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n.12 aprile 2011
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A quel mondo di valori e intenti faccio riferimento ...
La buona eredità da lasciare ai giovani
di Salvador Francesca - e-book novità
Francesca Salvador, docente, madre, moglie e autrice dell'e-book "Costellazioni familiari", che uscirà prossimamente con Sysform Editore, in cui racconta la sua infanzia e le diverse figure familiari e i luoghi del Nord, tra Treviso e Pordenone, lei che da tempo vive al Sud, storie di quotidianità che portano il giovane lettore dentro un passato non così lontano.
Le abbiamo chiesto quale sia il ruolo del docente oggi e quale motivazione l'ha spinta a scrivere, a raccontare ai giovani, la sua storia, le sue storie.


Lavoro nella scuola da parecchi anni, mi rendo conto oggi che spesso noi insegnanti, presi dal qui e ora della lezione e dalla necessità di tenere la classe motivata ed attenta, sorvoliamo sulle motivazioni che ci spingono a: fare il docente, occuparci della trasmissione del sapere e soprattutto a diventare testimoni e guida, per gli alunni, della loro personale ricerca. Le tante incombenze in cui il sistema scuola ci incastra, rischia di alienarci dalla presa di coscienza che siamo qui innanzitutto per formare coscienze libere e critiche, responsabili di se stesse.

Eppure sappiamo che la finalità, più che nell'attenzione ad un sapere trasmesso che si conferma e si ripete, sta nel condurre la persona, nel nostro caso il discente, a diventare "ricercatore" di se stesso e della verità che si presenta non tanto, non soprattutto, nel sapere precostituito ed organizzato che sta nel nostro patrimonio culturale, ma nel sapere... nuovo, in quel cercare ogni giorno il nostro, personale pezzetto di verità che scaturisce dal nostro essere sperimentatori di noi stessi nel mondo.

Ritengo, infatti, che il compito di un "maestro", non sia solo quello di trasmettere un sapere ma di coinvolgere le persone a diventare "protagonisti del sapere". Questo non esclude la conoscenza di ciò che già fa parte della nostra storia, anzi il patrimonio storico e culturale in tutte le sue espressioni, resta sempre l'underground indispensabile, il trampolino di lancio per partire verso la nostra individuale avventura nella vita e nella conoscenza.

Qui "il maestro" prima o poi viene meno, si eclissa, all'emergere del singolo discente che diventa autodidatta, protagonista del suo cammino culturale. Discente che si lascia, casomai, affiancare da compagni di percorso, insegnanti compresi, ma che non abdica il suo originale e fecondo cammino. Meglio ancora, come docenti, saperci "sospendere" nel nostro operare con i ragazzi e, mentre continuiamo a viaggiare con loro, diventare non più esterni ma "ritrovati dentro", come una traccia, un paradigma che il discente ritrova in se stesso, quasi indistintamente ma altrettanto decisamente. Come una voce interiore che dà orientamento, dà la spinta e fa avvertire il flusso di dove conduce la spinta della ricerca, della passione, dalla personale strada di formazione del sé.

Qui il rapporto discente-docente non è tra chi ascolta e chi insegna ma è piuttosto tra chi cerca e... la vita, il contesto sociale storico culturale in cui il ricercatore è immerso. Maestra è la vita. Noi insegnanti possiamo solo essere indicatori, possibilmente capaci e competenti, di percorsi.

Questo il presupposto per dire quanto è stata determinante, in me, la presa della mia professione nel momento in cui ho avvertito il bisogno di raccontare della mia famiglia e delle mie origini.

Due sono gli intenti che mi hanno condotto a scrivere "Costellazione familiare": innanzitutto la grande nostalgia che continua imperterrita a serpeggiare dentro di me nonostante io oggi abiti in un territorio ricco di sole, mare, aria pulita, e di fantastiche ampie visioni di Tirreno e isole. Sì, un paese con tutti i suoi difetti, come ogni posto del mondo d'altronde, ma che mi permette un'igiene mentale che non avrei saputo apprezzare se non avessi vissuto questa esperienza di accostare più culture e tradizioni, di attraversarle e anche lasciarle andare.

Seconda motivazione, me ne rendo conto, la spinta a trasmettere una passione, un amore che mi sono sentita dentro giorno per giorno. Che ha accompagnato le tante giornate vissute lontana dalla famiglia d'origine e dai miei affetti; lontana da feste, appuntamenti, anniversari importanti, che loro lassù si godevano e ai quali io con la mia famiglia, non potevamo essere presenti data la distanza. Ho nutrito i miei giorni e quelli dei miei figli di racconti, modi di dire, di fare, piccole tradizioni, giochini, date importanti per noi, piccoli rituali, attingendo alle mie memorie, a come il tempo s'era scandito per tanti e tanti anni lassù, al nord, tra le mie sorelle, tutta la mia grande famiglia, il mio paese. Mi rendo conto che ho organizzato e caratterizzato il mio quotidiano secondo criteri più veneti che calabresi, bè piuttosto logico, mentre l'interagire dei miei figli col territorio ha pian piano fatto entrare in casa linguaggi e quadri di pensiero del paese dove abitiamo.

Tutti i giorni va fatta pacificamente la mediazione tra culture diverse cercando il riconoscimento e l'apprezzamento delle reciproche identità piuttosto che i punti di divergenza. Necessario questo reciproco riconoscimento per il fatto che, se vogliamo crescere nell'autostima e in una sufficiente stabilità interiore, delle situazioni vanno messi in luce i punti di forza e la positività piuttosto che i problemi e gli elementi di attrito. Questo si cerca di fare qui in casa, per sentirci pienamente inseriti e protagonisti in un territorio che, sentiamo nostro anche se non ne sentiamo l'appartenenza.

Ecco perché, mentre qui abito e traffico me stessa, è stato importante ritrovare in me ciò che mi ha costruita, che ha fatto di me, nei pregi e nei difetti, ciò che sono e che contribuisce a fare, dei miei figli, ciò che sono.

L'underground, l'eredità, è emersa e l'ho condivisa a modo mio, ossia ridendo e scherzando sapendo che i miei interlocutori erano soprattutto i ragazzi, innanzitutto i miei. Sì ho scritto per raccontare ai miei figli, per dare un quadro organico a ciò che vanno ad incontrare quando salgono dai nonni, a ciò che la madre filtra ogni giorno e che caratterizza spesso le scelte e le decisioni nei loro confronti. Un mondo intriso di natura vissuta, goduta, di spazi verdi, strade tranquille, un borgo vitale a misura di giochi oltre che di lavoro. Un mondo in cui si studiava e si lavorava, in cui si affiancavano i genitori nelle mansioni di tutti i giorni con buona volontà, se non sempre con entusiasmo. Tradizioni culturali e religiose partecipate, amicizie, confronti e condivisioni. Anche le piccole beghe di paese ma insieme un buon livello di sobrietà, di saggezza popolare, di equilibrio nelle scelte, nelle spese, nell'immagine. Un tessuto di valori etici, sociali cui far riferimento che si mettevano in luce nel vissuto delle persone, sia nella gente semplice attorno a noi sia in chi occupava ruoli di gestione e di governo. Con tutti i limiti della società di qualche decennio fa, sicuramente va riconosciuta questa maggior vivibilità del contesto sociale e delle istituzioni.

Certo un mondo che si configurava e si proponeva con più concretezza rispetto a quello di oggi in cui forse, i media, la doxa, il virtuale, stanno esaltando l'illusione, il parlare vuoto, la mistificazione. Sicuramente più difficile, per i ragazzi di oggi darsi l'orientamento e la progettualità.

Forse, ripartire, attingere alla memoria ancora viva e feconda dei genitori, anche dei nonni, a punti di vista che hanno avuto la verifica del tempo, può aggiungere elementi per lavorare sul nostro quotidiano. Aiuta a riflettere, a pazientare, a comprendere che le cose hanno un tempo naturale di evoluzione. Ci allontana dai risultati veloci, ci insegna il senso dell'impegno e della consistenza delle cose perseguite con la costanza facendo affidamento alle proprie risorse.

A quel mondo di valori e intenti faccio riferimento nel raccontare la mia infanzia. Non sto ponendo uno di fronte all'altro il nord e il sud, quanto, piuttosto, due tempi storici, il mio e quello dei ragazzi di oggi. Credo, e lo dico perché ormai conosco abbastanza anche le famiglie del sud, credo che i valori umani e sociali che hanno segnato il nord fossero presenti ed attivi anche qui e che se qui oggi sono disattesi lo stesso succede lassù. Anche perché altrimenti, a questi tempi così destrutturanti, il nord avrebbe saputo rispondere diversamente, se i valori che dice di avere conosciuto, fossero stati vissuti consapevolmente.

Consideriamoli quindi patrimonio di tutto il nostro Paese, cerchiamo di conoscerli e soprattutto di assumerli come nostri obiettivi prioritari da raggiungere.

Francesca Salvador, insegna all'ITIS - IPSIA di Fuscaldo Marina - Cosenza
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