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n.99 gennaio 2020
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"Il ragno artigiano" e la sua magnifica tela
Incontro con Giuliana Pallai a "La Fiera del libro" di Roma
di Melchiorre Simonetta - Orizzonte scuola

L'insegnamento e l'apprendimento a qualsiasi livello, in qualsiasi contesto, per qualsiasi ragione avvengano sono atti creativi, generativi di qualcosa che prima non era in quella forma e che si plasma, si fonde, "viene digerito" in modo differente a seconda dell'organismo che se ne ciba.
Non possiamo dimenticare, quindi, la dimensione umana della relazione educativa, le mie parole mentre "cadono" sulla mia classe si trasformano, acquistano nuova vita, nuovi significati, assumono colori differenti a seconda dell'umore, delle strutture mentali, dell'emotività e delle esperienze pregresse di chi le ascolta.
Qualunque processo di acquisizione e comprensione, dunque, prevede un processo di metabolizzazione e trasformazione.
Il pensiero va allenato, sia quello convergente sia quello divergente; è importante mettere in moto entrambi mentre a me sembra che la scuola ancora si occupi prevalentemente della capacità confluente del pensiero; utilissimo per non dover creare soluzioni e modalità di comportamento sempre nuove, per non ricominciare da capo ogni volta e utilizzare quello che già c'è: per evitare un inutile spreco di energie e di tempo a volte è utile mettere in campo soluzioni già sperimentate e vincenti.
Separare quindi questi due "mondi", questi due processi di pensiero e preferire l'uno a discapito dell'altro significherebbe condannare l'uomo ad un continuo inizio, come in quei film in cui il protagonista si ritrova a vivere ripetutamente lo stesso giorno, a ricominciare ogni attività daccapo (questo avverrebbe se utilizzassimo solo ed esclusivamente il pensiero divergente) oppure condanneremmo l'essere umano a perdere la propria capacità di creazione, gli impediremmo di dare vita a realtà nuove, mai sperimentate ma immaginate (questo avverrebbe se utilizzassimo solo ed esclusivamente il pensiero convergente).
Separare il pensiero divergente da quello convergente, oppure inserirli in una classifica, significherebbe ancora una volta separare l'umanità che c'è dietro, dimostrerebbe di non considerare l'uomo nella sua dimensione olistica.
Quindi la creatività deve poter essere un ingrediente irrinunciabile nel processo educativo e direi anche esistenziale. La fluidità e la flessibilità cognitiva, l'originalità, l'apertura a soluzioni, idee, realtà differenti, e anche in apparente contrasto tra loro, sono capacità preziose portate in dono dall'esercizio costante della creatività; sono risorse che ci aiutano a vivere in modo più efficace la complessità del reale.
Credo inoltre che le persone creative si annusino da lontano, si trovino, si riconoscano tra loro.

Così è accaduto che durante un'uscita didattica alla Fiera del libro io abbia incontrato "un'anima simile", una persona che utilizza l'arte per creare bellezza all'interno della scuola e nella sua vita. Mi hanno colpito così tanto la sua passione e il suo lavoro che le ho chiesto di scrivere con me questo articolo per condividere un frammento della sua esperienza e far conoscere ai lettori de "La scuola possibile" un'antica tecnica pittorica giapponese: il Suminagashi; lo stupore e la concentrazione che l'accompagnano la rendono un'esperienza efficace anche (direi soprattutto) con quegli alunni che mostrano difficoltà comportamentali e di apprendimento legate all'ansia e all'impulsività.
Si chiama Giuliana Pallai e sarà lei stessa a raccontarsi:

"Sicuramente la mia formazione è stata costellata da tante esperienze che come congiunzioni astrali si sono incrociate per indicarmi una strada che ora, a cinquanta anni, posso dire meravigliosamente appagante.
Provengo da una famiglia molto aperta che ha sempre dato un'importanza rilevante alla formazione; mio papà con diverse lauree sulle spalle, negli anni cinquanta, ha fondato il Centro Studi di via Pavia e le Edizioni Universitarie Romane specializzatesi con il tempo in testi di psicologia e psichiatria; io con i miei tre fratelli abbiamo frequentato scuole montessoriane e sono sicura che questo mi abbia aiutato a stimolare e sviluppare la parte creativa che si celava in me; poi c'è stata la scelta di frequentare il liceo artistico "S. Orsola" dove ho incontrato una professoressa di storia dell'arte fantastica, Vittorina Guarneri, una di quelle insegnanti che dovrebbero avere tutti i ragazzi, che sa far entrare la sua materia nella tua anima in maniera dolcemente prepotente e irresistibilmente travolgente, di una cultura rara, capace di spaziare, durante le sue lezioni, dall'arte alla musica, alla letteratura, al teatro, facendoti così capire che gli argomenti non sono compartimenti stagni ma che ogni cosa avviene a causa di un concatenarsi di avvenimenti che provocano un'infinità di cambiamenti; quello che siamo noi ora lo dobbiamo al nostro passato, alla nostra storia che dobbiamo abbracciare per riconoscerci e non perderci; questa meravigliosa persona, così vitale e appassionata, ha saputo accendere in me una scintilla che poi è diventata fuoco, portandomi ad iscrivermi alla facoltà di Lettere con indirizzo storico-artistico dove ho presentato una tesi in Museologia e storia del collezionismo. Contemporaneamente ho preso il diploma di grafico editoriale ed ho cominciato a lavorare, giovanissima, in azienda fino a dirigerne il reparto di grafica.
Sono sempre stata una perfezionista estremamente scrupolosa: ricordo i pomeriggi passati in tipografia con i macchinisti a cercare di comporre la tonalità di colore alla quale volevo assolutamente arrivare per catturare e poi restituire allo sguardo l'effetto che avevo in mente; non mi ha mai fatto paura imbrattarmi le mani soprattutto se questo mi potava poi a scoprire nuovi modi efficaci per trasmettere emozioni, anzi la consistenza dei vari materiali sulla pelle mi è sempre piaciuta, trovo sia estremamente stimolante toccare i colori e lavorare con le mani, si diventa così parte della materia.
Ho continuato e continuo a formarmi e frequentare tutti i diversi corsi, seminari, workshop che appagano la mia grande curiosità per l'arte, le tecniche e la pedagogia; ho partecipato a scavi di archeologia; ho seguito per diversi anni come caporedattore la rivista "Incontri d'arte" e ho affiancato mio padre quando per un amico gallerista è diventato il suo critico d'arte, ho avuto così l'occasione di frequentare e conoscere artisti del calibro di Monachesi, Maccari, Calabria, Testa, Borghese, Scandurra e tanti altri.

Nel 2006 ho fondato con la mia amica architetto Marta, anche lei mamma di tre bambini, il marchio "Il Ragno Artigiano" con il quale abbiamo fatto laboratori e realizzato un gioco per bambini cucendo stoffe di riciclo, creando così dei copri tavoli con applicazioni animate con le quali i bambini potevano interagire inventando storie, attaccando e staccando i vari pezzi mobili e rifugiarsi nella loro "casa tovaglia" mentre la mamma, tranquillamente e senza un'invasione di giochi in mezzo, poteva svolgere simultaneamente le sue attività nella stessa stanza.
Devo dire che le prime esperienze laboratoriali per strutturare i bambini verso stimoli che potessero farli crescere a livello cognitivo, facendo sviluppare fantasia e creatività, si sono evolute da quando è nata la mia prima figlia nel 2002 a quando è nata la terza nel 2005; in questi anni avevo costituto con alcune mamme del "parco" uno spazio dove far incontrare i bambini nei lunghi pomeriggi invernali; avevamo formato uno spazio dove potevano dipingere, manipolare, pasticciare, ritagliare, incollare, senza paura di sporcarsi o di sporcare; è stato questo forse il primo momento in cui ho iniziato ad osservare con un interesse e un trasporto che mi è difficile descrivere i comportamenti dei bambini durante le fasi del loro apprendimento creativo, le dinamiche che si creavano tra i vari fratelli e tra i vari componenti del gruppo, in me si è aperto un mondo nuovo incredibilmente attraente e affascinante che mi ha fatto orientare verso quel sentiero che ho cominciato a percorrere con la curiosità di un pioniere.
Per mia formazione ho sempre creduto profondamente nel rapporto tra scuola e famiglia e quindi quando serviva ho sempre messo con piacere a disposizione delle scuole delle mie tre figlie le mie competenze e così ancora oggi.
Nel 2011 come "Il Ragno Artigiano", con Marta, ho condotto laboratori per tutto lo svolgimento della manifestazione "La Città in Tasca", meravigliosa iniziativa rivolta ai bambini e allo sviluppo della loro creatività e fantasia; ho proseguito anche quando la mia amica ha ripreso la sua attività di architetto del restauro.
Da una quindicina di anni pratico anche la tecnica del Suminagashi, proponendola nelle scuole primarie, dalla terza, e nella scuola media con dei risultati che mi colpiscono sempre molto.
Da tempo sentivo forti in me il bisogno e il desiderio che "Il ragno artigiano" potesse diventare uno spazio dove fare con i bambini storia dell'arte applicata, con tecniche artistiche, un luogo che fosse un fermento di scambi, di ispirazione e sperimentazioni per bambini, dove loro potessero esprimere la loro creatività sviluppando la fantasia, facendo crescere l'autostima; dall'anno scorso finalmente questo posto esiste e io ne sono profondamente orgogliosa ed entusiasta
".

Per avere maggiori informazioni sui laboratori de "Il ragno artigiano" è possibile visitare la pagina Facebook (clicca sui link presenti nella colonna a destra dell'articolo - indirizzi web).


Simonetta Melchiorre
Docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)

Giuliana Pallai
Curatrice dei laboratori de "Il ragno artigiano" e conduttrice di workshop artistici presso diverse scuole di primo e secondo grado
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