, poterli trasformare, modificare per adattarli alle capacità di ogni allievo. Siamo chiamati a ricercare strategie didattiche ed educative che incoraggino e facilitino l'apprendimento, valide non solo per gli alunni in difficoltà, ma per tutti. Ben vengano le attività diversificate, i laboratori didattici, l'apprendimento cooperativo, i lavori di gruppo, anche se questo significa non rispettare i tempi dei Programmi ministeriali. Nel mio caso specifico, essendo un'insegnante di sostegno, non li rispetto quasi mai, non perché non voglio, ma perché il mio esclusivo interesse è assicurare il successo formativo, non finire il programma.
Nell'ottica della realizzazione di una didattica personalizzata e al tempo stesso inclusiva, ritengo i lavori di gruppo e l'apprendimento cooperativo alcune tra le pratiche didattiche più efficaci che un insegnante possa utilizzare in classe. Ciascuno è al tempo stesso artefice, responsabile del proprio apprendimento ed è di supporto ai compagni nelle difficoltà e viene da quest'ultimo aiutato nelle proprie (peer tutoring).
Partendo da tali considerazioni, ho proposto alla mia classe, un lavoro di gruppo per il ripasso degli articoli determinativi e indeterminativi. Un argomento questo che sembrerebbe di facile acquisizione ma che crea non poche difficoltà, soprattutto agli alunni stranieri.
Per questo lavoro sono state utilizzate delle carte raffiguranti su un lato disegni corrispondenti a nomi comuni di persona, animale e cosa, quattro per ogni lettera, e sull'altro tre articoli tra cui scegliere quello corretto. Gli alunni sono stati divisi in piccoli gruppi da tre e a ciascuno sono state distribuite delle carte, stando attenti che la linguetta con la soluzione non fosse visibile a nessun partecipante dell'altro gruppo. A turno ogni gruppo ha scartato una carta e i partecipanti dell'altro hanno dovuto individuare l'articolo corretto. Una volta pronunciato, si girava la linguetta con la soluzione: se la risposta era corretta la carta veniva mangiata dal gruppo che aveva indovinato; se era stato pronunciato l'articolo sbagliato la carta veniva "mangiata" dal gruppo che l'aveva scartata. Il tutto finiva quando erano state scartate tutte le carte e vinceva chi ne aveva mangiate di più.
Con questo lavoro è stato possibile facilitare sia l'apprendimento degli alunni con bisogni speciali sia potenziare le eccellenze in quanto l'apprendimento non è mai un processo solitario, ma è profondamente influenzato dalle relazioni, dagli stimoli tra pari.


Angela Ventre, insegnante di sostegno IC "Alfieri - Lante della Rovere", Roma
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