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n.99 gennaio 2020
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L'adozione a scuola
Valutazione e progettazione per gli alunni adottati
di Russo Raffaella - Inclusione Scolastica
Immagine tratta da https://www.stateofmind.it/
Immagine tratta da https://www.stateofmind.it/
Con la stesura delle Linee Guida per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati (Nota MIUR prot. n. 7443 del 18/12 /2014), si fornisce alla scuola materiale molto utile per valutare e successivamente progettare interventi educativi e didattici favorevoli all'integrazione e valorizzazione degli alunni adottati all'interno del contesto scolastico, in sinergia con la famiglia e con i professionisti esterni che si occupano del bambino.
Innanzitutto va precisato che la sola condizione dell'adozione non necessariamente implica un intervento specifico verso l'alunno. Non bisogna far passare il messaggio che l'adozione equivalga a bisogno educativo speciale e a conseguente Piano Didattico Personalizzato, altrimenti si rischierebbe di etichettare l'alunno, prima ancora del suo ingresso nella scuola, come problematico o con delle mancanze.
D'altra parte, come affermato anche nelle Linee guida e come il lavoro con le famiglie adottive ci insegna, l'adozione presenta degli aspetti particolari che potrebbero rendere più complesso il piano dell'apprendimento. Stiamo parlando di aree critiche. La prima riguarda la storia del bambino che va sempre considerata prima di qualsivoglia intervento. A che età è stato adottato? Quali esperienze precedenti ha vissuto? Inoltre, un aspetto caratteristico di un'adozione internazionale, a differenza di quella nazionale, è sicuramente l'inserimento in un contesto culturale e linguistico differente dal proprio che va ad incidere sulla preesistente frammentazione psichica che il bambino porta con sé, dovuta all'abbandono da parte delle figure genitoriali, alla sensazione di ferita e perdita ad esso connesse.
Le Linee Guida precisano che il bambino ha bisogno di tempi più o meno lunghi in cui possa conoscere il nuovo ambiente, familiarizzare con i genitori e iniziare a costruire le basi per una iniziale fiducia in se stesso e nel mondo esterno, prima di poter pensare ad un inserimento a scuola. Vengono specificati i tempi: per un inserimento alla scuola dell'infanzia o primaria si considerano almeno 3 mesi dal momento dell'arrivo in Italia nella nuova famiglia, per le scuole superiori i tempi si accorciano a un mese e mezzo, due.
È bene considerare inoltre come procedere per l'inserimento. Sicuramente il bambino avrà necessità di conoscere l'ambiente scolastico. Più è piccolo e maggior bisogno avrà di costruire dei rituali nella sua giornata: stessi orari, stessi percorsi, ad esempio dall'aula alla mensa, stesse aule, e che venga rispettata la gradualità, il che implica iniziare con poche ore di permanenza a scuola fino al raggiungimento dell'orario completo. Sembrano aspetti banali e scontati, ma diventano fondamentali se si vuole dare al bambino la possibilità di costruirsi una rappresentazione interna della scuola come ambiente positivo, che non gli richiede troppo, rispetto a quanto la sua disposizione emotiva può offrire in quel momento, che lo accoglie nei suoi bisogni, e che lo integra veramente nel suo contesto, ove integrare non può significare "fare finta di niente".
La scuola deve inoltre considerare che un alunno adottato per adozione internazionale avrà bisogno di tempo per imparare la lingua italiana, ma non dovrà considerarlo al pari di un alunno straniero, per le differenze che le stesse Linee Guida ci sottolineano. Un alunno straniero non sostituisce la sua lingua di origine con l'italiano ma la conserva nella sua famiglia, così come conserva le tradizioni culturali e religiose del suo contesto di appartenenza. Il bambino adottato fa un lavoro diverso perché gradualmente sostituisce la sua lingua, le sue tradizioni, con la lingua e le tradizioni italiane. Le difficoltà maggiori in ambito linguistico ci saranno per quei bambini che vengono adottati in età scolare, mentre i bambini più piccoli avranno più tempo per apprendere la lingua prima di essere inseriti in un contesto ove essa diventa oggetto di studio e valutazione.
Altro aspetto da considerare nell'inserimento di un alunno adottato, riguarda i temi sensibili che vengono affrontati a scuola: uno su tutti è lo studio della storia che parte inevitabilmente dalla propria storia personale. L'insegnante stimola i bambini a mettere ordine gli avvenimenti della propria storia, dalla nascita fino ai giorni attuali, li incoraggia a portare ricordi e oggetti del passato per iniziare a studiare l'uso delle fonti storiche. Quando in classe c'è un alunno adottato, è necessario prestare grande attenzione; gli insegnanti devono avere chiara la storia del bambino, come dovrebbero avere chiara la storia di tutti i bambini della classe e questo presuppone che ci sia stata una buona comunicazione tra scuola e famiglia prima dell'inizio dell'anno scolastico. Per un bambino adottato non è semplice parlare del proprio passato, potrebbe non volerlo fare, e cosa più difficile, se non assurda, sarebbe quella di recuperare delle fonti della sua nascita. Non ci sono ecografie, non ci sono ciucci, oggetti dei primi mesi di vita.
Evitiamo allora di organizzare attività differenziate per lui, rispetto a quelle della classe, poiché questo non andrebbe assolutamente nell'ottica di un'inclusione, ma tentiamo di costruire modalità differenti per presentare questo compito sulla storia tenendo conto del vissuto di tutti i bambini della classe. Ad esempio si potrebbe chiedere di raccontare la propria storia da dove si ricorda o da dove si vuole, in modo che ogni bambino possa sentirsi libero di andare a recuperare ricordi più piacevoli e con i quali non si senta a disagio.
Inoltre per allargare il discorso alle molteplicità di situazioni culturali e familiari presenti nel nostro paese, si potrebbe proprio dare spazio a lavori sulle tante tipologie di famiglie esistenti, sui tanti modelli culturali, prediligendo anche libri di testo che non si focalizzano esclusivamente sulla presentazione della famiglia tradizionale.
Le Linee Guida ci dicono che l'adozione potrebbe essere vista, ma non necessariamente lo è, come un Bisogno Educativo Speciale, secondo quanto definito dalla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 per cui "ogni alunno con continuità o per determinati periodi, può evidenziare bisogni educativi speciali: o per motivi fisici, biologici o fisiologici, o anche per motivi psicologici e sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta". In questi casi è possibile pensare alla stesura di un Piano Didattico Personalizzato che può essere definito in qualsiasi momento dell'anno e che dovrebbe essere vissuto dalla scuola e dalla famiglia non come etichetta di una problematica, ma come l'opportunità che viene data al bambino per essere accolto, sostenuto e valorizzato al meglio nelle sue specificità e potenzialità.

L'adozione, così come molti argomenti in ambito scolastico, richiede una valutazione ad hoc e un progettazione specifica. Per questo motivo, le stesse Linee invitano ogni Dirigente scolastico ad individuare tra i docenti dell'Istituto un referente per l'adozione, formato sull' argomento, e che si occupi anche dell'importante lavoro di rete tra la scuola, la famiglia e i professionisti, senza il quale ogni intervento risulterebbe purtroppo vano.


Raffaella Russo
Psicoterapeuta presso il centro S.P.I.G.A. (Società di Psicoanalisi Interpersonale e GruppoAnalisi) e autrice di libri per bambini
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