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n 88 dicembre 2018
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Oggi è il giorno:25 Maggio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Cosa valutare?'  >>>
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Cosa valutare?
I tempi e gli scopi della valutazione
di Rosci Manuela - Editoriali
Dicembre è un mese importante perché porta con sé la chiusura dei conti e il bilancio di quanto accaduto durante l'anno solare, nella sfera personale e in quella professionale. Dopo i conti, c'è la valutazione di quanto avvenuto, poi la riflessione -come è potuto accadere?-, quindi le considerazioni per poter prendere nuove decisioni. Da qui si riparte ogni volta che si chiude un capitolo della nostra vita, breve o lungo, più o meno importante che sia. Il momento della valutazione rappresenta dunque quella cerniera tra cosa è successo, come è successo e cosa è stato prodotto. In assenza di valutazione, ogni azione risulterebbe inefficace alla nostra crescita, alla nostra vita. È uno step determinante per le future scelte, per orientarci.

Il concetto di valutazione è ben consolidato all'interno della scuola, è un cardine da sempre dell'insegnamento; sebbene nel tempo abbia più volte cambiato configurazione, o più volte si sia tentata questa operazione, rimane uno degli aspetti più temuti da tutti, alunni, famiglie e gli stessi docenti.

L'attuale difficoltà, a mio parere, risiede nell'interpretare la funzione formativa della valutazione (definizione condivisa da tutti) prevalentemente come controllo di quanto appreso dall' alunno, e non di come l'alunno apprende. La scuola "forma bene" se accerta una discreta quantità di conoscenze acquisite nel percorso scolastico da parte degli studenti. Mi rendo ben conto che questa affermazione potrebbe suscitare risentimento tra quanti (penso a tutti i nostri lettori, ad esempio) hanno ben chiaro che la valutazione non è un monolite ma consta di tante sfaccettature, in relazione a cosa si vuole valutare. Anche i tempi della valutazione differiscono e richiedono strumenti che sono di volta in volta legati appunto al cosa si vuole valutare.
L'operazione di valutare è quotidiana nella scuola: l'accertamento di chi sta lavorando con profitto si lega costantemente al cosa sta funzionando dell'azione didattica e gli eventuali insuccessi di alcuni alunni richiedono un costante monitoraggio per registrare dove cadono. Questa operazione può essere gestita prevalentemente con l'interrogazione - da sempre ritenuta esempio di valutazione del sapere- o con strategie metacognitive: cosa ha portato al successo (o all'insuccesso) l'alunno? Quale capacità di problem solving ha messo in atto di fronte a una situazione problematica di qualsiasi natura? Quanto è consapevole di come funziona, di come affronta ciò che deve fare? Nella pratica quotidiana entrambe queste forme sono necessarie, se riteniamo che l'azione educativa della scuola sia quella di formare attraverso contenuti culturali che diventano non solo (e non tanto) il fine quanto il mezzo per diventare capaci ad apprendere. Questa consapevolezza ci convince così che la competenza chiave "Imparare ad imparare" (Indicazioni nazionali, 2012) può essere esercitata quotidianamente, dedicando tempo sia a discutere dell'argomento (quanto l'alunno sa) che al come ha appreso (quanto sa fare), al quanto sa riflettere su quanto appreso e imparato a fare e come questa consapevolezza lo possa aiutare a generalizzare questo suo comportamento (quanto sta diventando competente?).
L'operazione di valutare è anche periodica; la scuola ha scansioni ben precise: si valuta a fine quadrimestre di ogni anno e si informano gli altri (genitori e gli stessi alunni) di come sta andando. I docenti fotografano l'alunno con dei voti che riassumono anche l'andamento, quasi il film del percorso scolastico fino a quel momento. Ovvio che la media dei voti raccolti durante un quadrimestre non sempre può rappresentare la storia del periodo valutato, lo sviluppo, l'andamento personale, quasi sempre non lineare nelle fasi evolutive che accompagnano le persone per tutto l'arco del percorso scolastico. La valutazione di questi periodi è fondamentale: si tratta di ricavare e dare informazioni che permetteranno di "aggiustare il tiro".
Come sempre sono il modo e lo scopo che rendono questa valutazione statica o dinamica nel suo intento formativo. Se sfrutto il momento in termini di strategia metacognitiva, l'autovalutazione da parte degli alunni è fondamentale: si devono rendere conto di come stanno procedendo, di quanto l'opportunità di incontrare il sapere modifichi di fatto il modo di essere delle persone, "apra la mente" a nuove riflessioni; diventano più consapevoli della divergenza di vedute tra quello che l'insegnante osserva e quello che l'alunno percepisce di sé; si offre loro l'occasione di fare i conti con la frustrazione dell'insuccesso o con la gestione del successo, entrambe vanno conosciute e apprese (la gestione delle emozioni si apprende sul campo!); rappresenta la possibilità di prendere iniziativa e trovare soluzioni altre da quelle fin qui applicate. Si tratta così di creare il contesto adeguato per provocare la costruzione di altre competenze chiave: oltre alla già citata "Imparare a imparare", "Spirito di iniziativa" e "Competenze sociali e civiche" (soprattutto se le strategie metacognitive rappresentano il momento di confronto, partecipazione e condivisione nel gruppo anche nel lavoro quotidiano).
Dal punto di vista dei docenti, se la progettazione curricolare è stata elaborata come documento utile per strutturare la pianificazione annuale - con la stesura dei traguardi di competenza e gli obiettivi di apprendimento correlati - allora mettere a verifica alcuni di questi obiettivi di apprendimento offre la possibilità di una duplice azione valutativa: mettere a confronto il lavoro quotidiano con quanto si è riusciti ad attivare e verificare l'acquisizione dei saperi e delle abilità dei singoli alunni per restituire loro una valutazione su dove si posizionano (i voti sono concepiti come livelli di obiettivi apprendimentali raggiunti), verificare che la propria azione formativa (istruttiva ed educativa) stia dando i frutti auspicati. I requisiti di flessibilità e capacità adattiva sono preziosi ancoraggi del docente, che potrà procedere all'adattamento della sua pianificazione senza sentirsi "sbagliato" o di "avere sbagliato", evitando anche di attribuire esclusivamente all'altro (l'alunno o gli alunni che registrano insuccessi) il mancato raggiungimento degli obiettivi.

La verifica degli apprendimenti da parte dei docenti incontra l'autovalutazione degli alunni e il confronto con i genitori con la consegna della scheda di valutazione a fine quadrimestre: gli elementi che emergono da questi incontri/confronti sono dati importanti da cui ripartire o da tenere in conto per affrontare il secondo tempo dell'anno scolastico. Non dovrà mai mancare, comunque, l'occhio a come stanno diventando gli alunni, come il percorso scolastico li sta forgiando, quanta consapevolezza hanno di se stessi (costruzione della propria identità in termini di autonomia e responsabilità) e della comunità a cui si appartiene (sviluppo delle competenze chiave e di cittadinanza attiva). Arriveranno così altri momenti di valutazione, che riguarderanno un periodo più lungo, in cui sono state promosse, monitorate e verificate le competenze: al termine della classe quinta della primaria, al termine del primo ciclo di istruzione e poi ancora al termine dell'obbligo scolastico (16 anni), gli alunni dovranno essere consapevoli di loro stessi appunto, di chi sono, di come stanno affrontando il viaggio della vita attraverso il percorso scolastico. Verrà rilasciata loro quell'attestazione che certifica quanto sono competenti nelle otto competenze chiave per la vita, quelle che la comunità europea si è data come impegno per rendere tutti i cittadini liberi e uguali (nella diversità individuale, unica e originale) di esprimere il proprio potenziale e talento, in qualsiasi campo questo poi prenderà consistenza. Su come valutare per certificare forse dobbiamo ancora crescere, le idee sono a volte confuse, vecchi strumenti sono utilizzati per costrutti pedagogici nuovi (non davvero così nuovi, anzi!). La sfida parte da qui, forse riusciremo ad avere anche il coraggio di guardare più al come insegniamo che al cosa!

Un augurio di "chiusura di bilancio" in positivo e buone vacanze a tutti!


Manuela Rosci
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