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n 94 giugno 2019
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Civili cittadini cercasi
Amare e rispettare la vita per offrirla ai propri figli: all' adulto il compito di essere una guida
di Calcagni Maria - Orizzonte scuola
Poster pubblicitario giapponese che invita al rispetto reciproco
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La Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge che introduce l'Educazione civica come disciplina nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, con l'abolizione di "Cittadinanza e Costituzione". In sintesi la legge prevede il reinserimento della disciplina nel curricolo d' Istituto per un'ora a settimana, da svolgersi nell'ambito del monte orario obbligatorio, con la possibilità di utilizzare la quota di autonomia prevista, e per raggiungere le previste 33 ore annue.
L'insegnamento dell'Educazione civica, considerata disciplina trasversale, verrà assegnato ai docenti della classe e tra di essi sarà indicato un coordinatore con il compito di acquisire elementi conoscitivi dagli altri docenti interessati alla didattica.

Le tematiche oggetto d'insegnamento sono molteplici e diverse tra loro: Costituzione italiana; Istituzioni nazionali, dell'Unione Europea e degli organismi internazionali; storia della bandiera e dell'inno nazionale; agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; educazione alla cittadinanza digitale; educazione alla legalità; educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni.
Nel testo di legge sono considerate inoltre l'educazione stradale, l'educazione alla salute e al benessere, l'educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva. Sarà, tra le altre cose, prevista l'istituzione della "Consulta dei diritti e dei doveri dell'adolescente digitale", che lavorerà a stretto contatto con il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo.

L'obiettivo delle azioni indicate è diretto a "formare cittadini responsabili e attivi per promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri", un obiettivo ambizioso espresso con parole dal significato profondo: responsabilità, partecipazione attiva e consapevole, comunità, rispetto, diritti, doveri, la cui interiorizzazione ha inizio fin dai primi anni di vita ma spesso resta di fatto affidata a scuole depotenziate degli strumenti utili a mettere in atto tale richiesta.
Di parole o gesti ostili ne sentiamo e vediamo ogni giorno, contro questo o contro quello, attacchi che possono perdersi in un attimo o creare un clima di astio da amareggiare momenti della vita che restano impressi nella mente.
I bambini per crescere in modo sereno ed equilibrato hanno bisogno di un adulto "coraggioso" che sappia guidarli nella realtà con amorevole fermezza, che mostri come vivere e li aiuti a capire il significato di ciò che li circonda. E' compito dell'adulto capire, amare e rispettare la vita per poterla offrire ai propri figli poiché i piccoli chiedono prima il nome delle cose poi il perché. Nei luoghi di condivisione si incontrano sempre più adulti disorientati dagli stimoli dell'ambiente, preoccupati di "accudire" i figli, accontentandoli e proteggendoli da ogni "fatica" più che di comprendere. La crescita è un cammino che passa anche dal seguire l'altro, dal camminarvi accanto. Seguire vuol dire rispettare le direttive che si ricevono. Il bambino chiede di essere guidato, e chi lo guida deve sapere dove lo sta portando, deve saper dare indicazioni e, lungo i sentieri più pericolosi, impartire direttive precise, incoraggiare e sostenere. Se la guida assecondasse ogni capriccio, inizialmente il bambino ne sarebbe contento, per poi successivamente chiedersi quale guida in gamba gli lascerebbe piena libertà di fare. Questo è ciò che succede ai bambini; gli adulti, preoccupati di tenere i propri piccoli al centro della loro vita, finiscono per seguirli. Rispettare, proteggere, promuovere il sano sviluppo di un individuo è doveroso ma di certo "l'adorazione" assoluta ha disatteso sul piano sociale le aspettative di alcune teorie educative. Il bambino "non contenuto" nei suoi istinti, resta collerico, manipolatore ben oltre il periodo "fisiologico" e divenuto adulto mal tollererà il rispetto delle "normali" regole di vita comune.
Gli episodi di prepotenza perpetrati in modo intenzionale e continuativo in molte scuole segnano la presenza di un malessere sociale che testimonia una emergenza educativa da non sottovalutare e l'introduzione di una disciplina che ricordi, fin dall'infanzia, tra l'altro, i fondamenti della nostra Repubblica, i principi della carta costituzionale e i valori della convivenza civile è molto importante, ma restano in me delle perplessità circa i mezzi forniti ai docenti per continuare ad adempiere con passione e dedizione a tale compito.
La legge prevede come strumento per costruire quanto richiesto un rafforzamento della collaborazione tra scuola e famiglia attraverso l'estensione del Patto di corresponsabilità alla scuola primaria. Pur stabilendo modalità, tempi e ambiti di partecipazione alla vita scolastica il Patto di corresponsabilità di fatto in questi ultimi tempi non sempre è riuscito a regolamentare in modo concreto e costruttivo le criticità relazionali presenti nelle classi. Le incomprensioni sul piano educativo, quando ci sono, sono a volte legate alla pretesa di entrambe le parti di essere nel giusto a tutti i costi, pena il dover ammettere di aver commesso qualche "svista" educativa spesso non intenzionale ma assolutamente mal tollerata e mal giudicata. Non sempre si incontra la disponibilità dei genitori a farsi aiutare, ad aprirsi ad una visione meno negativa della scuola, a lavorare sulle proprie resistenze così da evitare improduttivi meccanismi di colpevolizzazione. Aggressività, insicurezza e superficialità rappresentano alcune caratteristiche del nostro tempo; semplici gesti come il parlare a bassa voce, rispettare una fila o un compagno dovrebbero essere normali in una comunità civile e ancor più in un ambiente educativo eppure risultano l'eccezione nei comportamenti comuni e quando richiesti a volte classificati come impedimento all' espressione dei propri diritti. Educare l'individuo ad assumere il ruolo di buon cittadino implica la piena consapevolezza dei doveri che ognuno ha nei confronti degli altri esseri viventi, fare proprio il valore del rispetto del sé e dell'altro, del patrimonio culturale e ambientale.

In conclusione, il necessario e fondamentale coinvolgimento della scuola nella formazione del buon cittadino è doveroso ma non può prescindere da una generale consapevolezza che l'educazione comincia dal buon esempio. La scuola è chiamata ad educare con al suo attivo pochi strumenti che ne permettano il rispetto; auspicherei che siano visti in chiave positiva, non come esercizi di "sopraffazione" .
"Educare un bambino non significa insegnargli qualcosa che non sapeva, ma fare di lui qualcuno che prima non esisteva".
John Ruskin

Si può approfondire il tema sul ruolo dell'adulto, cliccando sul link presente tra gli indirizzi web.


Maria Calcagni
Docente di scuola primaria presso I.O. di Roccasecca (Fr)
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