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n. 89 gennaio 2019
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Il dubbio come motore
Fare filosofia con i bambini
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
"Scuola di Atene" - affresco di Raffaello Sanzio

"Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta."

PLATONE

Chi mi conosce sa quanta energia, quante riflessioni e quanta attenzione dirigo verso la qualità dei miei pensieri e di quelli dei miei alunni.

Non mi interessa lavorare (solo) sulle teorizzazioni, sulle razionalizzazioni o sulle elucubrazioni, quanto sul pensiero come "lettura" della realtà, interna ed esterna, come capacità di interpretare le esperienze, come strumento per migliorare la qualità dell'esistenza e delle relazioni.

Credo che "pensare bene" ci aiuti quindi a "vivere bene".

Sono convinta che il pensiero possa essere educato, allenato, affinato; nel momento in cui si affaccia una convinzione dentro di noi dobbiamo e possiamo "lavorarla" consapevolmente perché come si risponde a ciò che ci accade è determinato da ciò che sta avvenendo come processo interno piuttosto che dall'esperienza in sé.
Inoltre sono convinta che questo lavoro possa essere iniziato presto, già dalla scuola primaria e che l'educatore possa e debba farsene carico.

Nell' "Apologia" Platone fa parlare Socrate: - Cittadini ateniesi, io vi amo e vi rispetto, ma ubbidirò al dio piuttosto che a voi, e finché avrò respiro e sarò in grado di farlo, non smetterò di fare filosofia, di consigliarvi e di insegnare a chiunque incontri di voi, dicendo, come sono solito: "O ottimo uomo ... non ti vergogni di preoccuparti dei soldi, per averne più che puoi, [29e] della reputazione e dell'onore, senza però curarti e darti pensiero della saggezza, della verità e dell'anima, perché sia la migliore possibile?".
In queste parole emerge chiara una distinzione che dovrebbe essere urgente negli educatori di ogni ordine e grado: esiste un sapere che ha lo scopo di far entrare l'individuo nel mondo del lavoro, dell'affermazione sociale dal punto di vista economico, e c'è un sapere che aspira a far crescere l'uomo nella libertà, nella consapevolezza di sé, della propria umanità, della propria spiritualità, che insegna all'uomo non solo il saper fare ma anche il saper essere e che quest'ultimo ha un posto d'onore rispetto al primo.

Così quest'anno ho deciso di affrontare, come materia alternativa all'insegnamento della Religione, un percorso di filosofia adattato a bambini di quarta della scuola primaria.
Brano scelto da un alunno tratto dal racconto di Pi
Brano scelto da un alunno tratto dal racconto di Pi
Ciò che mi ha convinta ad intraprendere questa strada per me nuova è stato il desiderio di "fermare" il tempo del lavoro inteso come percorso fatto di prove e performance per raggiungere un risultato; desideravo una pausa dal fare per mettere in moto altre energie, altri valori, un'altra modalità relazionale: la creazione di uno spazio di riflessione in cui le protagoniste fossero le domande più che le risposte. Cercavo un tempo e uno spazio di libertà dal "si fa così" per creare una sospensione di giudizio in cui tutti sono seduti intorno ad un tavolo per poter ritrovarsi a ragionare sui grandi interrogativi esistenziali, dove il punto di partenza fossero domande da cui far nascere altre domande, altre riflessioni, altri interrogativi in un fluire libero e fecondo.

Ho sempre parlato di circolarità nei miei articoli, la considero un elemento cruciale dell'atto educativo e di qualsiasi relazione tra gli esseri umani. Essa presuppone una pluralità di sguardi, accettazione della diversità, tolleranza e amore, significa rispetto e cura del pensiero e dello spazio personale e dell'altro.
Così partire dalle domande alimenta, a mio parere, questa energia fluida di scambio, questa osmosi. Così ho immaginato gli incontri sotto forma di dialoghi che praticassero l'ascolto attento e rispettoso dell'idea altrui e che sarebbero partiti da una lettura scelta con cura.
Anche il mio ruolo di insegnante in questo spazio "sacro" ha subìto delle modifiche (ben poche in verità, da tempo cerco di aprirmi ad un dialogo il più possibile "paritario" con i miei alunni), così quando facciamo filosofia non sono "colei che sa" la storia, la grammatica, l'arte dello scrivere i differenti testi, ma una persona alla ricerca della conoscenza di sé, dei misteri della vita, della felicità, dell'armonia.

Sono convinta che questo percorso intrapreso sarà arricchente per me e per gli alunni, sarà un'occasione per sperimentare un altro tipo di relazione, quella che nasce da un cammino comune di ricerca di senso, dall'amore per la conoscenza (di sé e dell'altro), e non da un dialogo asimmetrico tra chi non sa e chi pensa di sapere, ma che lasci tutti quanti liberi di esprimere il proprio potenziale, che permetta di scoprire quei tesori nascosti che troppe volte nelle nostre classi rimangono sommersi.

Ho iniziando proponendo delle riflessioni intorno alla felicità: "Cos'è?", "Esiste una sola felicità?", "Ciò che ci rende felici oggi, ci renderà felici anche domani?", "La ricerca della felicità è diversa negli adulti e nei bambini?" ... Sono partita leggendo la storia di una bambina di nome Pi che ama farsi domande esistenziali, della sua crescita e dei suoi studi filosofici una volta divenuta grande. Ognuno doveva sottolineare il brano che maggiormente lo aveva colpito e ragionare ad alta voce non solo sul motivo che lo aveva spinto a sceglierlo ma cercare di incarnarlo nella propria vita; parlare di sé, quindi, attraverso il brano scelto.

Proseguirò con la lettura del libro di Emiliano Di Marco "La caverna misteriosa" (che richiama il famoso mito della caverna di Platone) edito da "La nuova frontiera" e concluderò con il testo di Luca Mori "Giochi filosofici" edizioni Erickson che si prefigge lo scopo di guidare e sostenere il docente nella pratica dell'argomentazione filosofica, fornendo spunti e pratiche preziose.


Simonetta Melchiorre
Docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Dottore in Scienze dell'Educazione, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 20/01/2019 ore 08:49 da Renata Franzolini
Chi ti impedisce di mettere al primo posto Dio? Non sarà la filosofia a salvarti quando starai affondando. Includere la fede nella didattica è dare senso anche all'insegnamento. Curare il pensiero e usarlo bene è frutto di un'anima alimentata e amata. Comunque buon lavoro, Renata
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