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n.99 gennaio 2020
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Articolo 'Bullismo e pregiudizio'  >>>
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Bullismo e pregiudizio
Intervenire sulla natura psicosociale del pregiudizio per contrastare il bullismo
di Calcagni Maria - Scuola e dintorni
Gli studiosi riconducono gli episodi di bullismo a diversi fattori sia individuali che sociali: il temperamento dell'individuo, il modello familiare o i preconcetti presenti nelle dinamiche di gruppo e nei diversi contesti sociali. Un ruolo chiave nella determinazione di atti di prepotenza viene attribuito a meccanismi psicologici attivati da difficoltà nelle capacità empatiche, alla mancanza di abilità affettive e relazionali che inducono a quel "disimpegno morale" attraverso il quale viene legittimato il comportamento aggressivo: "Scherzavo!", "E' a fin di bene!" "Lo fanno tutti!". A volte tale disimpegno trae origine da idee, opinioni concepite sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione e da indurre quindi in errore.
Tutti gli esseri umani organizzano la propria conoscenza del mondo che li circonda mediante processi di categorizzazione al solo fine di semplificare la realtà. In altri termini, le esperienze della vita vengono ordinate in categorie e schemi cognitivi astratti che ci permettono di controllare il nostro ambiente e di funzionare in maniera efficace. Tendiamo a distinguere le persone in gruppi sociali differenti tra loro (riunendo gli individui per sesso, professione, etnia, nazionalità̀, ecc.). La nostra stessa identità sociale si fonda sul rappresentarci come appartenenti a gruppi sociali (femmine, insegnanti, italiani, ecc.) distinti da altri gruppi sociali (maschi, ingegneri, asiatici ecc. ). La naturale propensione a distinguerci si collega all'attribuzione a ciascun gruppo sociale di specifiche caratteristiche sulle quali nutrire aspettative sul modo di comportarsi degli appartenenti; formiamo così stereotipi ovvero rappresentazioni rigide dei gruppi sociali. Gli stereotipi però possono divenire pregiudizi, quando alla rappresentazione vengono associati giudizi di valore positivo o negativo (gli orientali sono tutti bravi in matematica, valore positivo; sono poco inclini a socializzare, valore negativo).
Gli studi dimostrano che le persone tendono ad attribuire più stereotipi e pregiudizi positivi ai propri gruppi sociali di appartenenza e ad attribuire quelli negativi ai membri di altri gruppi sociali (per un approfondimento si consiglia la lettura del testo Comunicazione interculturale di Mucchi e Faina del 2006, edito da Laterza).
In un sistema scolastico sempre più inserito in una dimensione di post - modernità, dove la molteplicità di linguaggi determina disorientamento, le classi sono sempre più costituite da individui appartenenti a diverse categorie, soggette ad emozioni positive e negative, che necessitano di essere guidati a riconoscere la natura e la veridicità di stereotipi e pregiudizi culturali. Diventa fondamentale pensare ad attività che educhino alla diversità attraverso le differenze. L'apprendimento cooperativo (Cooperative Learning) è una delle metodologie didattiche considerate funzionali a ridurre il pregiudizio e la concezione stereotipata dell'altro; coinvolgendo gli alunni in un lavoro di gruppo finalizzato ad uno scopo comune e condiviso, l'interazione e il contatto tra ragazzi e ragazze vengono facilitati. Non si tratta di un semplice lavoro di gruppo, ma di una attività ben strutturata che implichi una interdipendenza positiva fra i membri, una responsabilità personale del lavoro svolto e competenze sociali, nel rispetto delle idee e delle persone. Altre attività potrebbero essere volte ad aiutare i bambini a mettersi nei panni di un ragazzo o una ragazza appartenente ad un'altra cultura o etnia, lingua o disabilità (Mettiamoci nei panni di...) per valorizzare e comprendere le differenze ma anche e soprattutto per considerare quello che ci unisce, nella prospettiva di un nuovo modello di cultura che esalti le diversità e rispetti le differenze.

In sintesi, ciò che bisogna superare è l'idea anomala "attaccata" alla parola "diverso", che induce alla diffidenza, anche attraverso la realizzazione nella scuola di modelli di intervento che, mediante una comprensione reciproca basata su valori condivisi, promuova la partecipazione all'impegno evolutivo dell'altro.


Maria Calcagni
Docente di scuola primaria presso l'Istituto Omnicomprensivo di Roccasecca (FR)
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