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n.99 gennaio 2020
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Oggi è il giorno:18 Settembre 2020 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Il valore dell'apprendimento'  >>>
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Il valore dell'apprendimento
Aspetti, concetti e pratiche della valutazione
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
Immagine tratta da https://iccorropoli.edu.it/valutazione-degli-alunni/
Immagine tratta da https://iccorropoli.edu.it/valutazione-degli-alunni/
Il tema della valutazione è quello più scottante e urgente nella scuola ed è oggetto costante di discussioni tra addetti ai lavori e non, di scelte istituzionali spesso contestate, di pratiche consolidate e di sperimentazioni, di diatribe e confronti (nel migliore dei casi) tra docenti e studenti, tra famiglie e docenti, tra genitori e figli.
Misurare, valutare, valorizzare: i tre termini si completano ma hanno funzioni diverse; è giusto conoscerne i significati e le espressioni, perché il processo è realmente educativo se lascia il segno, che non è solo quello rosso sul foglio, identificato nel numero, nel giudizio o nel simbolo di turno.
La valutazione ha le sue regole e le sue indicazioni operative, non è matematica anche se si esprime in cifre, non è neanche opinione, in quanto il percorso di uno studente non può essere soggetto al libero arbitrio del singolo docente, nonostante si espleti in un contesto "libero" e "autonomo". È una pratica complessa che contempla criteri e modalità scientificamente studiati e applicati ma non può trincerarsi dietro medie e statistiche periodiche: i voti assegnati riguardano gli oggetti dello studio, o dovrebbero, ma incidono fortemente sui soggetti che li ricevono, fino quasi a condizionare e determinare percorsi di vita, nel bene e nel male. L'esperienza, la formazione, la conoscenza degli studenti, il buon senso sono ingredienti imprescindibili per un docente che intende assicurare qualità ai processi educativi, dunque alla valutazione, che ne è parte integrante.
La letteratura, i libri, le riviste, i siti e tutti i canali e i mezzi che parlano di Scuola sono colmi di riferimenti, consigli, proposte per valutare al meglio ma sono ancora troppo diffusi sistemi e pratiche a dir poco discutibili, frutto di istinti, consuetudini, occasionalità ed estemporaneità che vanno affrontate e risolte.

Un sette è più di un cinque, ma ha anche più valore? Dipende.
Dipende dalla fatica, dalla condizione di partenza, dalle circostanze, dall'atteggiamento, dal valore che i soggetti interessati assegnano al voto; è importante attribuire un senso, affinché quell'insufficienza, seppure non grave, sia sufficiente a riflettere, ad assumere comportamenti sempre più adeguati, orientati al miglioramento continuo, perché i momenti formali e cruciali, quelli corrispondenti alle valutazioni sommativa e certificativa, sono in fondo al cammino, non possono fare semplicemente da monito pseudo-pedagogico ("Quando farete l'esame di terza media..."; "Durante le prove della maturità..."). Gli studenti vanno incoraggiati, informati, sostenuti nella riflessione, educati alla comprensione degli eventi; l'avvertimento fine a se stesso non può essere educativo, soprattutto se decontestualizzato e avulso dalla situazione contingente. Il futuro paventato si costruisce giorno dopo giorno, non va temuto come fosse alieno dal quotidiano vivere la scuola. Bisogna dedicare più tempo alla valutazione, ritagliando spazi di condivisione e riflessione sui risultati, affinché la fissità di quel segno sul foglio, in fondo al tema di italiano, derivato dalla media tra sintassi, punteggiatura e aderenza alla traccia, si traduca in strumento di autovalutazione. Se non si può essere certo soddisfatti per un cinque, si può esserlo del tempo che lo studente dedica a capire come muoversi per arrivare ad un sei, non necessariamente ad un otto.
Le prove Invalsi, le OCSE-PISA sono testimonianze di uno spaccato della scuola ma non devono e non possono essere rappresentative della sua complessità: se ne posso trarre elementi conoscitivi e informativi, ma limitati e relativi a tempi e contesti periodicamente variabili. La valutazione a scuola è molto altro, deve andare ben oltre...
Il voto è vissuto ancora come qualcosa che cala dall'alto, atteso, agognato, a volte più gogna che desiderio, espressione di un "potere" esclusivo del docente, che infligge la sentenza, inappuntabile e definitiva.
I principi e i criteri della valutazione andrebbero condivisi sin dall'inizio, con studenti e famiglie, scongiurando quell'effetto sorpresa che allontana il discente da un momento che gli appartiene a tutti gli effetti; va reso invece partecipe, affinché sia consapevole di ciò che ha fatto o non ha fatto e soprattutto di ciò che potrebbe fare.
Il voto non è un accessorio, un abbellimento, la ciliegina sulla torta: è esso stesso apprendimento.
Come volete che reagisca un alunno di prima di scuola primaria davanti ad una "raffica" di numeri, i più disparati, o di giudizi, i soliti da decenni ormai ("Sei ancora troppo lento", "Stai più attento", "Sei uscito fuori dai margini"...)? Innanzitutto quei numeri e quei giudizi (scritti in corsivo "maestrese") non possono essere rivolti a lui/lei per ovvi motivi; inoltre che valore hanno per la sua esperienza? Mi spiace dirlo ma nessuno, nel migliore dei casi. Diventano spesso motivo di discussioni, di confusioni, di disaffezione, di spaesamento. Non sono alla portata del bambino.
Per valutare sempre meglio è importante "mettersi nei panni di...", spogliarsi degli abiti polverosi e ingessanti del docente e tendere ad un'esaustività, a partire dagli strumenti che si hanno a disposizione.

Tra i propositi di inizio anno, mi sbilancio nel fornirvi alcuni suggerimenti in pillole, che sono frutto di esperienza sul campo e di approfondimenti, ma soprattutto di quel buon senso che sta bene dappertutto:

-Discutere sui voti e non per i voti: organizzare forum in aule fisiche e virtuali;
-Quanto hai preso in Storia? Prendere un voto per comprendere il voto: condividere schemi e rubriche di valutazione; organizzare lezioni sulla valutazione, trasversali a tutte le discipline (La "valutazione" come materia scolastica);
-Informarsi sulla valutazione per formarsi sulla valutazione: lo scopo è quello di incidere sui processi e di provocare cambiamenti nelle prassi e nelle metodologie, a scapito delle abitudini e delle vecchie e rassicuranti maniere (partecipazione a corsi mirati, meglio se collegiali);
-Il voto-non vuoto pedagogico: se fine a stesso, il voto non educa ed è vuoto di significati e apprendimenti, necessari ad instillare il bisogno della formazione permanente (costruzione collettiva di strumenti di valutazione);
-Misurare non è valutare; valutare non è valorizzare; ma valorizzare è necessariamente misurare. La misura rappresenta la "cifra", che da numero diviene peculiarità di un percorso di crescita individuale, in cui ognuno si misura (in questo caso la parola corrisponde ad un verbo) con se stesso, prima che con gli altri o con altro.

Dare valore vuol dire rendere significativa l'esperienza della valutazione: quella più spiacevole in cui si prende un 4, un'insufficienza, un "Stai più attento", ma anche quella in cui si riceve un 9, un ottimo, un "Bravissimo con tre stelline".
Vi auguro un anno di buone valutazioni e di sempre meno "Si impegna ma non riesce", perché chi si impegna è già riuscito a fare qualcosa.


Marco Pellegrino
Docente di sostegno dell'IC "Maria Montessori" di Roma e formatore sulla didattica inclusiva e per competenze
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