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n.99 gennaio 2020
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Pensando si impara
Intervista alla professoressa Margherita Orsolini
di Riccardi Barbara - L'intervista
Con la prof.ssa Margherita Orsolini e il prof. Guido Benvenuto
Con la prof.ssa Margherita Orsolini e il prof. Guido Benvenuto
Uno dei piaceri della vita è l' "Arte" dell'incontro. Quando con la persona che si ha di fronte riesci ad avere un dialogo vero e profondo, è allora che comprendi la bellezza dell'entrare in sintonia, ti riconosci nell'altro, con uno scambio di emozioni e saperi. Ed è proprio quello che mi è capitato conoscendo la prof.ssa Orsolini, ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell'Università "Sapienza" di Roma. Per me è stata una grande soddisfazione potermi confrontare, arricchendomi di saperi e di voglia di continuare a conoscere con curiosità cose sempre nuove.
La Orsolini è impegnata e presente nelle aule con i suoi studi e le sue ricerche e ha deciso di diffonderne i risultati pubblicando il libro "Pensando si impara", di recente uscita.
Il libro è un vero proprio manuale per docenti e genitori, accessibile a tutti. La cosa più interessante è che riesce ad offrire degli strumenti proposti dopo i vari interventi sui bambini, raccolti dal suo gruppo di ricerca "La volpe rossa" e resi applicativi attraverso il metodo chiamato Apis mela, atto a migliorare le capacità di apprendimento.

Vorrei proporle di commentare i risultati dell'indagine Pisa (Programma per la Valutazione internazionale degli studenti) nei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) del 2018: cosa ci può dire a riguardo?
Leggendo il rapporto di quest'importante indagine possiamo notare che gli studenti quindicenni italiani hanno livelli medi più bassi nella comprensione di testi di scienze e matematica, rispetto agli studenti di Belgio, Francia, Germania, Olanda, Polonia, Slovenia, Svezia, Gran Bretagna. Per la comprensione di testi di Italiano, la percentuale degli studenti che raggiunge un livello minimo è nella media dei paesi OCSE. Il 77% degli studenti italiani sa identificare l'idea principale di un testo mediamente lungo, sa recuperare informazioni complesse fornite esplicitamente, sa riflettere sullo scopo e sulla struttura. I livelli più alti della comprensione di un testo richiedono però operazioni più complesse: elaborare concetti astratti e controintuitivi, distinguere tra fatti e opinioni, comprendere testi molto lunghi. Questo livello più alto è raggiunto dal 5% degli studenti quindicenni italiani, ma da quasi il doppio degli studenti nei paesi OCSE.
Sembrerebbe che le scuole secondarie di secondo grado italiane debbano ancora dedicare molto lavoro per far raggiungere alla maggioranza degli studenti un livello minimo nella comprensione di testi; riescono decisamente meno, specialmente al Sud e negli Istituti tecnici e professionali, a lavorare per costruire i livelli più alti. Credo inoltre che una didattica della comprensione del testo nelle scuole italiane si incentri troppo in attività di memorizzazione e di recupero delle informazioni esplicitate dal testo, mentre proponga più raramente attività complesse di elaborazione. Quest'anno ho chiesto ad alcuni studenti universitari di leggere una parte del capitolo di un libro e poi di formulare alcune domande che avrebbero potuto aiutarli a ricordare i principali concetti di quanto letto. Ci sono state enormi difficoltà: i nostri studenti, persino all'Università, sono molto abituati a dare risposte e poco allenati a formulare domande. Insegnare agli studenti a farsi domande richiede una didattica incentrata sul pensiero, sul ragionamento, e su una pratica simmetrica di approccio al testo. Il docente può mostrare agli studenti che cosa significa comprendere un testo, e può farlo rivestendo tutti i ruoli importanti che un lettore si trova a ricoprire quando la lettura serve a studiare: fermarsi a rileggere ciò che non è chiaro, controllare il significato di una parola di cui non si inferisce il significato, compiere una sintesi mentale di quanto letto fino ad un certo punto, interpretare l'argomentazione dell'autore (quali evidenze sono portate per una certa affermazione?), utilizzare strategie per fissare mentalmente o sulla carta i passaggi concettuali principali di quanto si legge. Gli studenti possono praticare questi stessi ruoli se permettiamo loro di insegnare alternandosi nel ruolo di tutor con i compagni di classe. Per elaborare in profondità qualcosa è essenziale rivestire ruoli attivi, essere chiamati a insegnare, a scrivere un testo dopo una lettura o a partecipare ad una discussione riutilizzando alcuni concetti del testo letto.

I risultati dell'indagine OCSE ci dicono qualcosa sulla capacità della scuola di promuovere una maggiore uguaglianza tra gli studenti?
La risposta richiede anche in questo caso di considerare il livello delle competenze. Se consideriamo i livelli più alti nella comprensione di testi, la scuola sembra purtroppo incidere poco. Il 10% degli studenti italiani che ha un livello socio-economico più alto raggiunge livelli superiori di comprensione, raggiunti anche dal 2% degli studenti che partono però da un livello socio-economico più basso. Nei Paesi OCSE il gap è ancora più alto: 17% contro il 3%. Dunque gli studenti con un livello socio-economico basso hanno meno possibilità di raggiungere a scuola competenze linguistiche estremamente complesse. Se invece consideriamo non i "top performers" ma quel 25% di studenti che ha un punteggio superiore alla media nella comprensione di testi, la risposta è diversa. Troviamo che tra loro circa la metà (il 12%) è costituito da studenti con un livello socio-economico svantaggiato. Dunque la scuola può permettere di recuperare in parte lo sviluppo di competenze linguistiche complesse che spesso si associa ad uno status socio-economico basso.

La scuola può costruire il futuro di una società e come?
Per rispondere a questa domanda ci sarebbe bisogno di un'intera biblioteca filosofica e pedagogica! Persino lo sviluppo delle funzioni cognitive più complesse del cervello umano dipende dalla scolarizzazione, come ci ha spiegato il grande psicologo Vygotskij. La scuola di fatto contribuisce in maniera fondamentale a "costruire" un essere umano pensante e alcune di quelle abilità che ci permettono di coordinarci socialmente, di interagire in un gruppo, di rispettarci, di acquisire alcune regole. Mi chiederei se e come la scuola possa contribuire ad una società più felice promuovendo un sentimento di benessere negli allievi. Per rispondere mi permetto di riprendere un pensiero tratto dal mio libro "Pensando si impara". Le scuole che non perdono di vista l'unità della persona riescono a proporre esperienze e luoghi in cui l'imparare può essere utilizzato per l'espressione di sé, per il piacere di pensare o di approfondire ciò che davvero interessa. Questo richiede la valorizzazione delle risorse individuali, della loro unicità, incoraggiando gli allievi a compiere scelte personali e a prendere decisioni in base a ciò che sentono più intonato all'insieme della propria persona. Le proposte didattiche contengono allora una varietà di percorsi possibili, con progetti che possono svilupparsi attraverso apporti individuali al gruppo e in cui diversi allievi offrono contributi complementari allo stesso tipo di progetto. Permettere a ogni allievo di creare qualcosa con il proprio studiare, significa prendersi cura del sentimento di "esistere" di ognuno. Esistere a scuola potendo essere se stessi: questa è una delle principali fonti di benessere che possiamo promuovere.

"Pensando si impara" ci fa comprendere l'importanza di un lavoro sui bambini che miri ad aumentare le loro capacità di apprendimento e le loro conoscenze attraverso un metodo fattivo da mettere in pratica direttamente e di vero aiuto per i nostri alunni.
Grazie professoressa per il suo essere sempre così attenta e vigile dentro e fuori la scuola, nel tessere relazioni e progettualità di ampio spettro educativo e sociale.


Barbara Riccardi
Docente dell' IC "Padre Semeria" di Roma, Global Teacher Prize, Counsellor della Gestalt Psicosociale e giornalista pubblicista
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