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n. 89 gennaio 2019
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Oggi è il giorno:21 Luglio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La valutazione proattiva'  >>>
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La valutazione proattiva
Individuare e valorizzare i progressi e i successi
di Ruggiero Patrizia - Didattica Laboratoriale
La valutazione è un punto cardine del lavoro dei docenti.
È un'operazione delicata con tutti gli alunni, specialmente con quelli con disabilità e difficoltà, ragazzi che già vivono situazioni di frustrazione e inadeguatezza.

È stata per tanti anni una spina nel fianco per me, soprattutto nella mia funzione di insegnante di sostegno, motivo di incertezze e interrogativi e perciò anche di studio e ricerca.

Nei brainstorming con i quali introduco, nei corsi di formazione, le riflessioni sulla valutazione, ho notato che l'aggettivo che i docenti le associano sempre è "difficile".
In effetti è difficilissimo in un contesto inclusivo in cui il voto che attribuiamo a ciascun alunno ha un significato e un peso completamente diversi e le disparità possono essere accolte malvolentieri ed essere origine di conflitti.

Negli anni ho visto i miei colleghi affrontare questa difficoltà nei modi più disparati: dal non far assolutamente vedere il voto dei compagni, con operazioni macchinose di segretezza totale, a non mettere mai una valutazione, per ritrovarsi completamente scoperti al momento della pagella, o ad appiattire tutti sullo stesso voto.
Con tutte le soluzioni adottate, anche attraverso i vari cambiamenti introdotti dalle nuove direttive ministeriali, valutare non è mai stata un'operazione facile, sia con i giudizi che con i voti e nemmeno adesso con le voci della certificazione delle competenze.
Si tratta certamente di affrontare un campo di complessità, per la varietà di implicazioni sia dal punto di vista tecnico-didattico che sociale e personale che la valutazione comporta, e cercare un bandolo.

Partendo dalla consapevolezza che la valutazione è un momento cruciale, imprescindibile dell'azione didattica (una carta che, se giocata bene, vale una vincita all'Enalotto), ho percorso questo campo sperimentando modalità diverse e nuove.
Tra i tanti campi di indagine, ho visto che un filo di Arianna può essere individuato nella "docimologia delle funzioni". Essa si prefigge di indagare lo scopo della valutazione, conducendo l'insegnante a chiedersi: Perché valuto? Qual è l'obiettivo che mi prefiggo?

La funzione proattiva, suggerita nelle linee guida del MIUR del 9-1-18 sulla certificazione delle competenze, risponde perfettamente alle domande sullo scopo della valutazione, in quanto permette di pianificare le azioni successive e di creare le condizioni per un miglioramento.
Ha lo scopo di predisporre, avvantaggiare, mettere l'alunno nelle condizioni di procedere in nuove azioni. Si avvia orientandolo a mettere in risalto le strategie vincenti che ha utilizzato per l'apprendimento, quelle che gli hanno permesso di ottenere una determinata prestazione, che lo hanno portato a conseguire un piccolo successo, sottolineando tutto ciò che di buono e positivo è stato realizzato.
L'analisi serve a comprendere le operazioni che sono state per lui più funzionali, ad esempio leggere ad alta voce o a mente, valutare l'attendibilità o la chiarezza di un sito rispetto ad un altro, prendere appunti o ascoltare, etc.. Serve a dargli la consapevolezza per il riutilizzo in successive performance.
A questo proposito ho visto, ancora una volta, che è fondamentale fermarsi a sottolineare solo gli aspetti positivi e lasciare all'alunno eventualmente il tempo di pensare passi successivi e aggiustamenti.
È un'impresa ardua per gli educatori, sia genitori che insegnanti, in quanto questi sono portati a chiedere sempre di più ai propri pargoli. Abbiamo la tendenza a non accontentarci: "Se sei arrivato fin qui puoi arrivare certo ancora oltre", "Se hai preso nove potrai prendere dieci", etc.
Ma per molti ragazzi essere riusciti ad arrivare ad un traguardo è già un enorme sforzo ed essere sollecitati ancora rischia di scoraggiarli anziché spronarli.

La valutazione proattiva serve infatti a sottolineare quello che l'alunno è riuscito a realizzare, "a riconoscere ed evidenziare i progressi, anche piccoli, compiuti dall'alunno nel suo cammino"; ha lo scopo di gratificare e sostenere il discente nello sforzo dell'apprendere, per alimentare gli aspetti motivazionali.
Confermargli la sensazione di potercela fare diventa un trampolino di lancio per impegni successivi. E noi ben sappiamo quanto sia fondamentale e quanto ne abbiano bisogno i nostri alunni!
Le domande che accompagnano questo processo, tutte volte a sottolineare gli aspetti positivi, sono calibrate a seconda della disponibilità e delle capacità dell'alunno.
È importante anche stimolarli chiedendo quale curiosità è nata, quale aspetto ha scelto di approfondire, cosa lo ha spinto, cosa lo ha interessato e appassionato, soffermandoci su quello che hanno realizzato.
La modalità proattiva è una parte fondamentale dell'attività valutativa nella sua funzione valorizzante così ben esplicitata nelle linee guida.
Ho potuto constatare come sia molto più efficace, sia con il singolo che con il gruppo, un breve e mirato incoraggiamento che fa leva sulle qualità, sui risultati raggiunti, sugli aspetti positivi mostrati, rispetto ai rimproveri, alle minacce, ai lunghi e generici discorsi, alle correzioni, agli aggiustamenti.
L'insegnante deve sapersi fermare, non deve proporre e suggerire altri passi ma aspettare, per aiutare l'alunno ad assaporare il successo, anche piccolo, che ha ottenuto.
La gratificazione deve essere assolutamente reale e legata a fatti concreti. È il risultato di un ascolto attento e uno sguardo profondo.
La parte conclusiva di una prestazione o di un percorso si raccorda con una sorta di racconto autobiografico sui processi, sui passi compiuti e gli aspetti emotivi, motivazionali che li hanno sostenuti per confluire in un bilancio, una sorta di resoconto finale.
Questa modalità valutativa confluisce in quello che Carlo Petracca individua come il "paradigma dell'interpretazione" (Petracca, 2015).


Patrizia Ruggiero
Docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado IC "Belforte del Chienti" di Roma e formatrice Sysform
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