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n. 92 aprile 2019
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Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:25 Maggio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Andare in scena
Quando il percorso diventa significativo?
di Rosci Manuela - Editoriali
I lettori conoscono bene lo spirito della nostra rivista: raccontare una scuola "possibile", cioè che si può fare perché qualcuno ha già sperimentato la proposta; "possibile" perché la proposta è dunque realizzabile; "possibile" come sinonimo di proposta significativa.
La sfida della Scuola risiede proprio nel rendere significativa ogni proposta, anzi l'intero percorso scolastico, perché solo l'attribuzione di significato rende importante un'informazione, un avvenimento, ciò che accade. Dare significato implica una reciprocità - l'altro deve ritenere significativo per lui ciò che propongo- e comporta, generalmente, lo sviluppo di una intesa, di una complicità, di una condivisione tra i partecipanti. Infatti, anche una proposta neutra può trovare, strada facendo, un significato per i soggetti coinvolti; al contrario, ogni docente potrebbe trovare difficile convincere la sua platea studentesca della bontà dell'iniziativa se non individua gli elementi che possono agganciare gli alunni e trasformare questi ultimi da fruitori passivi ad attivisti convinti.
Dobbiamo saper passare da una motivazione estrinseca (ti dico che vale la pena coinvolgersi) ad una motivazione intrinseca (sento che quello che facciamo è importante per me, mi appartiene) e aiutare gli alunni a compiere questo salto.

Le arti in genere sono di forte aiuto, offrono sempre l'occasione di rompere gli schemi; "utilizzate" come elementi trasversali, collante di un quotidiano che rischia di mettere insieme tante conoscenze, spesso fine a se stesse. In particolare, il teatro ha una validità dai più riconosciuta, suscita emozioni differenti (attrazione o repulsione, inclusione o evitamento), pensieri differenti (adeguatezza/inadeguatezza, capacità/incapacità), capacità sociali (partecipare, condividere, gioco di squadra). A scuola sei consapevole che non impianti un corso di recitazione, e devi quindi decidere come inserire l'attività teatrale, se è parte integrante della proposta didattica o se è un progetto extra, di quelli affidati anche ad esperti esterni. Ma fare teatro non è una disciplina ed è necessario individuare il tempo da dedicargli, per realizzare magari anche uno spettacolo finale, forse anche delle repliche: dopo tanto lavoro non è possibile concludere con una unica messa in scena! Il teatro ha bisogno di respiro, di passione, di prove, di studio, di memoria, di dare significato alla storia da interpretare. Ha bisogno di tempo e di spazio. Coinvolge tutti, non lascia nessuno seduto al banco. Richiede un tempo di elaborazione da parte del docente per la scelta del testo da proporre, in quanto regista, è sua la responsabilità di offrire ai propri attori qualcosa di fruibile e, allo stesso tempo, di complesso. Alla scelta segue la proposta, il lancio dell'idea: gli alunni, soprattutto se molto giovani, non hanno grandi esperienze e non sono veri attori, né per vocazione né per caso. I nostri alunni diventano però tutti protagonisti, con ruoli diversi ma tutti vanno in scena. Non scelgono la proposta, qualcuno inizialmente la subisce, ne farebbe volentieri a meno. Cerca anche di resistere, adduce inadeguatezze, timidezze e tutto quello che può essere determinante, a parer suo, per evitare il coinvolgimento. Ebbene, qui la prima sfida: trasformare le resistenze di alcuni in energie "rinnovabili", tramutare i "No" in "Perché no?". Il gruppo è determinante, la scelta è corale, se qualcuno non ci sta non si può fare, si rinuncia tutti. Se il gruppo ha già una sua identità, se i membri si riconoscono come tali, nessuno si assume la responsabilità di andare contro il desiderio dei più e la forza del gruppo è trainante: "Ma dai, ci siamo noi, anche noi non sappiamo fare!"

Per avviare la seconda fase, il docente deve aver stimato i tempi necessari affinché l'esperienza riesca e possa determinare una crescita per il gruppo. I tempi vanno condivisi, vanno studiati insieme, ognuno deve essere consapevole della relazione tra impegno, tempo dedicato e possibilità di successo. Significa dare valore al tempo, riconoscere la sua funzione, pesarne la durata e stimare quanto ne necessita ancora. Se sei in classe seconda della primaria, significa fare storia e sperimentare la durata del tempo, la cronologia, il prima e il dopo, la contemporaneità, le ore e i minuti, il calendario mensile e i tempi scolastici della settimana.
A questo punto gli alunni avranno saputo quale testo l'insegnante propone, può essere un testo non conosciuto o quello -guarda caso!- che si è letto in classe all'inizio dell'anno: "Il Mago di Oz". Allora bisogna leggerlo nuovamente, con occhi diversi, cercando indizi importanti: quanti personaggi, quali contesti, quale struttura narrativa. E mentre ogni giorno leggi e approfondisci, fai domande, ricerchi chi fa che cosa (le azioni/i verbi), le caratteristiche e le qualità dei personaggi (continua l'analisi grammaticale funzionale al lavoro, serve per comprendere bene il testo), analizzi sempre di più la struttura della fiaba, confrontando il testo con le fiabe più tradizionali e cerchi di capire cosa hanno in comune: fai domande perché loro riflettano, facciano ipotesi, dicano stupidaggini... senza necessariamente dettare loro la struttura perché sappiano poi dire bene cosa è una fiaba. Siamo in seconda, avremo tempo per formalizzare l'apprendimento che per ora è sul campo. Comunque il nucleo tematico "Lettura" (lettura e comprensione del testo) è sotto monitoraggio!
E' l'ora di fare i provini: ognuno può partecipare e scegliere per quale personaggio concorrere. Assegnate delle parti da imparare a memoria, si fissa la scadenza e iniziano le audizioni, ci vorrà almeno una settimana. La scelta per alcuni è fatta dal gruppo per acclamazione generale, nessuno ha dubbi, la parte è sua, Simone ha il piglio giusto per essere il Mago di Oz! Per attribuire altri personaggi, si mettono a confronto le prestazioni, si valuta insieme. Qualcuno chiude delle parti non troppo lunghe da imparare a memoria, non ce la fa e ha ragione. Si apprezza la sua capacità di chiedere e proporre, la conoscenza di se stessi non è cosa da poco. Per pochi interviene il regista/docente: motiva alcune scelte. Considerazioni finali e conclusione condivisa, per tutta la scelta è ok, anche se poi, strada facendo, dovremo fare dei cambiamenti che risulteranno più idonei per tutti. Pianificare in anticipo non significa ingessare l'esperienza che, a scuola, è per natura sempre dinamica, in divenire.
Non c'è modo di scrivere il copione, il web offre contributi interessanti che si possono adattare, modificare, e sono dei buoni punti di partenza. Ognuno ha quindi la sua parte e poiché i personaggi sono meno degli alunni, si moltiplicano le Dorothy, i Toto, gli Uomini di Latta, gli Spaventapasseri e le cameriere (oltre a Molly, per noi entra in scena anche Milly, così possono dividersi la parte da imparare, senza esporre nessuno più del necessario). E alla bambina timida che fino a poco tempo prima si metteva a piangere in pubblico? Un bel ruolo "adulto", la zia Emma, cercando di imitare una zia che le piace tanto. Perché il teatro è anche questo: non pensare di essere "Io" ma un' "altra persona" che si muove sul palcoscenico. Sapersi esprimere, saper interpretare ... aiuta a comprendere il significato della punteggiatura? Rientra tra i traguardi di competenza della "riflessione linguistica", tra gli obiettivi di apprendimento (conoscenze e abilità per i bambini) da conseguire a fine anno. Ma come si muovono i personaggi? Non sono impalati, tra le righe del testo cerchiamo indizi e poi li proviamo: quale ambiente di apprendimento migliore della palestra per mettersi alla prova? E nei traguardi di competenza di educazione fisica si trovano gli ancoraggi per una proposta che non è in più, fa parte lavoro che abbiamo indicato nel piano annuale (Il linguaggio del corpo come modalità comunicativo-espressiva: Utilizza il linguaggio corporeo e motorio per comunicare ed esprimere i propri stati d'animo, anche attraverso la drammatizzazione e le esperienze ritmico musicali e coreutiche).

Non possiamo dimenticare l'importanza della comunicazione: l'invito ai genitori deve essere studiato in modo da sollecitare la curiosità e offrire elementi creativi per prepararli alla visione dello spettacolo. Il disegno preparato dallo staff degli alunni incaricati richiede la scelta di colori adeguati a descrivere la "Città di Smeraldo" (tutte le tonalità del verde, niente rossi e marroni) continuando così a sfruttare le conoscenze sui colori primari e complementari, avviate nel percorso di "Arte e immagine". Ma ancora: il cartoncino piegato in forma simmetrica, i tagli sul foglio per realizzare forme in rilievo permettono di esercitarsi in quegli obiettivi di apprendimento che sono iscritti nel curricolo di "Tecnologia" e "Spazio e figure" in Matematica.
Non possono ovviamente mancare momenti musicali che intervalleranno il recitato: ancora la memoria in funzione per studiare i testi e ascoltare la "Musica". E perché non coinvolgere l'esperto esterno che tiene un laboratorio di musica con i bambini, chiedendogli di seguire un determinato testo, scelto per chiudere lo spettacolo? E quasi magicamente, sotto la sua grande maestria, non solo cantano ma coloro che suonano uno strumento personale (istruzione informale extrascolastica), sono inseriti e valorizzati, insieme ai compagni che utilizzeranno lo strumentario musicale messo a disposizione dal maestro Michele. Ma il testo scelto ha avuto una trasposizione musicale e una canzone in "Inglese" può solo dare quel tocco di intenzionalità, per uscire con l'immaginazione dalle mura dell'aula, per l'occasione comunque trasformata in un vero teatro, con tanto di scatola nera: teli neri per coprire tutte le pareti e il soffitto: il teatro è magia anche nei colori e nelle luci.
Eppure manca qualcuno all'appello: i genitori, quelli che di solito vengono descritti come oppositivi, ostacolanti e denigranti, attenti alle pagine scritte ogni giorno sul quaderno. Forse la magia ha coinvolto anche loro, in trepidante attesa dello spettacolo. Nel frattempo, due mamme, con tanto di macchine da cucire, hanno trascorso con noi una giornata nel laboratorio di costumi, realizzando quelli che mancavano.

Gli ultimi giorni si vivono in affanno, più prove e tempi destrutturati rendono complessa e a volte complicata la quotidianità scolastica. Allora è necessario fermarsi, dedicare tempo tutti insieme alla riflessione e alla valutazione, è necessario: a cosa servirà fare teatro?
La porta della magia apre sul palcoscenico della realtà e il teatro diventa strumento di crescita, percorso significativo di conoscenza di sé e degli altri.


Manuela Rosci
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