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n.82 aprile 2018
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Valutazione e certificazione delle competenze: l'Esame di Stato
Nuove procedure e adempimenti per Dirigenti scolastici e Collegi Docenti
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
Nell'articolo precedente, pubblicato nel gennaio scorso, ho cercato di fare il punto sull'ambito della Legge 107/2015 che riguarda la Valutazione, con l'entrata in vigore del DECRETO LEGISLATIVO 13 APRILE 2017, N. 62 (Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di stato, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), che ha portato a termine una delle Deleghe più importanti rimaste in sospeso dal 2015, nonostante la promulgazione della Legge di Riforma.
L'esame di Stato del primo ciclo rappresenta il fulcro delle novità del Decreto sulla valutazione, soprattutto perché il bisogno di rivedere le modalità di svolgimento è stato espresso a più voci e da molto tempo dagli addetti ai lavori, dalle famiglie come dagli ambienti sindacali e di rappresentanza di categoria. Gli aspetti di forte cambiamento, a mio avviso, sono rappresentati in particolare da due aspetti:

-l'aver eliminato le Prove Invalsi dalle prove di esame, anche se vengono mantenute come la "conditio sine qua non" per l'ammissione;
-l'aver ricondotto all'interno della commissione di esame il Dirigente nell'istituzione scolastica che dirige.

Le Prove Invalsi sono state accolte, sin dalla loro introduzione, con molti "mal di pancia" da parte della stragrande maggioranza dei docenti italiani e anche da parte di molte famiglie, soprattutto quando sono state considerate come prova di esame, con il risultato facente parte della media da calcolare per l'esito finale. Non è questa la sede per riaprire questo capitolo, peraltro mai risolto, del percorso della Valutazione Nazionale, ma di certo una riflessione comune seria e approfondita si imporrebbe dopo tutti questi anni, in una Scuola, come quella italiana, attraversata dalle ripetute Riforme mai concluse e (soprattutto) impoverita di risorse "concrete" utilizzabili dagli Istituti in modo più diretto e contestualizzato alle comunità territoriali.
La Dirigenza scolastica, che viene richiamata in questo primo anno a presiedere le commissioni di esame della scuola di titolarità, si troverà a fare i conti con la responsabilità più squisitamente tecnica, a mio avviso, propria delle Scuole autonome: la gestione unitaria e il coordinamento didattico dell'Istituto di riferimento.
Negli ultimi anni le responsabilità dei Dirigenti scolastici si sono spostate di molto sul versante amministrativo-contabile e manageriale, a scapito delle funzioni più tecniche legate alla gestione e al coordinamento didattico e alla progettazione; credo che questo richiamo verso "l'interno" possa essere molto opportuno, se accompagnato ad una auto-valutazione autentica tesa alla costruzione di prassi educative e pedagogiche che migliorino il sistema scolastico, per cui varrebbe la pena allargare lo sguardo oltre l'orizzonte del mero assolvimento di procedure a norma di legge.
Come potrebbe essere utile procedere nei Collegi docenti per favorire un clima costruttivo per gli studenti, i primi alle prese con l'esordio delle nuove modalità?

Penso che questa domanda si stia ponendo all'interno di molti Istituti scolastici e, naturalmente, la risposta non può essere univoca, considerando le differenze e le particolarità dei contesti di riferimento; potremmo però tentare di tracciare alcune linee comuni che possano sostenere percorsi favorenti la crescita e l'apprendimento degli alunni che affrontano questo delicato momento di passaggio.
La prima opportunità credo sia rappresentata proprio dal cambio di prospettiva e del significato delle Prove Invalsi; l'utilizzo che viene riproposto è sicuramente più appropriato e similare a quello che ne viene fatto negli altri Paesi OCSE, vale a dire quello di misurazione e comparazione dei risultati sui livelli di apprendimento e delle competenze base degli studenti.
Si rafforzano quindi gli aspetti importanti della valutazione interna ed esterna, con azioni operate dai soggetti preposti a questo, ossia i docenti interni agli istituti, e da un soggetto capace di "terziarietà" e con carattere nazionale, come l'Invalsi. Rimangono a lato di queste riflessioni le difficoltà organizzative, sempre troppo numerose e poco tollerabili per le scuole, in quanto le prove restano ancora a loro carico quasi interamente.
Un altro aspetto importante, che merita invece approfondimenti per essere agito appieno, è la comunicazione della valutazione; molto si è fatto sul piano normativo per quanto riguarda l'introduzione dell'obbligo di individuare e deliberare i criteri che siano alla base del sistema interno della valutazione, ma troppo poco ancora per migliorare i livelli di "meta-comunicazione", molto importanti per la gestione della relazione con gli studenti e per rendere maggiormente comprensibile il patto educativo da stringere con le famiglie.
L'introduzione del nuovo esame di Stato può rappresentare una nuova opportunità per rielaborare meglio questi aspetti, come viene sancito peraltro dal Decreto lgs. N.62, e per superare la visione della valutazione sostanzialmente quantitativa, tese ad esprimere una media numerica piuttosto che il valore dell'intero percorso curricolare di ogni studente.
Mentre restiamo in attesa che il confronto iniziato in questo ambito coinvolga più attori possibile con più intensità, propongo in allegato una sintesi del percorso prossimo del "nuovo" esame a partire dalle indicazioni e dalle linee di intervento impartite durante gli incontri dedicati ai dirigenti scolastici a cura degli USR e dell'Invalsi stessa, che possa essere utile per mettere a fuoco i vari step da affrontare insieme nei prossimi mesi (vedi bunner di lato).


Serenella Presutti, psicopedagogista, counsellor della Gestalt psicosociale, Dirigente scolastica dell' I.C. "VIA PADRE SEMERIA" di Roma, Dirigente scolastica "reggente" dell' I.C. "POGGIALI-SPIZZICHINO" di Roma
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