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n. 97 novembre 2019
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Pensieri, parole e programmi per il futuro aggiornamento dei docenti
di Pellegrino Marco - Formazione
Immagine tratta da https://www.icperasso.edu.it/
Immagine tratta da https://www.icperasso.edu.it/
Novembre si sta rivelando un mese di gran fermento per il MIUR e di decisioni che dovrebbero avere ricadute sull'intero sistema scolastico nell'arco del nuovo triennio che si è aperto da poco.
Mi vorrei soffermare, nello specifico, sulla formazione dei docenti e sulle idee e i programmi dei decisori in merito a ciò, cercando di dirimere il campo da alcuni dubbi e di riflettere sul panorama che si sta profilando.
Ai docenti è stato ri-accreditato a metà settembre, per l'anno 2019-2020, il bonus di 500 euro, comprensivo dei residui dell'anno precedente, ed è chiara ormai la loro destinazione. La percentuale di docenti che investe tutta o parte della somma in iniziative formative continua ad essere bassa, ma d'altronde ognuno utilizza come meglio crede, nei limiti di quanto stabilito, il fondo che ha a disposizione. Il campo su cui invece la politica dovrebbe muoversi con più sistematicità e lungimiranza è quello della formazione strutturale da organizzare all'interno degli Ambiti e dei singoli Istituti, intesi come organismi autonomi in grado di pianificare effettivi e utili percorsi formativi, proprio nel rispetto delle caratteristiche territoriali e delle realtà peculiari e delle esigenze riportate nei rapporti di autovalutazione e nei piani di miglioramento conseguenti.
Nell'ultimo triennio, appena concluso, agli Ambiti territoriali sono state assegnate risorse impiegate nell'organizzazione e realizzazione di corsi rivolti ai docenti appartenenti agli Istituti dell'Ambito stesso, su tematiche concordate e stabilite in base a rilevazioni e sondaggi vari. A parte qualche caso di gestione separata delle quote, comunque sempre rendicontate dalla Scuola polo, in sostanza sono stati finanziati corsi che hanno visto la partecipazione volontaria dei singoli docenti appartenenti alle diverse realtà (a volte molto diverse e distanti tra loro); se da un lato questo ha consentito di formarsi gratuitamente, in modo logisticamente più agevole e di confrontarsi con colleghi operanti in uno stesso territorio, dall'altro si è generato un flusso di persone che, al rientro nelle loro scuole, ha potuto spendere poco, se non per nulla, le conoscenze e le competenze acquisite, e incidere relativamente sui processi e sulle pratiche di insegnamento, a livello Collegiale, in vista dei miglioramenti pianificati.

"Formazione docenti, ATA e personale educativo: Miur e sindacati al lavoro per la stesura del Contratto integrativo sui criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione... Uno dei punti di novità è che i poli scolastici per la formazione diventeranno articolazioni dell'amministrazione centrale, affidando direttamente alle scuole parte sostanziale dei fondi per la formazione. Le iniziative dovranno essere sempre deliberate dal Collegio docenti. Sarà garantita la possibilità di autoaggiornamento, sempre nell'ambito delle finalità definite nel piano della formazione della scuola (PTOF)... i poli scolastici per la formazione da soggetti attivi decisionali diventano articolazioni strumentali dell´amministrazione centrale. Si affidano direttamente alle scuole parte sostanziale dei fondi della formazione per la gestione delle iniziative votate in Collegio dei Docenti" (da Orizzonte Scuola del 6 novembre 2019).

Da quello che si evince dal testo riportato, nel giro di poche settimane verranno stanziate le somme di denaro per la formazione nel prossimo triennio; l'aspetto interessante e nuovo, che richiama quanto detto in precedenza, riguarda la ripartizione delle quote, attraverso gli Ambiti, da assegnare ai singoli Istituti, proprio per il soddisfacimento dei bisogni formativi esplicitati nei PTOF. Se dovesse andare così, si realizzerebbe concretamente il piano formativo della singola realtà, contingente e rispondente alle linee di indirizzo della scuola; i docenti formati potrebbero costituire, in seguito, gruppi di lavoro operativi ed effettivamente incidenti e si porrebbero basi solide per attivare processi di cambiamento sostanziali.
Discorso che si intreccia a questo, ma che deve essere considerato anche separatamente, è quello della formazione che il singolo docente può pianificare, sapendo di avere a disposizione i seguenti canali:

-bonus di 500 euro;
-formazione organizzata dall'Ambito;
-formazione organizzata dall'Istituto;
-autoformazione in ambienti e contesti non formali e informali.

I primi tre, teoricamente, consentono l'aggiornamento del portfolio personale, se i percorsi sono erogati da enti accreditati dal MIUR e se sono rispettosi delle linee di indirizzo del Collegio di appartenenza o dei Collegi di Ambito; il quarto canale, pur se esula dal discorso del riconoscimento istituzionale, comporta, in pratica, un accrescimento delle conoscenze e delle competenze del docente, aventi spesso una maggiore ricaduta sulla pratica didattica quotidiana; queste ultime possono rimpinguare, nell'eventualità, il profilo professionale del singolo, di cui il Dirigente può tenere conto in caso di assegnazione di incarichi e ruoli.
Nell'ultimo periodo, il Ministro ha rivolto l'attenzione alla formazione sull'Inclusione. La situazione attuale vede il Sostegno scolastico ancora carente e arrancante, rispetto ai bisogni concreti e ai repentini passaggi legislativi, per cui è necessario formare e stabilizzare le tante figure precarie e/o non specializzate, continuare a formare il personale già stabile nel sistema (di sostegno e non), e reclutare nuove risorse. Sembra che la direzione sia quella giusta, infatti si parla di:

-11 milioni dal 2020 per la formazione dei docenti in materia di inclusione scolastica;
-diminuzione dei posti in deroga, con la trasformazione di alcune cattedre da organico di fatto in organico di diritto (al momento i posti in deroga sono, annualmente, circa 50.000).
-aumento dei posti per TFA sostegno (al momento sono previsti 14.000 posti)
-formazione docenti curricolari.

Nell'attesa, mi permetto di consigliare ai docenti di continuare a formarsi, orientando le scelte e articolando al meglio il proprio percorso, nel rispetto delle differenze che poi si trovano ogni giorno espresse nelle aule scolastiche. Il rischio che si corre nei periodi di sovraesposizione al "bombardamento" delle proposte e delle offerte, è optare per le soluzioni più facili, più comode, quelle in cui ci si muove già bene, oppure quelle che piovono addosso; è opportuno anche mettersi nelle condizioni di fare esperienze di senso, che scuotono, provocano cambiamenti e che fanno riflettere, magari attraverso il confronto e la condivisione con altri colleghi.

La formazione non è un dovere ma un diritto, non va vista come obbligo ma come possibilità; i docenti non devono porsi il problema di ottemperare agli obblighi del Ministro di turno, casomai è quest'ultimo ad avere l'obbligo di rispettare i bisogni della Scuola e di chi la fa.


Marco Pellegrino
Docente di sostegno dell'IC "Maria Montessori" di Roma e formatore nella didattica inclusiva e per competenze
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