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n 94 giugno 2019
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Articolo 'Lezione-interrogazione'  >>>
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Lezione-interrogazione
Un binomio spesso letale
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Immagine tratta da https://www.scuolazoo.com
Immagine tratta da https://www.scuolazoo.com
Una interessante riflessione sulle parole è stata proposta dalla professoressa Fausta Sabatano al convegno conclusivo delle attività di formazione dell'ambito 2.
Il potere evocativo delle parole è affascinante.
Riflettere e confrontarsi sui significati può orientare nuove azioni.
Al convegno sono state trattate le "parole dell'inclusione", quelle legate alla persona e quelle legate al contesto, nel tentativo appunto di destrutturare e ristrutturare pensieri e azioni.

In questo periodo affannoso e caotico di fine anno, la parola che mi risuona di più e che mi scatena perplessità è interrogazione.
E' una parola/azione fortemente legata alla tradizione ma che probabilmente ha perso il senso della sua efficacia.
Si svolge con varie modalità: dal posto con tempi brevi e poche parole continuamente interrotte da chiarimenti, precisazioni, puntualizzazioni, altri interventi, oppure alla cattedra con lunghe estenuanti attese che portano a partorire finalmente la risposta in un silenzio tombale; la terza modalità prevede una situazione di tipo confessionale, a tu per tu con l'insegnante, spesso nella confusione più totale generata dai compagni che, liberi dal controllo, interagiscono a piacimento.
Dipende dalla personalità dell'insegnante e dal potere che ha sulla classe.
Forse l'idea di collegarla al concetto di competenza può aiutare a dare una connotazione diversa ad una pur necessaria verifica dei contenuti appresi.
Potremmo provare a sostituirla con un'altra parola che possa riempirla di nuovi significati: prestazione.
È un'azione che include misurazione ma che implica anche l'aspetto relazionale-comunicativo insito nel concetto di competenza.
Altri parametri entrano in gioco:
-quanto sei stato in grado di riprodurre? In quanto tempo? Quale grado di attenzione hai suscitato?
-quanto è stata fluida la tua esposizione?


Sono piccoli gli accorgimenti che possono fare una grande differenza. Si tratta di creare uno spazio riservato e protetto, per fare esporre un argomento, al "pubblico classe", individualmente o anche in piccolo gruppo.
Lo sguardo è rivolto direttamente ai compagni.
Il tono di voce è adeguato alla distanza con l'ultimo compagno.
La cadenza della voce è tale da far comprendere quello che si sta dicendo.
Il ritmo è vario per catturare l'attenzione.
Una sorta di recitazione.

La sto sperimentando in Arte.
Faccio esporre, alla classe, un aspetto di un artista che li ha affascinati, interessati, incuriositi e sto riscuotendo successo sia con i ragazzi che con la mia paziente e caparbia collega, finalmente soddisfatta dei risultai dei "suoi" alunni.

Quest'anno per il colloquio orale voglio proporre ai colleghi un piccolo cambiamento: ci mettiamo noi docenti di fronte alla LIM e loro restano in piedi a raccontare il percorso di studio, rivolgendosi a tutti contemporaneamente.
Una piccola conferenza.
Vediamo come se la cavano in questa prova!
Anche con l'attività del "Consiglio dei ragazzi" cerchiamo di farli esercitare a parlare in pubblico e constatiamo quanto è difficile per loro, i consiglieri, spesso i più preparati, esporre le proprie idee e raccontare semplici esperienze.
È necessario insegnare questa nuova modalità, sostenerli e accompagnarli in un percorso che resta impegnativo anche per noi adulti.
In effetti sono gli accorgimenti che noi insegnanti ben conosciamo e che utilizziamo quando facciamo lezione ad essere utili per tenere desta la nostra platea.
Ecco un'altra parola che entra in campo: Lezione.
Anche questa pare incollata e stratificata nei muri della scuola.
Eppure lezione - interrogazione è spesso un binomio letale.
In fondo lo sappiamo e lo vediamo tutte le volte che siamo costretti a ripetere e ancora ripetere lo stesso concetto.
I ragazzi possono sembrare anche interessati, addirittura affascinati, ma chi di loro effettivamente apprende dalla lezione e quanto apprende?
Quanto più è lunga e articolata tanto più scivola su distrazione e fatica. Per non parlare poi della difficoltà di comprensione di tanti, ormai la maggior parte nelle nostre classi, che hanno difficoltà con un italiano appena un po' più articolato e complesso, quale sicuramente è quello del docente.
Per dar spazio ai ragazzi qualcosa bisogna tagliare o almeno abbreviare.

Nel suo intervento al convegno, il professor Formella dell'Ateneo Salesiano ha messo in evidenza che il fulcro della scuola oggi è la relazione.
Una splendida lectio magistralis.
Sì, ma è una tantum.


Patrizia Ruggiero
Docente di sostegno della scuola secondaria di primo grado dell'IC "Belforte del Chienti" di Roma e formatrice
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