Torna nella homepage
 
n.82 aprile 2018
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:21 Giugno 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Parole per dire, parole per fa... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Parole per dire, parole per fare
Suggerimenti per "fare insieme" parlando
di D'Agosta Luciana - Oltre a noi...
Immagine tratta da blog.coachingpnl.training
Immagine tratta da blog.coachingpnl.training
Ogni giorno, grazie al mio lavoro, trascorro numerose ore con i bambini.
Oltre alle tante cose che imparo da loro, mi sono accorta della grande capacità di stupirci che hanno. Credo che questa sia la cosa che più ci delizia e ci stressa in egual misura.
Forse anche a voi sarà capitato di notare che, appena vi sembra di aver trovato la chiave per comunicare, condividere, realizzare... ecco là che hanno cambiato la "password": loro sono già altrove, ci richiedono già un comportamento diverso, nuovo, più attuale e consono alla loro crescita. E non ci resta altro che seguirli, che cercarli dove si trovano, augurandoci di riuscire a seguire il ritmo che li contraddistingue e che è proprio il loro, originale, inimitabile e del quale dobbiamo tenere conto se non vogliamo correre il rischio di rimanere inesorabilmente indietro, con la triste conseguenza di veder aumentare la distanza tra noi e loro, tra i loro bisogni e la nostra possibilità di soddisfarli.
Giocando insieme, vi sarete accorti senz'altro che la loro voglia di fare non sempre è adeguata alla loro capacità di movimento: per esempio aprire o chiudere contenitori o piegare la carta, usare le forbici o una molletta per aiutarvi a stendere i panni.
A volte, mentre "fate insieme giocando" è necessario aiutarli anche fisicamente a compiere le azioni che servono a svolgere le attività desiderate: come se si trattasse di dar vita ad un "modellamento" del movimento.
Mentre osservavo un "ragazzetto" di 4 anni che si ingegnava ad afferrare carta e forbici per tagliare, mi sono accorta che non riusciva a distribuire l'intenzione tra le due mani in modo efficace per raggiungere il risultato voluto. Credo che a ognuno di noi sia accaduto di fare la stessa esperienza da bambino! Il mio giovanotto storceva un braccio, allungava l'altro, la pressione con cui teneva le forbici non era sufficiente e quindi queste cadevano continuamente, il foglio al contrario era soggetto a una pressione eccessiva e si accartocciava... e il ragazzetto, lingua tra i denti, sguardo corrucciato, cominciava a spazientirsi. Io soffrivo con lui per questo tradimento del corpo; sentivo lo stupore e la stizza di chi non riesce ad accettare di non riuscire in una cosa che gli occhi avevano registrato come cosa così semplice da fare. In quel momento, in punta di piedi per non offendere quel piccolo scienziato del movimento all'opera, mi sono posizionata accanto a lui e ho allungato le mie braccia mentre le mie mani sfioravano le sue e ho suddiviso il movimento in due azioni: tenevo il foglio io mentre lui provava a tagliare; la sua mano, alleggerita dell'eccessiva attenzione, è riuscita nell'azione di aprire e chiudere le dita per realizzare l'azione del tagliare. Dopo questo successo, sempre mantenendo la mia posizione di supporto corporeo, ho spostato l'attenzione sulla mano che afferrava il foglio, e ho suggerito verbalmente una pressione minore. Successo! Soddisfazione! Il foglio non si accartocciava più, le forbici avanzavano tagliando. C'era il trionfo in quegli occhi pieni di luce e determinazione.
Offrire questo semplice aiuto, quando per il bambino non è sufficiente l'imitazione del modello offerto dall'adulto, è generalmente apprezzato, soprattutto se offerto con discrezione e sicurezza, con complicità direi.

Il passaggio successivo si può fare - per sostenere un po' più da lontano e con la distanza giusta l'apprendimento di schemi motori più adeguati - utilizzando le parole.
Il linguaggio, tra i sui scopi, ha anche la funzione di regolare, anticipare, sostenere, prevedere, guidare, comportamenti, sentimenti e azioni. Quindi accompagnare le azioni che si propongono o si richiedono con il supporto di un commento verbale, proprio mentre il bambino le fa, aiuta l'azione, la comprensione del linguaggio verbale e la successiva espressione linguistica: allora, riproviamo! Tieni con leggerezza il foglio, poi afferra bene le forbici, ecco proprio come stai facendo, bravo! E ora apri e chiudi. Così, pian piano, oppure così con un po' più di forza. Ora continua: apri e chiudi, apri e chiudi, ancora e ancora e ancora. Senza fretta dai, sennò si accartoccia e, mi raccomando, l'altra mano leggera leggera, come una farfalla.
Accompagnare con le parole le azioni che il bambino fa autonomamente, facendo una sorta di "cronaca", aiuta lo sviluppo del pensiero e del linguaggio, l'apprendimento delle parole per dirlo, oltre che la programmazione e la coordinazione motoria.
Direi che è ora di andare a mangiare, presto a lavarci le mani! Prima tu e dopo io, chi arriva primo a tavola ha vinto!
Il linguaggio è un regolatore del comportamento: per ricordare, per calmarci, per distribuire l'attenzione ed evitare l'affastellamento, la sovrapposizione di azioni, la confusione, ad ogni età.
Vi capita mai di ripetere sottovoce la sequenza di azioni da fare per uscire di casa? Borsa, ombrello, chiavi di casa e... spazzatura!

Creare un piccolo repertorio di comportamenti riconoscibili (linguistici, mimici, motori) contribuisce a generare quell'intimità comunicativo-linguistica che, come dicevamo, col tempo, diventa un codice condiviso che facilita la comunicazione.
Un altro segnale che può essere utile nel creare questo codice condiviso, che facilita la comunicazione e di conseguenza il vivere quotidiano, è l'abitudine ad anticipare verbalmente ciò che sta per accadere: Finisci pure di giocare, dopo andremo a fare il bagno e infine ci aspetta una bella cenetta.
Tra poco la pausa finirà ragazzi e riprenderemo con la lezione di storia.

Oppure ciò che accadrà il giorno dopo:
-Buonanotte tesoro, domani andrai a scuola e poi ti verrà a prendere papà per andare alla festa di compleanno di Andrea. Non dimenticate il regalo che abbiamo comprato oggi. Lo troverai dentro l'armadio.
-Oggi abbiamo concluso con successo la raccolta del materiale necessario per il capitolo di scienze, domani lo sistematizzeremo con schemi, mappe, e domande /risposte, così per la fine dell'anno avremo completato il capitolo del Libro di Scienze della Nostra Classe iniziato a settembre.

O ancora, le azioni necessarie per fare una cosa:
-Per fare la doccia verifichiamo di avere a portata di mano la spugna, l'asciugamano, il sapone ecc.
-Domani lezione di geometria: facciamo un elenco del materiale che dovremo portare? "Si Anna, ottima idea scrivere la lista sul quaderno!".

Ho verificato che in molte situazioni in cui i bambini erano particolarmente distratti, imprecisi, arraffoni, è stato di grande aiuto arricchire il quotidiano di questi indicatori con la funzione di segnali stradali attraverso i quali riconoscere il percorso che si stava percorrendo per raggiungere una meta; sono indicatori che rassicurano sulla correttezza della direzione presa e per questo fanno procedere più spediti ma, soprattutto, più rilassati, con minore necessità di controllare l'ambiente e, quindi, con più energie a disposizione, non solo permettono anche di goderci il panorama e, spesso, di sperimentare quanto siamo diventati bravi a raggiungere quella meta che prima sembrava così difficile da raggiungere: vestirsi da soli, fare lo zaino senza acciaccare tutto, mettere i calzini, non fare le orecchie ai quaderni, andare a scuola con i compiti fatti, tenere in ordine le proprie cose. Noi possiamo offrire ai bambini tantissime occasioni, sia a casa che a scuola, in cui sperimentare le loro capacità e i bei sentimenti che accompagnano i propri successi.
Il fare è introdotto e sostenuto dal dire e può avvantaggiarsi del modellamento di cui parlavo prima.
Prendiamo la semplice azione definita dalle parole mettete le cose nello zaino.
Raramente è un'attività che riscuote successo. Eppure, guidando l'azione col linguaggio e il modeling corporeo, in poco tempo ho visto numerosi bambini venirne a capo con successo, prima insperato, perché aiutati dall'adulto che scomponeva l'atto nei suoi Sotto-Componenti:
-Una mano tiene aperto lo zaino;
-l'altra mano prende il quaderno e lo infila dentro;
-metti poi più dritto lo zaino;
-la mano che lo regge si libera per tenere dritto il quaderno appena infilato dentro;
-la mano che tiene va a prendere un altro quaderno;
-lo porta dentro lo zaino;
-la mano che regge dritto ora ha due cose da tenere;
... ecc.


Per alcuni bambini, modellati dal linguaggio, dalle braccia e dalle mani dell'adulto che accompagnavano e sostenevano il movimento (certo qui ci vorrebbe un filmatino per spiegare velocemente cosa intendo) il successo è stato assicurato in poco tempo, anche per i più scoordinati. Alcuni di loro li ho sorpresi a ripetersi sottovoce la successione di azioni necessarie ... che magnifica abilità! A chi non ci è arrivato da solo ho suggerito io, e il successo è arrivato più velocemente.
Ma perché è così importante saper tagliare la carta o saper fare lo zaino?! In realtà, sono i processi sottostanti a queste attività quotidiane ad essere fondamentali per realizzare delle cose, ancora una volta lontane nel tempo, ma che richiedono un allenamento costante per essere padroneggiate ed utilizzate con successo quando serviranno: scrivere, leggere, pensare, contare, risolvere problemi, ragionare, imparare.


Luciana D'Agosta, logopedista e formatrice
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional