Torna nella homepage
 
n.96 ottobre 2019
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:14 Dicembre 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Ricordati che da grande devi f... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Ricordati che da grande devi fare la scrittrice
Intervista alla scrittrice giornalista sceneggiatrice Lia Levi
di Riccardi Barbara - L'intervista
"Cara Lia ricordati che da grande devi fare la scrittrice!".

Iniziava così la lettera che scrisse a se stessa da piccola, premonitrice di quello che sarebbe stata ed è.
Lia Levi è nata nel 1931 a Pisa e si è trasferita poi con la sua famiglia a Roma durante l'emanazione delle Leggi razziali del '38, di cui è stata vittima, vivendo l'esclusione degli Ebrei dalla vita pubblica. Nel '67 fonda il mensile di cultura ebraica "Shalom" e, dopo la sua ampia carriera giornalistica, nel 1994 è subito sulla breccia con il suo primo romanzo "Una bambina e basta", un libro che da allora è sempre presente nelle scuole come testo che "fa parlare".
Lia Levi è una delle più acclamate scrittrici; grazie ai suoi testi ci permette di conoscere la storia attraverso gli occhi di chi l'ha vissuta direttamente. I suoi libri sono il modo migliore per far chiarezza e far comprendere i fatti storici realmente accaduti. I suoi racconti illustrano esperienze di vita vissuta; la cultura passa attraverso percorsi di riflessione e approfondimento, animando e ricostruendo momenti storici tanto importanti e necessari, affinché un Paese possa riappropriarsi del passato per proiettarsi verso il futuro, soprattutto se si pensa alle nuove generazioni.

Quale sogno inseguiva da bambina e qual è stato il percorso della sua realizzazione?
Da piccola ero una grande lettrice, leggevo talmente tanto che volevo diventar scrittrice anch'io, perché sei dentro al mondo dei libri e allora vuoi partecipare appieno. E' vero che a dieci anni ho scritto una lettera a me stessa: "Cara Lia ricordati che da grande devi fare la scrittrice"; non l'ho persa, ancora la conservo. Questo mio desiderio non l'ho dimenticato, ho sempre saputo che l'avrei fatto un giorno. Naturalmente il susseguirsi delle vicende della mia vita è stato complicato, come potete immaginare ne ho vissute tante: ci sono state le leggi razziali, mio padre ha perso il lavoro, siamo stati costretti a cambiare città e tutti i bambini ebrei sono stati cacciati dalle scuole pubbliche ed io sono stata mandata alla scuola ebraica a Torino: quando vivi questi momenti pensi alla sopravvivenza così il desiderio di scrivere era piuttosto lontano.
Data la sua esperienza, il giornalismo e la scrittura di romanzi e libri sono simili o in cosa si differenziano?
Una volta terminati gli studi, il mio pensiero di diventare scrittrice era ancora lontano, perché da giovane hai bisogno di stare a contatto con gli altri, in mezzo alla gente, invece lo scrittore è un lavoro solitario, sei tu con la tua scrivania in casa. Esiste una differenza fondamentale: nel giornalismo sei tenuto a raccontare le cose come sono, la verità, devi esser preciso, cercar le fonti, mentre uno scrittore è all'opposto, anche quando attinge a cose reali le deve reinventare con creatività, le deve rendere letterarie. Così da giovane ho praticato il giornalismo, lavorando con altre persone, anche per il fatto di poter avere uno stipendio sicuro, invece con la scrittura se non ci sono pubblicazioni diventa una lotta.
Ho iniziato a lavorare come ufficio stampa, con delle collaborazioni a "l'Unità"; poi abbiamo pensato ad un progetto sulla comunicazione interna della nostra comunità e abbiamo messo su la rivista "Shalom". Dopo però ho deciso con naturalezza di iniziare il mio vero lavoro; c'è stato un breve periodo di sovrapposizione, i miei primi libri sono usciti quando ancora facevo la giornalista ma pian piano la passione per la scrittura ha preso il sopravvento.
Ho sempre scritto per me stessa, ho delle cartelle piene di racconti che ancora conservo: scrivo, provo e cerco il mio stile. Nel giornalismo ci si adatta a ciò che si racconta, lo scrittore diventa tale quando ha acquistato uno stile suo, riconoscibile. Il mio libro "Una bambina e basta" è autobiografico con un'angolazione psicologica di me bambina che narra le esperienze durante le leggi razziali; mi ha stupito il fatto che abbia trovato il favore del pubblico degli studenti nelle scuole. Quando è stata istituita la "Giornata della Memoria" il libro è diventato un piccolo classico, adatto ai bambini, che tratta temi tragici non in maniera tragica.

Qual è la sua più grande soddisfazione come scrittrice? Questi riconoscimenti come hanno trasformato la sua vita?
Quando si scrive certo si pensa e spera che possa andare bene. Girare per le scuole è una dimensione che mi piace, non solo per la presentazione del libro e per parlare della "Memoria", ma per il confronto, per le discussioni che vengono fuori con i ragazzi e per lo scambio costruttivo di diversi punti di vista. Un bambino egiziano una volta mi ha detto: "Ma lei ha raccontato la mia storia!", questo perché anche lui è stato sradicato dal suo mondo. L'altra soddisfazione grande è stata la vittoria della V edizione del Premio "Strega giovani" nel 2018 con "Questo giorno è già domani"; sono stata premiata da una giuria di ragazzi tra i 16 e 18 anni, in rappresentanza di circa 55 licei di tutto il territorio nazionale. Mi sono fatta questa idea: con i bambini prevale il lato affettivo, infatti mi chiedono quando sono nata, dove abito, chi era mio papà; con i ragazzi della secondaria si aprono discussioni; quelli più grandi che hanno letto il libro approfonditamente fanno tante osservazioni e domande che neanche gli adulti, e ciò è formativo anche per me e mi mette in moto dal punto di vista letterario. Alcune esperienze nelle scuole sono state fonte di ispirazione, come quella volta in cui ho chiesto ad una bambina rossissima di capelli, soprannominata "lenticchia", se potevo usare il suo nome per uno dei miei racconti. Anche la parola "ingiustiziato", utilizzata in un mio libro, è stata inventata da un bambino. Molto dipende dagli insegnanti che non devono essere didascalici, ma motivati per trasmettere ai ragazzi la passione. La genialità dei bambini è quella che mi entusiasma.
Nel pentolone delle novità editoriali quali progetti ci sono in programma?
Sono appena usciti l'ultimo libro che si chiama "L'anima ciliegia" e la nuova edizione illustrata e adattata per bambini di "Una bambina e basta".
Dati gli enormi cambiamenti tecnologici, oltre che sociali, come può la scuola rimanere al passo con i tempi per essere attrattiva? Cosa possiamo fare noi docenti per poter traghettare e sensibilizzare i ragazzi verso lo studio, il piacere della lettura e la passione alla scrittura?
E' la tecnologia che deve rappresentare il futuro, però la conoscenza e lo studio non possono essere fagocitati da essa. I docenti devono fare in modo che la tecnologia sia uno degli aspetti, una sfaccettatura del lavoro educativo.
Quale augurio vorrebbe dedicare ai ragazzi per il loro futuro e alla scuola italiana?
L'augurio è di continuare ad avere e trovare insegnanti non solo validi ma appassionati, al di fuori delle "regole" e delle mode, ce ne sono tanti che sanno trascinare: il grande incontro con il grande Maestro.

Lia Levi aveva sei anni quando frequentava una scuola pubblica, ma siccome all'epoca gli Ebrei non avevano diritto al lavoro e allo studio dovette abbandonarla, era il periodo della caccia all'Ebreo. Si salvò perché portata in un convento di suore sotto falsa identità, facendo finta di essere cattolica. Dal 1994 non ha più smesso di raccontare la sua storia attraverso i libri, sia per ragazzi che per adulti. Appartiene alla categoria di quelli definiti gli scampati e non sopravvissuti. Il senso di abbandono, la paura di non rivedere più i propri genitori hanno fatto di lei una donna, una professionista dall'alta ironia intellettiva, che è diventata il suo stile vincente. Il suo approccio comunicativo e relazionale empatico, la sua apertura nell'accettazione dell'altro, nella condivisione e nello scambio diventano le sue fonti ispiratrici e ne fanno una rappresentante di una specie umana ormai rara.

Grazie Lia Levi, fortunati noi tutti ad essere stati "visti".


Barbara Riccardi
Docente dell' IC "Padre Semeria" di Roma, Global Teacher Prize, counsellor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional