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n. 84 giugno 2018
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"Illustration school" di Sachiko Umoto
Due libricini per coltivare la capacità espressiva
di Ansuini Cristina - Didattica Laboratoriale
"Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti."
Albert Einstein

Questo aforisma di Albert Einstein, dalla prorompente ironia, concentra in sé molti elementi che trovano spunto in due libricini dell'illustratrice giapponese Sachiko Umoto: "Animaletti" e "Piante e creaturine", editi da Logos (collana "Illustration school"), Modena 2015. I due testi sono molto piacevoli e possono aprire ad una serie di riflessioni e di attività non solo finalizzate al lavoro a scuola.


Si tratta di due titoli - per ora in Italia sono usciti solo questi due, ma ce ne sono altri disponibili in inglese - che, nell'intenzione dell'autrice, hanno lo scopo di avviare ad un soddisfacente percorso grafico attraverso l'imitazione, per poi alimentare l'espressione personale e quindi la creatività.
Se, infatti, nell'opinione comune la creatività viene spesso intesa come un dono, un talento naturale, ineluttabile nella sua fatalità, nella realtà ricerche e studi diversi dimostrano che la creatività è una componente di tutti e di ognuno, un elemento costitutivo della nostra essenza, che richiede solo strumenti adeguati, capaci cioè di far emergere slanci comunicativi di ogni genere: scrittorio, grafico, pittorico, filmico, corporeo, ecc.
Il problema sta quindi nell'avere le chiavi espressive giuste, le tecniche e gli strumenti appropriati.
Per molti anni c'è stata una corrente di pensiero che credeva molto nell'espressione spontanea dei bambini e che non riteneva opportuno offrire dei riferimenti, proprio per non smorzare l' "istinto creativo primario".
In realtà, è esperienza comune constatare come il disegno infantile si richiami a stereotipi: le casette tutte uguali con il timpano triangolare sopra una facciata quadrata, con il comignolo sbuffante fumo, gli uccelli come dei 3 rovesciati... I bambini infatti spesso si copiano e amano avere dei riferimenti rassicuranti piuttosto che lanciarsi in tratti originali.
Non si tratta di dar loro altri schemi da riprodurre pedissequamente (dove starebbe la bellezza dell'errore di rodariana memoria?), ma dei punti di partenza, degli strumenti di cui servirsi per far emergere il proprio modo di comunicare.
Ed è qui che entrano in campo libri come quelli di Sachiko Umoto che, nella sua presentazione, dice di ispirarsi al principio di imitazione come elemento imprescindibile dell'apprendimento.
Si tratta, quindi, di offrire una base sicura e, allo stesso tempo, una rampa di lancio, attraverso l'imitazione appunto, per poi lasciare che i bambini personalizzino gli spunti e li facciano propri.
I libri presentano dei disegni da "costruire" per gradi che garantiscono dei risultati apprezzabili, che rassicurano e danno la possibilità di trovare poi soluzioni più personali.


Si tratta di libri-albi, da arricchire via via, con spazi da completare con le proprie illustrazioni e ricchi di suggerimenti utili sia per tracciare il segno, che per personificare i vari elementi - Miss Girasole e Mister Cactus sono due dei personaggi suggeriti a partire dal disegno delle piante -, con espressioni e posture diverse, sia per l'uso del colore, che può e deve essere divergente: colorare solo una parte del disegno, lasciando degli spazi bianchi, scegliere tinte diverse rispetto a quelle della realtà.
La costruzione del disegno è accompagnata da una canzone-filastrocca perché cantare mentre si disegna può aiutarvi a tracciare linee più veloci e sicure (Sachiko Umoto).
Oltre a suggerimenti pratici, dall'uso dei materiali agli stratagemmi per inventare piante ed animali espressivi, c'è l'invito a "mostrare" ad amici e parenti i quaderni dove si è disegnato: è importante condividere!
E' un irrinunciabile invito alla manualità e alla partecipazione.
Altro aspetto interessante presente nei due libricini è il corredo di immagini a testi e racconti: è importantissimo ribadire che il linguaggio delle immagini ha la stessa dignità di quello delle parole, soprattutto nei bambini più piccoli.
Come insegna la lettura degli albi illustrati, il racconto è un mix dei due aspetti che è molto difficile scindere.
D'altra parte il rapporto tra narrazione e immagini non è certo recente: i manuali di storia della pedagogia ci dicono che il primo ad utilizzarle come strumento facilitatore dell'approccio didattico fu Comenio (Jan Amos Komensky, 1592-1670).
Più di trecento anni fa - un secolo prima di Rousseau - il maestro e pedagogi­sta boemo pubblicò infatti Orbis sensualium pictus (1653), che potremmo tra­durre con Il mondo dipinto, un libro scolastico che associava le immagini ad elenchi di nomi.
Il suo intento era quello di dare una forma a ciò che non si co­nosce.

I disegni schematici e facilmente realizzabili di Sachiko Umoto hanno anche questa possibilità di "utilizzo": partire dall'immagine per spiegare un ambiente, una situazione, per accompagnare una presentazione, per avvicinare a elementi sconosciuti.
Ottimo è anche il percorso inverso: cercare l'immagine giusta per ampliare una narrazione, per giustificare una descrizione, per chiarire un'informazione, per completare un racconto, ma anche per inventare ed animare un personaggio, per popolare un ambiente, per "far muovere" gli eventi.

Un ultimo pensiero su questi due libricini lo vorrei rivolgere alla capacità espressiva che anche noi docenti-educatori dovremmo sempre coltivare: dedicare del tempo e dello spazio a ricercare le fonti creative dentro di noi, magari approfittando del periodo estivo; può essere piacevole e gratificante e presentare insospettabili, piacevolissime sorprese.


Cristina Ansuini, Dottore in Psicologia, docente presso la scuola "S. Francesco d'Assisi", I.C. "Piazza Borgoncini Duca", Roma
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