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n 94 giugno 2019
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Oggi è il giorno:21 Luglio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'C'era una volta la scuola'  >>>
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C'era una volta la scuola
Lezione in una vecchia classe di fine Ottocento
di Ventre Angela - Orizzonte scuola
Interno aula di una scuola italiana di fine '800
Interno aula di una scuola italiana di fine '800
Poco tempo fa ho visitato la bellissima città di Torino, culla, come altre, di un patrimonio artistico, culturale e architettonico di notevole importanza nonché città di una rilevanza storico - politica centenaria, infatti, come tutti sappiamo essa è stata capitale del regno sabaudo, cuore del nostro Risorgimento e teatro d'importanti eventi storici che hanno portato grandi strateghi politici a pensare e progettare l'Unità d'Italia.
Qui ho avuto la possibilità di respirare, attraverso i luoghi, le piazze, le chiese, i musei, le strade della città, la storia che l'ha caratterizzata e di toccare con mano, visitando il Museo della Scuola e del Libro dell'Infanzia, la realtà scolastica italiana a cavallo tra l'800 e i primi del '900. Sono stata catapultata in un'atmosfera scolastica a me poco conosciuta, se non attraverso i libri o immagini di repertorio, e ho subito pensato a come sia cambiato oggi il modo di vivere la scuola. Quei banchi di legno, attaccati l'uno all'altro, mi hanno fatto pensare a come i nostri alunni li considererebbero scomodi e stretti perché impedirebbero loro di muoversi e girarsi liberamente, assumendo quelle posture che "noi" oggi riteniamo poco adatte e che nel passato erano soggette anche a punizioni. Chi disturbava veniva punito fisicamente, fatto inginocchiare sui ceci o fagioli secchi, o riceveva delle bacchettate sulle mani. Invece, chi non studiava, svolgeva un lavoro disordinato o addirittura scriveva male, sbagliava una parola, era soggetto a castighi corporali; veniva mandato dietro alla lavagna, doveva ricopiare svariate volte la stessa pagina di quaderno e/o la parola "errata" oppure molto spesso indossava le orecchie o il cappello d'asino e girava per le classi come esempio negativo da non seguire. Entrambi i metodi erano il simbolo di una scuola che praticava la punizione corporale e psicologica come metodo educativo. Esse sono state sostituite dalle note sul registro o sul diario, dalla sospensione o dalla bocciatura, con un effetto delle volte poco efficace data l'eccessiva tolleranza nei confronti del comportamento dei ragazzi, difesi, in maniera smisurata, dai propri genitori.
Ogni banco era dotato di un calamaio, dove il bambino intingeva il suo pennino. Impugnare quei pennini, scriverci in maniera ordinata e perfetta, è stato difficile per noi, figuriamoci per bambini così piccoli: impossibile! Eppure quei quaderni, ingialliti dal tempo, quelle grafie erano impeccabili. Successivamente, il pennino è sostituito dalla penna stilografica poi dalla biro e ora dalle penne cancellabili, e di quell'ordine, perfezione e precisione grafica, resta solo un ricordo lontano. La cartella era di cartone o di cuoio, molto piccola, al cui interno vi era un semplice kit scolastico: un quaderno a righe e uno a quadretti con la copertina nera, un solo astuccio di legno con il righello incorporato con dentro una matita, una gomma, un pennino. Gli scolari di un tempo non avevano tutto quello che i loro coetanei hanno nell'era moderna e della globalizzazione: zaini colorati, due o tre astucci pieni di penne, matite e colori, smartphone o un tablet che permettono di fruire, con un semplice clic, delle nozioni più svariate.


Le classi nel '900 erano molto numerose. In città si arrivava anche a quaranta alunni per classe, quindi bisognava non solo mantenere una certa disciplina, ma controllare che i bambini fossero sempre puliti. Tale controllo era scrupoloso e molto importante perché a quei tempi non era facile curarsi. Ogni giorno l'insegnante verificava il viso, le mani, le unghie e i capelli, che le bambine, se li avevano lunghi, dovevano legarli in strette trecce. Se un bambino o una bambina non superava questo controllo, veniva mandato a casa oppure invitato a lavarsi con il catino presente a scuola, acqua fredda e sapone da bucato. Sicuramente non era una bella esperienza, sia per l'umiliazione di essere considerati "sporchi" davanti a compagni, sia perché a quell'epoca non esistevano l'acqua calda e riscaldamenti. Inoltre, a scuola era obbligatorio indossare il grembiule che poteva essere nero, blu con un fiocco o con il colletto bianco per le ragazze. Attualmente questo obbligo esiste solo nella scuola primaria, mentre nelle scuole di grado superiore i ragazzi si presentano a scuola come se andassero al cinema o dovrebbero uscire con gli amici, ciò per apparire alla "moda", più attraenti e non essere considerati "sfigati". Questo discorso è stato affrontato anche a livello parlamentare, dove alcuni onorevoli hanno chiesto di adottare a livello nazionale un codice di comportamento etico in tutte le scuole o di tornare alla divisa, ma non vi è stata nessuna risposta legislativa concreta nel regolamentare l'abbigliamento da adottare a scuola. Ogni istituzione scolastica è stata lasciata libera di applicare, in merito a tale questione, le sanzioni che più ritiene opportune.
Nella scuola vi erano due ingressi, uno per maschi e uno per le femmine perché veniva loro impartita un'educazione diversa. Entrambi imparavano a leggere, scrivere e far di conto, e partecipavano a lezioni di materie oggi del tutto scomparse come bella scrittura, educazione morale e civile, lavori manuali per i maschietti e lavori domestici per le bambine: ricamare, stirare, fare il bucato, ecc..
Vivere e scoprire tutti i segreti della scuola del passato mi ha fatto riflettere sul fatto che il ruolo dei docenti, degli studenti in classe e le dinamiche comunicative con le famiglie hanno subito una profonda trasformazione, ma nonostante ciò resta in auge il ruolo di comunità educante della Scuola, formante nella vita dell'alunno chiamato dalla società attuale a esserne soggetto attivo.


Angela Ventre
Docente di sostegno dell'I.C. "Alfieri - Lante della Rovere" e tutor nei percorsi formativi Sysform
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