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Articolo 'La disabilità nell'arte'  >>>
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La disabilità nell'arte
Velázquez e il protagonista che non ti aspetti
di Ventre Angela - Inclusione Scolastica
"Il buffone Don Sebastián de Morra" di Velazquez (1643-1644, Madrid, Museo del Prado)
Siamo stati abituati, sin dall'antichità, a considerare l'arte, con le sue diverse forme di espressione (scultura, architettura, pittura, fotografia), come rappresentazione di quanto di più bello, perfetto, armonioso potesse esistere, dunque la bruttezza, le deformità o disabilità non potevano essere raffigurate.
Si può affermare con certezza che la disabilità nel mondo della pittura è tutt'altro che un'eccezione, basti guardare ai dipinti realizzati nel 1600 dai "pittori di corte", i quali riuscirono a ritrarre i soggetti disabili, nani, dementi, individui deformi, senza mai renderli ridicoli o banali agli occhi di chi li avrebbe ammirati.
Questi disabili o "uomini di piacere", come erano definiti in quell'epoca, ruotavano intorno alla famiglia reale, ricoprivano incarichi di "prestigio" come accompagnatori, giullari e come educatori dei figli dei nobili e del sovrano stesso; vestivano similmente ai nobili e mangiavano con loro i cibi più gustosi e prelibati; avevano carrozze e cavalli, partecipavano alle feste e ai banchetti che nella corte venivano organizzati. Mai prima di quell'epoca, queste persone, condannate per i loro deficit, avevano trovato riscatto e inserimento nella società.

A rappresentare questa stravagante "corte dei miracoli" fatta di nani, dementi, attori e di "locos" (buffoni, giullari), fu un celebre pittore spagnolo, egli stesso personaggio di corte, conosciuto nel mondo con il nome di Velázquez (Siviglia 1599-Madrid 1660): genio dell'arte e dell'intelligenza, interprete di una società stretta fra l'etichetta rigida della corte e il sapore acre e vero della realtà; la sua arte fu l'immagine interiore di uomini e donne carichi di passioni, di una presenza intensa e diretta che li fa sentire vivi e eternamente attuali.

Velázquez ritrasse con grande maestria gli "uomini di piacere", senza esaltarne le malformazioni ma cercando piuttosto di coglierne l'animo, come nel ritratto "Il Buffone don Sebastian de Morra" (1643-1644) o in quello del "Buffone Juan de Calabazas" (1639), chiamato "El Bobo de Coria" (Lo stupido di Coria). In entrambe, Velázquez non dà alcuno spazio all'ironia della deformità dei nani o all'espressione sorridente priva di ragione tipica del buffone di corte, ma al contrario evidenzia la grande dignità, l'intelligenza superiore e dolorosa di questi sfortunati. Talvolta, il pittore li ritrae a figura intera, nello stesso formato e posa del re; in altri casi riesce a comunicarne la comicità, l'estro, le smorfie, senza mai cadere nel patetico o nel ridicolo. Dai quadri di Velázquez si può evincere che il diversamente abile, attraverso l'arte, ri - conquista la sua autonomia, uscendo dalla massa in cui era inserito, per divenire "soggetto".

Questa tipo di pittura o arte minore, così banalmente definita, se guardata con occhio attento, ci apre verso un mondo inatteso e sconosciuto, ma ricco di emozioni, e ci obbliga a riflettere come il dovere essere belli oggi sia una necessità, una sorta di dittatura senza la quale si rischia di restare esclusi dal gruppo, dal mondo. Sembra quasi che a decidere dei destini delle persone sia la bellezza.


Angela Ventre
Docente di sostegno dell'I.C. "Alfieri - Lante della Rovere" e tutor nei percorsi formativi Sysform
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 20/04/2019 ore 09:31 da Elisabetta Venerosi Pesciolini
Mi è piaciuto l'articolo di Mariangela Ventre perchè fa riflettere su cosa sia la bellezza. Qualcosa che a volte sfugge ai più e che solo l'artista, dotato di una maggiore sensibilià, è capace di cogliere e valorizzare. In fondo anche Caravaggio ha rivoluzionato il mondo dell'arte rifiutandosi di utilizzare solo modelli di bellezza canonici e proponendo invece modelli più comuni ma veri Tutta la creazione è bellezza e ogni essere umano ha una sua dignità
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