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n. 97 novembre 2019
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Articolo 'La scuola e l'educazione'  >>>
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La scuola e l'educazione
Una grande aspettativa sociale e politica
di Ventre Angela - Orizzonte scuola
https://www.edesseredonna.it/cultura/littoria-la-bonifica-della-palude-dellanalfabetismo-un-lavoro-compiuto-parallelo/
https://www.edesseredonna.it/cultura/littoria-la-bonifica-della-palude-dellanalfabetismo-un-lavoro-compiuto-parallelo/
Negli ultimi anni la scuola ha cambiato aspetto; le continue riforme di cui è stata protagonista hanno spinto non solo gli esperti dei processi educativi, gli specialisti dei problemi pedagogici, gli studiosi di storia e delle istituzioni, ma anche semplici e futuri insegnanti, impegnati nella preparazione di una didattica efficace, a conoscere la storia dell'istruzione e dell'educazione in Italia (Pazzaglia, Sani, 2001). La storia della scuola italiana, a mio avviso, va studiata in relazione alle vicende storico-politiche e sociali che hanno interessato il nostro paese, in quanto attraverso di esse è possibile conoscere i molteplici processi che hanno caratterizzato, e continuano a farlo, la vita della scuola e delle istituzioni educative (Pazzaglia, Sani, 2001).
Molte sono state, infatti, le Riforme che hanno riguardato la scuola italiana dall'Unità ad oggi:
-leggi Casati e Coppino con le quali si è cercato di combattere l'analfabetismo, che nel 1861 interessava circa il 74% dei cittadini, e assicurare a tutti i cittadini le conoscenze elementari del leggere, scrivere e far di conto;
-Programmi del 1888 preceduti dalle "Istruzioni" del pedagogista Aristide Gabelli, il quale sosteneva che la scuola doveva essere vicina alla vita, "accomodata al tempo";
-Riforma Gentile del 1923 che colloca la scuola italiana in una nuova prospettiva, organica e unitaria, opposta alla precedente concezione positivista dell'individuo e della scuola;
-Carta di Bottai, la scuola media unificata, la Riforma del 1973 e i Decreti Delegati; i Programmi del 1985;
-legge n. 517 del 1971 che introduce l'obbligo della programmazione didattica e curricolare, la possibilità di lavorare per classi aperte, l'introduzione del principio della valutazione formativa continua, ricavata dal'osservazione della maturazione e dei progressi d'apprendimento dell'allievo e quello dell'integrazione dei ragazzi portatori di handicap, con abolizione delle classi speciali;
-Riforme della Moratti e della Gelmini;
-La legge 107 del 2015 della Buona Scuola, ultima riforma su cui si fonda l'organizzazione di tutte le istituzione scolastiche italiane.

E' possibile notare come ognuna di esse è legata ad una fase storico - politica ben precisa del nostro Paese, quasi a testimoniare come la scuola sia stata e continua ad esserlo, strumento di consenso politico, una grande aspettativa sociale e politica. Già dall'Unità d'Italia si utilizzò la scuola come mezzo di formazione della coscienza del popolo. Se la politica aveva creato lo Stato italiano, la scuola doveva crearne lo spirito, quasi rispondendo al celebre aforisma attribuito a Massimo D'Azeglio: "L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani!".
Questa forma di strumentalizzazione della scuola è maggiormente evidente in un periodo storico molto noto, quello del regime fascista.
Il fascismo, infatti, avvertì la necessità di assicurarsi ampio consenso tra le masse e una delle vie attraverso le quali tentò di raggiungere questo scopo fu il totale controllo dell'educazione e dell'insegnamento scolastico. Tale controllo portò alla nascita di un totalitarismo pedagogico di massa.
Prima, però, che il regime realizzasse l'irreggimentazione e l'indottrinamento dei giovani attraverso la fascistizzazione della scuola e il totale controllo dei processi educativi e formativi che in essa si attuavano, si affidò la politica scolastica del paese a Giovanni Gentile.
La Riforma, attuata dall'allora ministro della Pubblica Istruzione, fu la più grande dopo la legge Casati; fu innovativa sia sul piano culturale che didattico. Con essa si agì in profondità e in vastità, nella scuola italiana, abolendo, rinnovando, creando, ma perseguendo un unico obbiettivo: formare la personalità dell'allievo, futuro uomo, il cui agire avrebbe inciso sulla società.
Si puntò a ridare dignità al ruolo degli insegnanti e agli studi, assegnando alla scuola pubblica un'alta funzione di controllo su tutto l'insegnamento medio, che aveva l'importante e il delicato compito di formare le menti delle nuove generazioni.
La scuola fu riportata, con la Riforma Gentile, alla sua funzione educativa più autentica, e le indicazioni metodologiche dei precedenti programmi furono ridimensionate, questo perché si desiderava che tra maestro e scolaro ci fosse una comunione spirituale diretta, senza la mediazione dei metodi. I contenuti erano soltanto indicativi perché era il maestro che doveva trovare come raggiungere i risultati fissati; infatti, il maestro non trasmetteva cultura, ma ricreava e ricostruiva, attraverso il suo sapere, la cultura stessa. E' evidente che la scuola pensata, progettata e realizzata da Gentile non coincideva con quella tanto desiderata dal Regime, cioè trasformare la scuola in uno strumento di consenso alla sua politica. Ecco perché Gentile fu costretto alle dimissioni e la sua, tanto voluta inizialmente, Riforma fu ritoccata fino a privarla dei suoi fini educativi.

La politica dei "ritocchi" fu l'inizio di un lungo periodo di riforme nel settore scolastico che si concretizzarono nella "fascistizzazione" della scuola, nell'introduzione del Testo Unico di Stato e dell'insegnamento della cultura militare, nella "bonifica" di De Vecchi e nella Carta della Scuola di Bottai.
L'intento del fascismo fu di assorbire la scuola nei suoi quadri politici e ideologici. Alla scuola fu affidato il compito di trasmettere l'ideologia fascista. La scuola doveva adeguarsi alla struttura politica, economica e sociale del regime, liberandosi dell'impostazione intellettualistica e facendosi promotrice di un'educazione e di una formazione concreta. Non doveva essere informativa ma formativa, cioè, come un laboratorio, dove produrre consenso e insegnare i valori fondamentali del fascismo. I giovani che uscivano dalla nuova scuola dovevano essere moralmente e intellettualmente pronti a circolare nelle arterie del nuovo Impero (Canestri, Recuperati, 1976).
Per la pedagogia fascista tutto doveva avvenire entro lo Stato e nulla al di fuori di esso era possibile.

Con le successive riforme della scuola, i governi italiani non hanno certamente tentato di indottrinare, come ha fatto il Fascismo, la formazione dei giovani verso l'una o l'altra ideologia politica ma, sicuramente, hanno utilizzato la scuola come strumento di consenso politico, sminuendo il valore dell'istituzione scolastica che è quello di educare le coscienze all'agire in maniera consapevole.


Angela Ventre
Docente dell' IC "Alfieri-Lante della Rovere" di Roma e tutor nei percorsi formativi di Sysform
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