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n.82 aprile 2018
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Individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento
Il punto di vista dello specialista
di Russo Raffaella - Inclusione Scolastica
Programmare una didattica inclusiva significa anche occuparsi di prevenzione delle difficoltà, in modo da mettere tutti i bambini nelle condizioni di apprendere al meglio delle loro possibilità. Per questo motivo diventa utile sin dall'ultimo anno della scuola dell'infanzia che gli insegnanti si occupino di potenziare i prerequisiti della letto-scrittura e del calcolo, abilità che poi verranno apprese dall'alunno dal primo anno della scuola primaria.
Un lavoro sui prerequisiti ha tra gli obiettivi quello di far emergere eventuali difficoltà di apprendimento che rappresentano uno dei più rilevanti problemi in ambito scolastico e psicopedagogico e spesso sono alla base dell'insuccesso e del conseguente abbandono, in particolare da parte degli alunni che si trovano a vivere in situazioni socio-culturali svantaggiate.

A quattro anni le difficoltà relative ai prerequisiti degli apprendimenti sono da considerarsi del tutto naturali, poiché il bambino non ha ancora delle competenze stabili in questo ambito; le incertezze e i segnali di immaturità vanno considerati come caratteristiche transitorie e recuperabili. A cinque anni le difficoltà di apprendimento si caratterizzano piuttosto come una condizione più stabile e di solito meno recuperabile, senza aiuto specifico, dal bambino.
In una prospettiva di prevenzione piuttosto che di intervento tardivo, risulta dunque necessario che la scuola dell' Infanzia recuperi la centralità del suo ruolo e si costituisca come spazio privilegiato per l'individuazione e il recupero delle difficoltà di sviluppo e di apprendimento in generale (Sechi).
Gli insegnanti della scuola dell'infanzia hanno a disposizione uno strumento molto utile alla valutazione dei prerequisiti, il Questionario osservativo per l'identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento IPDA (Terreni, Tretti, Corcella, Cornoldi, Tressoldi, 2002) che consente loro di raccogliere in maniera sistematica le osservazioni fatte in classe sui singoli alunni e di valutarle, per poi procedere a programmare un'eventuale attività di potenziamento.
Ma cosa deve osservare l'insegnante? Non è questa la sede di un discorso esaustivo, ci basti dire che l'attenzione andrebbe rivolta oltre che alle abilità specifiche della pre-alfabetizzazione e della pre-matematica ad altri aspetti del comportamento, della coordinazione motoria e della metacognizione che sono alla base poi della capacità di leggere e scrivere.
Per arrivare preparato alla scuola primaria il bambino nella scuola dell'infanzia, e in particolare nell'ultimo anno, dovrebbe aver acquisito delle competenze specifiche. Riporterò solo qualche esempio chiarificatore:
-A livello del comportamento dovrebbe essere in grado di portare a termine semplici compiti da solo, senza l'affiancamento di un adulto, come anche conoscere e rispettare i tempi e le regole della classe;
-a livello del linguaggio e della produzione verbale dovrebbe, tra l'altro, essere capace di narrare una storia osservando una serie di immagini.
-nella comprensione verbale, dovrebbe comprendere ed eseguire due o tre consegne semplici, poste in relazione tra di loro, come pure comprendere l'ordine delle parole nelle frasi.

Un aspetto da non trascurare è la valutazione della metacognizione, ossia della consapevolezza e del controllo dei propri processi mentali. Un bambino di 5 anni è in grado di riconoscere cosa pensa e desidera, di collegare il suo stato emotivo al suo pensiero e al suo comportamento e, di fondamentale importanza, di riconoscere che gli altri possano pensare e desiderare cose diverse da lui.
Sono dunque gettate le basi per delle buone relazioni con i compagni e con gli adulti di riferimento. Una buona capacità relazionale e di gestione del proprio vissuto emotivo è alla base dell'apertura all'apprendimento. Un bambino che sente di vivere in un mondo leggibile, in cui sono chiare le motivazioni, i desideri e il comportamento proprio e degli altri, sperimenta quella giusta serenità che gli consentirà di dedicarsi al nuovo, e dunque di apprendere.
Successivamente alla raccolta delle osservazioni, vi sarà un momento valutativo, facilitato dalle direttive del questionario, al fine di far emergere eventuali difficoltà di apprendimento da approfondire in una fase successiva in modo da approntare interventi educativi e di potenziamento il più possibile mirati.
Fondamentale nella fase dedicata al potenziamento è l'abilità creativa dell'insegnante nel costruire interventi ad hoc per ogni alunno, sapendo di poter contare sulla relazione che ha costruito negli anni con ogni singolo bambino.


Raffaella Russo, psicologa e psicoterapeuta S.P.I.G.A. (Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppo analisi)
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