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n 94 giugno 2019
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Oggi è il giorno:21 Luglio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Chi di scuola istruisce di scuola perisce
Sulla funzione del dubbio non ci deve essere alcun dubbio
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
Immagine tratta da https://www.centroeinaudi.it
Immagine tratta da https://www.centroeinaudi.it
A volte capita di rimanere "schiacciati" dal peso stesso di ciò che si è costruito, per motivi non sempre spiegabili, o che si fa fatica a comprendere e condividere.
Quanto accaduto alla professoressa siciliana, e passato agli onori della cronaca, sempre così attenta al mondo della scuola, mi ha offerto uno spunto di riflessione che vuole essere scevro da polemiche, giudizi e prese di posizione: non è mia intenzione e non rientra nello spirito della rivista che mi accoglie.

Ormai è dichiarato in tutti i documenti normativi, e non solo, che la scuola debba istruire ed educare i futuri cittadini nel rispetto di una visione globale dell'individuo, per cui si è tenuti a contribuire alla formazione della mente, vista non come scatola da riempire ma come macchina complessa da stimolare, guidare, manutenere, gestire e autogestire come è più opportuno e funzionale.
Bisogna educare al dubbio e ciò non vuol dire rinunciare alla sicurezza, alla stabilità, all'equilibrio, ma salvaguardare quella parte di ognuno di noi libera, svincolata da poteri e sistemi di pensiero e di azione imperanti, che sempre più ci rendono "schiavi" e "vittime", senza esserne nemmeno consapevoli.
La scuola deve un po' abbandonare il ruolo di istituzione depositaria di saperi e trasmettitrice di contenuti e si deve adoperare affinché chi apprende si ponga delle domande, confuti ciò viene dichiarato ed espresso da chi o da cosa rappresenta la linea comune o il percorso già tracciato, che coinvolge solo relativamente.
Riempire un quaderno, un libro di esercizi, una scheda serve nel momento in cui diviene occasione per confrontarsi, scambiare idee, costruire nuovi sentieri di apprendimento e di studio, divergere e creare. Mi sento di rivolgere questa ultima affermazione a tutti gli educatori, genitori compresi. Non si può anelare un risultato scolastico frutto di una mera attività applicativa, esecutiva, meccanica, perché ciò non è rappresentativo del bello e variegato mondo di un figlio o di una figlia, di un alunno o di un'alunna.

Perché accontentarsi di così poco?

Tra qualche settimana ci sarà il momento canonico della consegna dei documenti di valutazione, per cui invito i genitori, o chi per loro, a divergere, appunto, dal consueto modo di avere informazioni sull'andamento e sui risultati raggiunti. Invece di chiedere "Che voti ha preso mio figlio? (I numeri fanno la vera differenza?), "In quale materia ha più difficoltà?" (Si pensa già ad eventuali punizioni estive?), "Come mai in italiano ha appena la sufficienza?" (Italiano è la materia più importante?)", ecc. consiglio di porre le seguenti domande:
-Ha fatto domande durante le lezioni?
-Ha partecipato alle discussioni?
-E' stato di aiuto per altri?
-Si è mostrato curioso?
-Ha rispettato le regole?
-Ha espresso le sue idee?
ecc.

La lista è lunga ma i tempi previsti per la consegna delle pagelle, lo sappiamo, sono brevi, e poi c'è il genitore dell'alunno "difficile" che fa capolino, e con cui bisogna parlare a lungo.
Insomma pre-occupiamoci degli aspetti strutturali dell'apprendimento, che rappresentano l'impalcatura attorno a cui poi il singolo discente applicherà il frutto dell'esperienza scolastica e a cui conferirà una forma, degli aspetti e assetti peculiari e propri.
Se non dovessero essere i genitori a chiederlo, siano i docenti a relazionare su quanto hanno mostrato gli alunni in termini di partecipazione, spirito critico, rispetto dell'altro, curiosità e capacità di esprimere idee e pareri; è ovvio che ciò risulterà più facile a chi ha promosso situazioni di apprendimento varie, a chi ha creato le condizioni per far emergere stati d'animo e pareri, oltre a nozioni e contenuti disciplinari; a monte di tutto è ovvio che ci debba essere una progettazione orientata in tal senso, da comunicare ai famigliari sin dall'inizio delle attività didattiche.
Come già detto nell'articolo del mese precedente, essere bravi studenti (inteso alla vecchia maniera) significa esprimere capacità propriamente "scolastiche", rispondere ad aspettative di altri, degli adulti, docenti, genitori o istruttori che siano, saper svolgere un preciso compito seguendo le istruzioni ed essendo ligi e puntuali. È sicuramente una capacità da coltivare e da apprezzare ma non è esaustiva e a lungo termine può divenire addirittura penalizzante; questa impostazione relega lo studio, la ricerca e la conoscenza all'ambito formale e istituzionale e rende l'esperienza asettica, isolata ed esclusivamente bidirezionale: l'insegnante chiede e lo studente risponde e così via, fino a raggiungere una sommatoria di conoscenze e di risultati destinati a non lasciare un vero segno.
Mettere in discussione e non rispettare sono due comportamenti distinti: nella prima azione c'è il riconoscimento e l'apprezzamento dell'altro, ma anche il bisogno di porre le distanze per provare a maturare un proprio pensiero, un proprio punto di vista.
Il fatto che diventa notizia assume contorni e significati tipici del canale con cui viene diffuso e delle intenzioni di chi lo diffonde, per cui è necessario passarlo al setaccio e ricavarne materiale per una discussione sana e costruttiva, al di là delle strumentalizzazioni e dei risvolti sociali e politici. Nel caso specifico della docente sospesa e poi reintegrata (con annullamento della sanzione), l'accostamento incriminato è anche il risultato di un'atmosfera che si vive nel nostro Paese e nella nostra società, per cui alcune decisioni acquistano una connotazione e un'intenzione che esulano dal discorso scolastico. Chi opera nella scuola però deve ritagliarsi tempo e spazio per riflettere su ciò che accade, al netto delle valutazioni sociologiche e politologiche.

La Scuola, alla luce dei principi costituzionali fondanti, ha come impegno morale, civile e professionale quello di educare alla libera espressione, che non ha nulla a che vedere con il giudizio, con l'offesa o con il vilipendio; il docente è tenuto a promuoverla e a vagliare le idee che ne scaturiscono, insegnando a mettere in tavola tutte le carte, prima di proporre il proprio gioco nella partita della vita.


Marco Pellegrino
Docente di sostegno dell' IC "Maria Montessori" di Roma, formatore sulla didattica per competenze e sull'Inclusione
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