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n.12 aprile 2011
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Le ragioni di un'alleanza Scuola-Famiglia
Ancora ... Netpupils!
di Presutti Serenella - Scuola & Tecnologia
logo di Net Pupils
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Lo scorso 26 marzo alcuni di noi, autori de lascuolapossibile.it e appartenenti alla rete cittadina di 7 scuole della Provincia romana partecipanti al Progetto "NetPupils" (vedi schema nei documenti del banner a destra), sono stati protagonisti di un Convegno promosso dalla stessa rivista in collaborazione con il Prof.Carlo Casula dell'Università "Roma Tre" , con la volontà di affrontare il tema I Nativi digitali e la nuova sfida per Docenti e Genitori

Il "focus" volutamente spostato sulle relazioni interconesse tra Scuola-Famiglia, parte dall'esperienza di 7 scuole che sebbene molto differenti tra loro per quartiere e per territori socialmente diversi, hanno voluto accettare la sollecitazione e provare ad occuparsi del fenomeno dei social-network dal punto di vista educativo.

Ci è sembrato importante cogliere l'opportunità offerta dal bando della Regione Lazio per misurarci con il tema-problema della comunicazione attraverso i Social-network.
Parlo non a caso di tema e di problema.

Il tema. Indubbiamente come Scuola abbiamo la percezione, se non ancora una piena consapevolezza, di misurarci con un cambiamento epocale delle modalità di comunicare tra le nuove generazioni.

La cultura degli ultimi 50 anni, per tutti i paesi del mondo occidentale, è stata profondamente segnata dall'avvento del mezzo televisivo; dal punto di vista dei Sistemi educativi e di Istruzione ci si è, a buon ragione, "preoccupati" di capire ed analizzare i multiformi modelli prodotti dalle trasmissioni e dai Format
La televisione "cattiva maestra" descritta dal grande filosofo K.Popper, con la quale gli adulti educatori hanno imparato a fare i conti soprattutto dagli anni '80 in poi, ha indubbiamente colpito nel segno, consegnandoci generazioni di giovani molto attenti ed addestrati sull'importanza dell'apparire piuttosto che su quella dell'essere.
Ma noi, la scuola, dove siamo stati tutto questo tempo? Domandiamoci quanto siamo stati impegnati a capire, aprendo spazi di confronto con le Famiglie, e quanto invece siamo stati presi a fustigare i costumi, a negare una realtà che avanzava inesorabile come un "Blob" .....

La scuola, e la scuola italiana in particolare, è in ritardo sull'utilizzo delle tecnologie.

Mentre un altro geniale filosofo, Zygmunt Bauman, ci raccontava di come le società si stavano trasformando in "globali" e "liquide", utilizzando ormai non più prioritariamente l'immagine televisiva ma qualcosa di incredibilmente veloce come internet, molti di noi si sono trovati travolti da un qualcosa di cui non conoscono neanche gli elementi base. Adulti educatori, insegnanti e genitori hanno difficoltà nell'utilizzo della comunicazione via web e dei sistemi digitali, non sanno usare le mail e meno che mai un social-network. Se non tutti, molti ... troppi!

Fin qui il tema. Il problema, anzi i diversi problemi, come fu nell'approccio al mezzo televisivo, nascono dalle modalità di reazione della Scuola, delle Istituzioni e del mondo degli adulti, nel "negare" e allontanare le nuove dimensioni culturali, nel non cercare di porsi come interlocutore critico, come mediatore tra ciò che viene riconosciuto come "Cultura-Conoscenza" e il nuovo.
In sintesi il problema nasce quando ci si chiama fuori e si stigmatizza come "di moda", poco significativo, rimanendo impermeabili a quelle nuove espressioni per lo più del mondo giovanile.
Credo che il modo più produttivo, in termini educativi, sia stare dentro i processi per comprenderli, semmai all'inizio anche solo per intercettarli, ed entrare in comunicazione con le Famiglie ed altri soggetti educativi per alleanze produttive e positive rispetto a come porsi con i nostri bambini e ragazzi; cercare di capire insieme come funzionano i nuovi canali di comunicazione non significa certo rincorrere una moda ma offrire alle nuove generazioni strumenti per decodificare la realtà e non subirla.

Capire che senso ha il rispetto delle regole di un Social network, per esempio, è molto più importante che proibire; perché un ragazzo può approcciare il Sistema con esagerata enfasi e curiosità se pensa che sia proibito e non impara di certo a difendersi dai pericoli, veri e presunti.
E' un po' come imparare ad attraversare la strada piuttosto che stare chiuso in casa perché sembra più sicuro... perché prima o poi dovrò uscire ed avrò molte più probabilità di essere investito se non mi è stato insegnato che debbo attraversare sulle strisce pedonali!

La scuola può fare davvero qualcosa di importante; per esempio il prof. Paolo Ferri dell'Università "Bicocca" di Milano, nel suo blog "La Scuola digitale" ci dice che: "La maggior parte dei ragazzi che usa Internet fa esperienza attiva delle culture partecipative: scrive e condivide post sui blog, elabora prodotti mediali in modalità nuove e creative (fan video, fan fiction), prende parte a community online e social network (Facebook), lavora in gruppo per produrre nuova conoscenza(Wikipedia).
Un numero crescente di studiosi ritiene che queste attività possano favorire l'apprendimento tra pari, lo sviluppo di abilità utili per il lavoro e il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. Ma è possibile che queste competenze possano essere acquisite dai ragazzi in totale autonomia, al di fuori di qualsiasi progetto educativo?
Jenkins ( studioso ed esperto statutinense)sostiene la necessità di un indirizzo pedagogico e politico che metta in sinergia la didattica in aula, le attività extrascolastiche e il coinvolgimento delle famiglie affinché a tutti i giovani sia assicurata la possibilità di sviluppare le competenze culturali e le abilità sociali di cui hanno bisogno per affrontare al meglio le sfide del XXI secolo"
(Blog "La scuola digitale")

La domanda che ci viene posta è il tema-problema centrale che il mondo della scuola, come la Famiglia, non può più rinviare.
Ferri ricorda anche che la lavagna interattiva è presente nel 100% delle classi primarie e secondarie inglesi mentre in Italia si punta ad averne una su dieci entro il 2011. Il problema è anche sul fronte degli investimenti, come anche nel coraggio delle idee.
Chi è stato bambino negli anni '60 si ricorderà, o ha sentito parlare del celeberrimo programma televisivo "Non è mai troppo tardi", dove il mitico maestro Manzi insegnava la lingua italiana agli spettatori analfabeti; per ben otto anni andò in onda, come ricorda Aldo Grasso nella sua "Storia della televisione", contribuendo alla lotta all'analfabetismo in Italia, fenomeno presente con tassi altissimi nel nostro paese agli inizi degli anni '60.
Ci vorrebbe un'idea altrettanto coraggiosa e divulgativa per affrontare il pericolo di un "nuovo analfabetismo", per colmare il divario tra chi ha accesso e competenze per l'uso della "Rete" e chi no.

Qualcuno ha definito il nostro Progetto "A scuola di Facebook"; a parte una certa accattivante ed inevitabile enfasi, io direi piuttosto a scuola con facebook, twitter, msn e skype, per capire come rinnovare le modalità per apprendere.

Modalità rinnovate e rinnovabili per le stesse finalità vecchie e nuove per la Scuola: tenere alta la motivazione ad imparare come presupposto del successo formativo.

ALCUNI DATI:
Dal 44° Rapporto annuale Censis (3/12/2010):

L'accelerazione tecnologica e l'evoluzione dei media rendono la triangolazione <<famiglie, minori, media>> sempre più complessa. Il 18,2% dei minori utilizza il Pc da solo in casa. Le differenze tra i bambini e i ragazzi di 3-17 anni dovute al titolo di studio dei genitori sono molto forti: ha usato il Pc negli ultimi 3 mesi il 64,9% dei bambini e dei ragazzi con almeno un genitore laureato rispetto al 34,6% di quelli con genitori con al massimo la licenza elementare. I bambini e i ragazzi con genitori con titoli di studio bassi sono svantaggiati sia nell'uso a casa sia nell'uso combinato casa-scuola, a dimostrazione del fatto che la scuola non riesce a colmare il profondo divario dovuto a uno svantaggio sociale.

Dott.ssa Serenella Presutti, Psicopedagogista, counsellor e Dirigente scolastico 143°CD "Spinaceto" - Roma
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