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n.82 aprile 2018
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Parola ai numeri, i numeri delle parole
Percorsi di scambio tra l'Italiano e la Matematica
di Pellegrino Marco - Didattica Laboratoriale
immagine tratta da icaltavilla.gov.it
immagine tratta da icaltavilla.gov.it
Il convegno "I numeri dell'Italiano e l'italiano dei numeri", organizzato dall'Accademia della Crusca lo scorso mese a Firenze, ha rappresentato un'occasione per approfondire aspetti specifici della lingua italiana, applicata agli ambiti scientifici, matematici e logici; inoltre, il materiale illustrato e i contenuti delle relazioni degli Accademici che si sono avvicendati hanno fornito spunti di riflessione e operativi da applicare a scuola.

Quando si parla di trasversalità e interdisciplinarità il pensiero corre dritto ai campi del sapere "misti" per eccellenza: le materie più espressive ed artistiche come l'Arte, la Musica, l'Educazione Fisica. La madrelingua è il codice comune, essenziale per decodificare e interpretare qualsiasi tipo di testo.
Ma tra l'Italiano e la Matematica che tipo di rapporto c'è? Queste discipline, in alcune occasioni, ancora si considerano antitetiche, lontane da un punto di vista epistemologico, in contrasto, tanto da generare schiere di appassionati, di sostenitori e di specialisti dell'uno o dell'altro campo.

Vi piace di più l'Italiano o la matematica?

Vi è capitato, in aula, di porre tale interrogativo agli alunni? È come se si escludesse a priori, nell'individuo apprendente, la possibilità di amarle entrambi. Da un'analisi statistica spicciola e rapida, fondata su elementi raccolti durante la mia personale esperienza nella scuola, sembra che l'Italiano sia una disciplina più amata soprattutto a partire dagli anni della secondaria, mentre la Matematica incuriosisce e stimola di più gli alunni e le alunne della primaria, divenendo, poi, sempre più ostica e oscura, man mano che si avanza di grado.
Questa distanza tra le due discipline, laddove sia percepita o effettivamente vissuta, è comunque frutto di fattori culturali ed educativi; gli approcci metodologici svolgono un ruolo determinante, durante la pratica educativo-didattica, e gli insegnanti possono contribuire nell'alimentare eventuali idiosincrasie, contrasti o confronti fini a stessi, dunque sono responsabili perché le loro scelte professionali quotidiane alimentano ansie, patemi o, al contrario, passioni, sorprese, interessi.
Bisognerebbe dedicare, ogni anno, un periodo di studio incrociato delle due discipline, progettare percorsi didattici che sollecitino gli alunni e le alunne all'utilizzo di contenuti, strumenti e nuclei fondanti afferenti ad esse, per affrontare i saperi in modo più intrecciato, profondo e capillare, rintracciando punti di contatto, oltre che divergenze. La speranza è che con gli anni ogni alunno possa sviluppare i naturali interessi e coltivare le specificità, senza per questo arrivare ad odiare una disciplina o l'altra, proprio perché ha avuto modo di riflettere sul rapporto sano e fervido che sussiste tra loro.

Pensiamo alle filastrocche per imparare le tabelline, spesso utilizzate nella scuola primaria: cosa rappresentano se non un incontro fecondo tra le due discipline? La matematica si nutre del linguaggio poetico, sonoro ed evocativo; oltre a facilitare l'apprendimento mnemonico delle moltiplicazioni, si possono stimolare gli alunni a riflettere sull'infinito lessico dei numeri: numeri infiniti, nomi dei numeri infiniti.
Sei per sei trentasei, sei per otto quarantotto, cinque per cinque venticinque, nove per cinque quarantacinque. Alcune rime sono già belle che pronte!
E se si elaborasse un percorso di ricerca di modi di dire, proverbi, frasi ricorrenti, titoli di canzoni in cui compaiono i numeri?
-Ho pulito casa in quattro e quattr'otto; non c'è due senza tre; è successo un quarant'otto; mangerei due spaghetti; chi fa da sé fa per tre, ecc.
-Uno su mille ce la fa; ventiquattromila baci; quattro amici al bar; mille giorni di te e di me; dieci ragazze per me; quarantaquattro gatti e tante altre.

Dalla scuola secondaria in poi, il discorso potrebbe articolarsi con approfondimenti riguardanti la logica che caratterizza l'analisi sintattica della lingua, il rapporto diretto e indiretto delle proposizioni, il ragionamento necessario per strutturare un periodo coeso e coerente, in cui le frasi sono legate da rapporti ben precisi che determinano il valore della comunicazione. Pensiamo a quanti giochi si potrebbero proporre per far comprendere il senso dei discorsi, nelle varie occasioni e situazioni, provando a scombinare e a confutare gli equilibri linguistici. Durante il convegno, sono state poste in visione alcune frasi o periodi in cui l'uso delle parentesi, come in un espressione algebrica, era funzionale per riflettere sulla posizione dei sintagmi o delle proposizioni, sempre tenendo presente l'importanza della comunicazione.
Alla secondaria di secondo grado, i livelli di astrazione raggiunti potrebbero consentire un excursus nella storia della filosofia e della logica, con studio dei termini e del lessico delle materie matematiche e scientifiche, per comprendere come la storia della lingua italiana si lega indissolubilmente alla nascita, allo sviluppo e ai cambiamenti avvenuti nella storia della matematica. Altro percorso interessante, sarebbe quello di ricerca, all'interno delle opere letterarie, di schemi, sistemi, meccanismi, numeri e strutture che hanno reso e rendono ancora poesie, poemi, canzonieri ecc. esempi di armonia e di rigore scientifico, oltre che letterario.

Le idee sono tante, basterebbe solo affrontare le discipline con uno spirito più critico, aperto, divergente, a partire dai docenti che hanno il compito di stimolare, favorire il ragionamento, il confronto, il dubbio e la trasversalità dei saperi, anche di quelli più tradizionalmente lontani.


Marco Pellegrino, docente di sostegno e formatore, IC "Maria Montessori", Roma
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