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n.99 gennaio 2020
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L'inchiostro abbraccia l'acqua, l'arte abbraccia i bambini
La tecnica del Suminagashi a scuola
di Pallai Giuliana - Didattica per competenze
Vedere riflessa nello sguardo curioso ed entusiasta dei bambini la magia che suscitano l'arte e le tecniche artistiche mi fa comprendere quanto la strada del bello, della stimolazione della fantasia e della creatività non solo siano percorribili ma necessarie e che sicuramente porteranno, attraverso percorsi magici e incantati, ad osservare panorami meravigliosi che struttureranno la loro crescita e la loro personalità in maniera profonda, positiva e indelebile.
Da un po' di tempo propongo nelle scuole del primo ciclo una tecnica pittorica orientale molto antica che pratico da quindici anni e che da subito mi ha profondamente affascinato e colpito per le grandi potenzialità didattiche applicabili sin dall'infanzia; ho strutturato così un progetto dai risultati molto interessanti.

Il Suminagashi, che tradotto vuol dire "inchiostro fluttuante", è una tecnica che suscita molto stupore ed entusiasmo nei bambini, nei ragazzi e anche negli adulti.
La tecnica della pittura sull'acqua è ancora poco conosciuta in Occidente; nasce da un maestro calligrafo alla corte dell'imperatore giapponese intorno al Mille ed è ancora in uso presso alcuni monaci buddisti che la utilizzano come tecnica di rilassamento e meditazione. Ho lavorato con tre ragazzi di prima e seconda classe di scuola secondaria di primo grado affetti da autismo e con le insegnanti di sostegno siamo rimaste stupefatte per il risultato totalmente inaspettato e sorprendente ottenuto.
Questa tecnica viene eseguita dipingendo sulla superficie dell'acqua con il Sumi, un inchiostro ricavato dalla fuliggine raccolta dopo la combustione di corteccia di albero e mischiata a resina naturale, successivamente si stampa su carta il dipinto eseguito nel liquido. Con questa tecnica si devono controllare, in maniera lenta e precisa, la respirazione e i movimenti della mano; essa prevede l'utilizzo del respiro anche come meccanismo per far muovere o meno il disegno realizzato sull'acqua; lavorare in silenzio con questo elemento naturale favorisce il rilassamento della mente e del corpo, agevola il controllo della mente sul corpo e la concentrazione necessaria per eseguire i movimenti e può favorire il contatto con il proprio mondo interiore.
Il Suminagashi è capace di creare nelle classi un clima quasi sospeso, denso di concentrazione e silenzio; i bambini comprendono subito che per far galleggiare l'inchiostro occorre grande controllo del corpo; ho notato che eseguono i movimenti correttamente al fine di un successo collettivo condiviso e se devono spostarsi all'interno della classe lo fanno lentamente, con estrema attenzione, per non distogliere la concentrazione di chi sta dipingendo e per non far vibrare il pavimento determinando lo spostamento dell'inchiostro.

I ragazzi, ormai diventati intolleranti all'attesa, riescono a recuperare questa dimensione, a mio avviso hanno tanto bisogno e desiderio di svolgere attività che li riportino alla calma, a movimenti lenti, pensati, eseguiti dopo aver riflettuto attentamente lasciando fuori la fretta e l'impulsività.

Successivamente, le immagini ottenute (in parte casuali) vengono interpretate e proprio perché non definite facilitano il passaggio all'aspetto simbolico, stimolano la riflessione, la fantasia e la creatività dei bambini.
Si dedica parte del lavoro alla trasformazione delle immagini da astratte in figurative, per poi strutturare con esse una storia collettiva; succede che in questo arco temporale si sale tutti insieme sulle ali della fantasia e si vola, dove tutto è possibile, dove si è trasportati e travolti da stimoli, idee, creazioni inverosimili che però funzionano, eccome se funzionano!
Il racconto prende forma passando di bocca in bocca, attraverso sentimenti diversi, inizialmente in maniera flebile e poi, man mano che si prosegue, i toni, l'eccitazione, l'entusiasmo crescono; come un filo che danza intrecciandosi, la storia prende corpo coinvolgendo dolcemente anche i più timidi che si lasciano catturare mostrando abilità fino ad allora solo percepite.

Viviamo in un paese dove si respira bellezza, cultura, storia e arte in ogni angolo, abbiamo quindi il privilegio di poter accompagnare i bambini alla scoperta di questi tesori, di abituarli ad alzare lo sguardo per osservare e cogliere semplicemente tutto quello che li circonda e che troppo spesso passa inosservato.
Questa urgente necessità mi ha spinto a creare un luogo in cui unire le mie competenze storico-artistiche, che partono dall'esperienza di istruzione montessoriana e si ispirano a Bruno Munari, uno spazio aperto alla sperimentazione, alla voglia di ricerca e di confronto, dove i bambini sono guidati nell'esecuzione della tecnica artistica ma lasciati liberi nelle varie scelte compositive, di realizzare in maniera semplice e fluida lavori personali, unici, pieni di carattere.
Il senso profondo che ho cercato di dare a questo luogo è quello di uno spazio dove è data la possibilità di conoscere attraverso la stimolazione della loro curiosità, passione, fantasia e creatività, in cui sentirsi protagonisti attivi, propositivi, creativi e non semplici esecutori di mie idee preconfezionate.
Quando inizio un laboratorio so sempre qual è il punto di partenza e quello di arrivo ma mai precisamente il percorso che mi farà giungere alla meta prefissata; sono convinta sia importante imbarcarsi tutti insieme e navigare cullati dalle onde delle idee, delle emozioni e dalla creatività condivisa; le rotte per arrivare in porto possono essere infinite, è meraviglioso ed emozionante lasciarsi condurre dalla scia dello stupore comune.

La parola d'ordine è per me sempre la stessa: "sperimentare"; ho abolito la parola "sbaglio" perché considero che in arte è sempre possibile recuperare e modificare fino ad arrivare ad una soluzione finale, non c'è errore ma ricerca di nuove strade e possibilità.
Probabilmente, solamente attraverso la sperimentazione, l'osservazione del bello e il confronto si può crescere sviluppando creatività e fantasia. A volte noi adulti abbiamo confini troppo prestabiliti, limitati, i bambini mi insegnano ad allargarli.
Vedere chiaramente nello sguardo dei bambini la voglia di fare, di scoprire, lo stupore nel percepire le proprie capacità di creare bellezza è per me sempre un grandissimo dono.
Per avere maggiori informazioni sul mio "mondo" basta cliccare sui link presenti nella colonna a destra dell'articolo (indirizzi web).


Giuliana Pallai
Ideatrice e conduttrice dei laboratori de "Il ragno artigiano", conduttrice e curatrice di workshop artistici presso diverse scuole di Roma
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