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n 94 giugno 2019
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Oggi è il giorno:21 Luglio 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Sperimentare a Scuola'  >>>
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Sperimentare a Scuola
Una realtà culturale di difficile attuazione
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
Fine di anno scolastico. L'ennesimo per me, nella fattispecie il dodicesimo come Dirigente e il trentacinquesimo della mia carriera scolastica.
Come tutti in questi giorni, impegnati in bilanci finali e valutazioni, vorrei condividere alcune riflessioni sul tema "sperimentare" a scuola, in particolare, soprattutto in considerazione delle molte situazioni didattiche sperimentate nella scuola che dirigo.

Anche quest'anno, come intervento innovativo da parte del MIUR, abbiamo assistito all'inserimento di realtà normative, o al tentativo di inserimento, di messa in atto dell'ultima Riforma della Scuola, in attuazione ormai dal 2015. Mi riferisco in particolare al Decr. 66/2017, Norme per la promozione dell'Inclusione scolastica degli studenti con disabilità, che ancora una volta risulta essere in ritardo sui tempi dei bisogni espressi dall' utenza. Nello specifico stiamo vivendo anche un rallentamento della stessa attuazione, in attesa delle giuste risorse.

Ma non è interessante, né tantomeno utile a nessuno, fare riferimento in questa sede all'andamento "storico" delle Riforme nella Scuola italiana, soprattutto perché già esistono delle ottime ricostruzioni da consultare per chi ne fosse interessato; in evidenza, come punto forte di riflessione, rimane però senza dubbio la lentezza del percorso dagli anni del dopoguerra, contrapposta all'accelerazione degli anni '70/80 (la stagione delle "grandi Riforme") nello scorso secolo, fino ad arrivare alla soglia del nuovo millennio con la nascita della scuola "autonoma".
Le Riforme scolastiche, o comunque i cambiamenti normativi, sono state applicate quasi sempre a seguito di periodi più o meno lunghi di sperimentazioni che hanno goduto di una apprezzabile rilevanza scientifica, a sostegno della Ricerca e delle scoperte validate dal mondo accademico internazionale; penso alle scoperte sull'apprendimento, dalla Montessori a Piaget a Gardner, e alle importanti sperimentazioni educativo-didattiche messe in atto dalla Comunità scientifica internazionale a riguardo.
Osserviamo nel nostro Sistema nazionale, purtroppo, a molte opere incompiute, a parte alcune espressioni di urgenza educativa; penso al percorso (accidentato) della Scuola dell'Infanzia, come a quello della Scuola secondaria di secondo grado, che molto soffrono attualmente a causa di alcuni passaggi ancora "in sospeso", ma fondamentali per il futuro dell'Istruzione dei nostri giovani.
Eppure, in un sistema formativo che appare "fermo", se non proprio inadeguato ai bisogni reali, esiste qualcosa che si muove, costantemente, sperimentando modalità e tempistica e superando nei fatti l'iter normativo ed organizzativo istituzionale: una sorta di vero auto-aggiornamento "in remoto" di Sistema! La realtà dei fatti, l'operatività degli "addetti ai lavori", supera spesso la capacità del legislatore di stare al passo con i bisogni formativi espressi ed inespressi delle giovani generazioni; purtroppo la "Scuola" ha marciato a velocità più lente di chi l'ha frequentata, con il risultato di riuscire a rappresentare meglio perlopiù il pensiero imperante del momento, del potere politico e ancor più di quello economico, piuttosto che mettersi in ascolto di chi la scuola la vive quotidianamente.
Anche se in modo intermittente, negli Istituti scolastici esistono percorsi di sperimentazione; docenti e alunni che possono rappresentare una buona prassi educativo-didattica.
Dice l'Enciclopedia Treccani, alla voce "sperimentare": ... la pratica e l'attività di sperimentare, il fatto di venire sperimentato, come metodo di ricerca e di verifica...
Sperimentare dovrebbe quindi essere un modus connaturato a chi fa scuola.
La Ricerca è un aspetto costante nelle classi, anche quando non praticata all'unisono nei Consigli di classe, nei Dipartimenti e nelle Interclassi, se non altro perché c'è sempre qualcuno nei gruppi organizzati all'interno dei Collegi Docenti disposto a farsi domande e a cercare le risposte nei riguardi dei bisogni dei propri allievi; perché allora non emerge, come dovrebbe, l'agito positivo delle scuole e nelle scuole? Ancora troppo poco si conosce quanto avviene di buono nei nostri istituti scolastici; ancora troppo spesso la cosiddetta opinione pubblica viene informata dei fatti di cronaca, legati piuttosto alla cattiva organizzazione e gestione scolastica della sicurezza per esempio, quasi sempre per effetto di carenza di risorse strutturali e finanziarie, che delle buone prassi, dei risultati degli innumerevoli e faticosi percorsi di istruzione e culturali intrapresi con i nostri bambini e ragazzi.
Non vorrei essere fraintesa: gli incidenti e gli episodi di bullismo o di abuso degli educatori debbono necessariamente far parte dell'informazione dei cittadini, e le responsabilità a riguardo accertate il più accuratamente e velocemente possibile.
Dico che però la Scuola ha bisogno di nutrirsi anche dei risultati positivi, quelli che fanno "Cultura" per intenderci, e che rappresentano indicatori di crescita e di sviluppo delle comunità, locali e nazionali: la Cultura intesa come valore per innalzare il livello inteso come obiettivo da raggiungere.
Le responsabilità di questa carenza sono molteplici per quanto concerne la mia esperienza, a cominciare da quelle interne al Sistema scolastico:
-nella scuola si sperimenta, si agisce ma poco si verificano i risultati e si valutano: la resistenza al lavoro faticoso della valutazione è ancora troppo diffuso tra gli addetti ai lavori, a diverso livello, anche per la carente preparazione per svolgere a pieno questa importante competenza;
-la carenza della comunicazione: dei percorsi didattici intrapresi, la spiegazione degli obiettivi e delle modalità per raggiungerli, l'interazione con gli alunni e le famiglie in questo ambito è intermittente ed incompleta;
-il confronto professionale interno agli organismi tecnici scolastici (consigli di classe, dipartimenti, interclasse, Collegio docenti) sono maggiormente segnati dall'individualismo e dalla scarsa capacità del lavoro cooperativo, come anche condizionato dalla priorità che è stata data, a livello di sistema, alle documentazioni formali piuttosto che sostanziali, spostando l'attenzione sugli aspetti di "adempimento" invece che sul valore dei percorsi intrapresi (l'omologazione che emerge dai RAV, PDM, PTOF degli Istituti ne sono un esempio).
E poi restano forti, nello scenario complessivo, le responsabilità politiche, ormai incancrenite nel tempo: i tagli alle risorse per la Ricerca, come gli scarsi investimenti sulla Cultura, hanno impoverito il Paese, consegnando di fatto le giovani generazioni ad un futuro molto difficile per la costruzione del proprio profilo di istruzione e del progetto di vita.

"Nel 2018 sono emigrati all'estero circa 120 mila italiani: la quota dell'emigrazione giovanile e quintuplicata in dieci anni, quella dei laureati è raddoppiata... il Sud ha perso 193 mila laureati, di cui 165 mila verso il Centro- Nord..." (da Banca d'Italia / Considerazioni finali del Governatore - Relazione annuale 31 maggio 2019). E' possibile approfondire cliccando sul link presente tra gli indirizzi web.

E' complicato "pensare positivo" nel parlare e nello stare in relazione con i nostri ragazzi quotidianamente, soprattutto parlare di Cultura e anche di valori immateriali. E' però una scommessa che dobbiamo giocare, sperando di vincerla.

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" (verso 119/ Canto XXVI - Inferno, Divina commedia - Dante Alighieri)



Serenella Presutti
Dirigente scolastico dell'I.C. "Via Padre Semeria" di Roma, psicopedagogista e counsellor
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