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n.99 gennaio 2020
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Oggi è il giorno:01 Giugno 2020 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Promozione, valorizzazione e miglioramento
La funzione formativa della valutazione
di Rosci Manuela - Editoriali
Abbiamo scelto di aprire il nuovo anno ancora una volta con la Valutazione, ritenendo che in questa fase l'attività scolastica sia focalizzata un po' ovunque sull'individuazione di prove e criteri che possano contribuire alla valutazione di fine primo quadrimestre. Questa operazione si concluderà con gli scrutini, negli ultimi giorni di gennaio, e con il conseguente rilascio della scheda, primo documento formale che dà informazioni sull'andamento e sulla conclusione di questo primo step (se la scuola è organizzata in quadrimestri).
Cercando sul sito del MIUR, anche a seguito del nuovo insediamento al Ministero "che si è fatto in due", non ho trovato indicazioni aggiornate, ma l'occhio mi è tornato sulle dimensioni che compongono il nostro Sistema Nazionale di Valutazione: Scuole, Dirigenti e Docenti.
Si legge che la valutazione delle istituzioni scolastiche è finalizzata alla promozione "di una cultura della valutazione finalizzata al miglioramento della qualità dell'offerta formativa, con particolare attenzione agli esiti educativi e formativi degli studenti"; la valutazione della dirigenza scolastica è finalizzata alla valorizzazione e al miglioramento professionale "nella prospettiva del progressivo incremento della qualità del servizio scolastico"; per i docenti è stato istituita, con l'art. 1, comma 126, della legge 107/2015, la valorizzazione del merito che viene assegnato all'interno delle singole comunità scolastiche.
Possiamo dunque immaginare che i concetti di promozione, per migliorare la qualità, valorizzazione e miglioramento (dei Dirigenti), valorizzazione del merito (per i Docenti) siano determinanti anche per quanto riguarda la valutazione degli alunni. Certamente gli insegnanti ne hanno la responsabilità diretta, che comprende anche la cura della documentazione, la scelta degli strumenti con cui verificare e poi valutare, la necessità di monitorare il percorso scolastico impiegando verifiche intermedie per avere ulteriori elementi che permettano di espletare le due valutazioni periodiche, in linea con gli obiettivi di apprendimento e i traguardi di sviluppo delle competenze previsti dalle Indicazioni nazionali (2012) e declinati ormai nel Curricolo che ogni Scuola ha elaborato.
Nelle fasi precedenti alla formalizzazione delle valutazioni periodiche, con la consegna della scheda di valutazione alle famiglie, si assiste ad una frenetica attività professionale, che si carica il più delle volte di ansia generalizzata, rischiando di distorcere la finalità della valutazione che deve assumere "una preminente funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo" (Indicazioni nazionali, 2012, p.13). Dovremmo quindi ritenere la valutazione parte integrante del quotidiano lavoro in classe perché è grazie ad essa che ridefiniamo le azioni da intraprendere per promuovere un miglioramento continuo degli alunni.
Sebbene valutare sia azione complessa, si dovrebbe ritenere l'azione madre, quella da cui poi discendono tutte le altre. Potremmo pensare la valutazione come un "fermo immagine", la fine di un set sul campo da tennis o di un tempo di una partita: il risultato ottenuto "obbliga" l'allenatore a guardare in avanti e a capire se il progetto pensato per la sua squadra sta dando frutti (si vince) o ha necessità di un ripensamento (si perde o si gioca male). Mi piace lo sport di squadra perché il risultato dipende da tutti, dall'impegno o dalla negligenza di ognuno: vince, perde o pareggia la squadra, anche se poi viene fatta una valutazione sulla prestazione del singolo giocatore. Anche la visione di un film porta ad una valutazione, spesso corrispondente ad un giudizio sommario (mi è piaciuto/non mi è piaciuto); si analizza nel complesso e poi si esamina il singolo attore: che peso ha avuto la sua "bravura" nel risultato complessivo? Se è valutato bravo solo uno dei protagonisti, significa che l'interpretazione del regista, il suo progetto, il suo linguaggio filmico non sono piaciuti, non sono arrivati al pubblico, "fruitore" del lavoro prodotto.
L'atto del valutare non è esente dall'intenzione di chi valuta, dall'atteggiamento manifestato dal docente che si appresta a farlo. Se la valutazione è sbilanciata inconsapevolmente verso un giudizio sull'alunno, influenzato a volte da comportamenti del discente non del tutto consoni, il potere del voto (e di chi lo mette) assume il valore di controllo (a volte di punizione) perdendo di vista quella preminente funzione formativa che dovrebbe essere sempre di incentivo al miglioramento di chi la riceve: cambia il paradigma di riferimento, non più uno contro l'altro, o uno up e l'altro down, ma si vince e si perde insieme.

La valutazione, allora, si accompagna anche all'autovalutazione che il singolo alunno, e perché no, l'intera classe, deve imparare a esercitare. Compito importante è quello di riflettere "su" e riflettere "con", su ciò che è stato raggiunto o meno, indagando i motivi di tale risultato, con chi ha partecipato al percorso che si sta valutando, con il docente, con i compagni di classe. La valutazione non è così percepita come atto finale che determina in che posizione sono, a seconda del voto conquistato, diventa una attività metacognitiva, di riflessione su ciò che ha determinato un certo risultato.
Se l'insegnante di primaria vuole accertare a che punto sono i suoi alunni sull'ortografia, potrà sottoporli ad una prova di verifica (il dettato si presta) e decidere poi cosa fare con i singoli risultati: assegnare un voto che farà media con gli altri già registrati oppure utilizzarli per ragionarci "su", discutere su come si arriva ad un "successo ortografico" (non sbagliare a scrivere le parole) e, ancor prima, condividere l'importanza che tutti raggiungano questo obiettivo, perché nessuno dovrebbe rimanere indietro e chi non riesce deve essere riconosciuto nella sua difficoltà, senza tuttavia lasciarsi andare e rinunciare a trovare una qualche strada alternativa percorribile. L'insegnante potrebbe proporre di riflettere ancora prima di somministrare la prova, (pensate quali sono i vostri errori più ricorrenti) oppure di investire del tempo per analizzare insieme le cadute più frequenti e probabili; stabilire con gli alunni strategie diverse per memorizzare e applicare le regole; sollecitare scambi relazionali per apprendere da chi già riesce; far intendere che l'insuccesso del momento (non mi riesce di scrivere correttamente, faccio ancora un sacco di errori rispetto ai miei compagni) non è per sempre, che si arriverà a scrivere bene. Significa trasmettere la possibilità di un cambiamento e delle strategie per poterlo attuare.
Il voto sull'obiettivo di apprendimento "scrivere correttamente" andrà assegnato comunque e probabilmente molti docenti lo utilizzeranno non per fare media ma per capire se, durante questo primo quadrimestre, si è visto un andamento in positivo, cioè se i risultati sono migliorati, anche di poco. Per concludere: il sistema di valutazione è fondamentale per poter agire, ma il modo con cui si gestisce può cambiare la vita di un alunno, forse di una classe intera.

Nella sua lettera di dimissioni, l'ex Ministro Fioramonti ha evidenziato che "l'economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell'ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall'altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un'emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana." Non entro nel merito delle scelte personali dell'ex Ministro, non le valuto, credo però che la scuola debba valorizzare ogni talento perché ognuno senta di essere "eccellente" come persona, come cittadino. Prendo a prestito anche la frase di Piero Calamandrei: "se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale".

Buona valutazione a tutti!



Manuela Rosci
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