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n. 98 dicembre 2019
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Articolo 'Il cinema che educa'  >>>
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Il cinema che educa
Un ponte in classe come metafora di incontro
di Melchiorre Simonetta - Didattica per competenze
"Ci servirebbe un posto", continuò Leslie, "tutto per noi. Sarebbe un posto talmente segreto che non ne parleremmo mai con nessuno al mondo". Jess oscillò all'indietro e fece strisciare i piedi a terra per fermarsi. Leslie abbassò la voce fino a bisbigliare. "Sarebbe un regno segreto. E io e te ne saremmo i monarchi". Le sue parole lo avevano colpito. Gli sarebbe piaciuto essere il re di qualcosa. Anche se non era una cosa reale. [...] Lei annuì. "Non preoccuparti. Un giorno o l'altro ci riuscirai". Lui le credette, perché lì, nella luce ombreggiata della roccaforte, tutto sembrava possibile. Insieme, loro due erano padroni del mondo, e nessuno poteva distruggerli ...

Tratto dal romanzo di Katherine Paterson, "Un ponte per Terabithia"
Puzzle di foto di alcune attività del progetto
Puzzle di foto di alcune attività del progetto

Anche quest'anno, per il terzo anno consecutivo, è presente nel PTOF del mio istituto il progetto "La settimana del cinema: i film entrano in classe", che ho elaborato e condotto.
Ho già avuto modo di esprimere il mio pensiero riguardo alla potenza della narrazione filmica per svolgere un efficace lavoro sulle emozioni, sulla crescita della persona ma anche come utile ausilio per lo svolgimento della didattica in classe. Lavorare sulla lettura filmica allena alla capacità di percepirsi mentre si sta provando un'emozione, ci rende maggiormente coscienti dei nostri pensieri, delle nostre convinzioni mentre affiorano e questo è fondamentale per poter vivere consapevolmente le relazioni che l'esistenza ci dona.
Tutto questo viene "condito" da un ingrediente fondamentale che dà sapore e sostanza al nostro "piatto": la coralità. Vedere un film tutti insieme, dibattere subito dopo delle tematiche affrontate nella storia, "leggere" insieme al gruppo gli avvenimenti e i personaggi trasportandoli nella nostra vita e ascoltare le riflessioni degli altri fa crescere e maturare una coscienza collettiva, il gruppo fa da amplificatore, si compie un'energia creativa quasi miracolosa e misteriosa che realizza delle vere e proprie opere d'arte: poesie, racconti, dipinti... tutto diventa più bello, più profondo, più significativo. Da un lavoro di questo genere si esce trasformati, poco o tanto non è così importante, ognuno a suo modo non sarà più lo stesso.

Più in generale il mio progetto intende accompagnare i docenti ad un uso consapevole dei video nella didattica, implementare l'uso della narrazione filmica a scuola come strumento formativo e di crescita della persona, arricchire il bagaglio strumentale degli insegnanti, migliorare la qualità di relazione e la conoscenza di sé e dell'altro, colmare nella scuola la distanza nei confronti delle nuove forme di espressione e di comunicazione in genere.
L'immaginazione è il tema proposto; mi interessava soprattutto approfondire come questa capacità dell'essere umano potesse avere due possibili utilizzi: fuga dal reale, come chiusura e nascondimento di sé, e capacità in grado di sviluppare risorse ed energie per vivere meglio.

Ho proposto una serie di film in base alle diverse età degli alunni. Per le classi quarte, quinte di scuola primaria e per le classi della scuola secondaria di primo grado ho scelto, fra gli altri, "Un ponte per Terabithia", un film del 2007 tratto dall'omonimo romanzo di Katherine Paterson.
Questo film è potente perché offre innumerevoli spunti prima di tutto per un lavoro su se stessi:

-affronta il conflitto all'interno della famiglia, il senso di solitudine che in alcune situazioni si può provare, le incomprensioni, le gelosie;
-parla del rapporto che i ragazzi possono avere con la scuola e con i compagni, le ingiustizie, i soprusi (non mi piace il termine bullismo, è un'etichetta troppo limitante, come tutte le etichette del resto);
-riflette sulle maschere che decidiamo di indossare con gli altri come reazione al dolore;
-narra dell'amicizia e dell'amore;
-affronta il tema della morte, della solitudine, del senso di colpa;
-mostra i due aspetti dell'immaginazione fuga/risorsa in modo chiaro ed efficace.

L'unico dubbio che mi pongo sempre, prima di far vedere questo film, è legato alla morte di Leslie, una delle protagoniste: perché quella fine in un film per ragazzi? Perché interrompere un'amicizia così bella ed esclusiva? Perché precluderci ad un lieto fine tanto rassicurante e che lascia tutti soddisfatti? Perché darci questo dolore?
Quest'anno ho deciso di preparare i miei alunni a questo evento, di parlarne prima con loro e non nel dibattito "a caldo" subito dopo la visione, perché sono cresciuta in consapevolezza e alcune storie presenti nella mia classe richiedono un'attenzione e una delicatezza estremi.

Questa morte rappresenta un momento di riflessione importante: i personaggi delle storie possono essere vissuti anche come parti di noi, come aspetti del nostro carattere che vediamo proiettati al di fuori, sul grande schermo, e su cui possiamo riflettere. Quali atteggiamenti, quali modi di affrontare la vita, di entrare in relazione con gli altri dobbiamo abbandonare, dobbiamo "far morire" per poterci aprire pienamente a ciò che ci circonda?
Questo ho chiesto ai miei bambini mentre "spoileravo" la fine del film. Infatti, solo dopo la scomparsa di Leslie, Jess si apre al mondo, accetta di condividere Terabithia con la sorella, capisce che la fantasia e il sogno sono risorse che vanno condivise, messe in circolo e non solo un modo per fuggire dal dolore. Qui è stata potente la metafora del ponte come congiunzione tra me e l'altro ma anche come unione, passaggio osmotico tra la realtà e l'immaginazione.
Il dolore per la morte della protagonista è inevitabile, se la leggiamo in questo modo, infatti la storia prosegue mostrandoci le trasformazioni di Jesse, l'altro protagonista, la forza e la fiducia conquistate.

Abbiamo visto il film insieme alle altre quinte del nostro istituto e alcune classi di scuola media: questa storia prima ancora di raccontarsi aveva creato il suo primo ponte, un piccolo e timido miracolo di unione e scambio, ci aveva messo in relazione.

Sarebbero davvero molte le riflessioni e le condivisioni di quanto è scaturito dal film ma un articolo non basterebbe. Mi limito ad elencare alcune delle attività laboratoriali succedute alla visione, le potete vedere sulla pagina del gruppo de "La Scuola Possibile" oppure sulla pagina del mio istituto (i link sono elencati tra gli indirizzi web, a destra dell'articolo):

-abbiamo lavorato sulla poesia S'i' fosse foco, arderei 'l mondo di Cecco Angiolieri (vedi foto a fianco); in questo laboratorio di poesia abbiamo giocato ad immaginare di "distruggere" il mondo così come lo vediamo, nelle sue parti che ci piacciono meno, come hanno tentato di fare inizialmente i due protagonisti del film. Intanto un piccolo gruppo realizzava la mimèsi della poesia.
Ho chiesto ai miei alunni di scrivere una lettera a Leslie in cui raccontare cosa è accaduto, dopo la sua morte, nella vita di Jesse e a Terabithia, in cui esprimere i propri sentimenti e le proprie riflessioni legate a quella separazione;

-stiamo realizzando la nostra Terabithia, un grande cartellone in cui dare sfogo all' immaginazione creando un mondo tutto nostro e, prendendo spunto dalle "scoiene" presenti nel film (incrocio tra scoiattoli e iene), creare personaggi nati dalla fusione di due realtà differenti; per facilitare l'ispirazione ho letto loro alcune pagine di "Stranalandia", un libro di Stefano Benni;

-stiamo scrivendo la recensione del film dove non raccontiamo tanto la storia quanto piuttosto le riflessioni legate ai diversi passaggi narrati.

Tutte queste proposte sono state accompagnate da momenti corali di riflessione sia prima che dopo.

Ho in mente di realizzare anche un momento che coinvolga il corpo e la sua potenza espressiva con il gioco del "fare finta di...": si decidono due oggetti, massimo tre, poi in cerchio, e inizialmente uno alla volta, si fa finta che l'oggetto sia un'altra cosa, mimandone l'uso: un bastone può essere una spada, un cavallo, un remo, un cannocchiale. In seguito, la trasformazione fantastica dell'oggetto può essere fatta in piccoli gruppi, accompagnando l'immaginazione anche con suoni, versi, rumori...

Il laboratorio non è ancora concluso, ogni classe ha deciso di soffermarsi sugli aspetti che maggiormente l'hanno coinvolta: questo è il percorso che ho realizzato nella mia.


Simonetta Melchiorre
Docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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