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n.12 aprile 2011
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Perdere tempo a ipotizzare, provare, verificare ... si può fare!
Nel laboratorio di scienze naturali i saperi si ricompongono
di Damiano Maria Antonietta - e-book novità
Quante volte abbiamo letto, o sentito dire, che l'alunno deve essere posto al centro del processo di insegnamento/apprendimento?
Siamo certe che non ci sia docente che non condivida tale affermazione; purtroppo, però, troppo spesso i nostri sforzi e il nostro spenderci per gli alunni nel trasmettere loro gli imprescindibili contenuti non producono i frutti sperati, perché essi restano soggetti passivi, cosicché l'apprendimento non è garantito.
Certo, l'alunno coscienzioso studia le pagine assegnate, le rielabora a parole sue, le ripete nel corso dell'interrogazione, ma quanto gli rimane di curiosità cognitiva?
Quanto di capacità di collegare quelle sue conoscenze, ad esempio scientifiche, con le altre in suo possesso o semplicemente col suo vivere quotidiano, perché tutto diventi "vero apprendimento"?
Perché tutto diventi trampolino di lancio per acquisire nuove conoscenze, nell'ottica della formazione continua, per interrogarsi, scoprire, personalizzare i propri saperi, arrivare addirittura a costruirsi un profilo professionale originale e flessibile?

La scuola dell'obbligo sta attraversando un periodo in cui i "ridotti" tempi scolastici, costringono i docenti, "obtorto collo", a concentrarsi sui contenuti, tagliando i momenti in cui "si perde tempo" ad ipotizzare, provare, verificare.
Nel corso della nostra carriera scolastica, ciascuna nel suo settore di scuola, abbiamo sempre scelto la strada dell'aggiornamento continuo, perché continui sono i cambiamenti sociali ed evolutivi che coinvolgono i nostri ragazzi. Tuttavia, del nostro percorso professionale abbiamo sempre tenuto presenti, davanti a noi, come termini stabili di riferimento, il rispetto degli alunni nei loro ritmi e stili di apprendimento e l'attività laboratoriale come modalità privilegiata per ottenere il successo formativo.
Le nostre successive specializzazioni, in didattica delle scienze una e in didattica differenziata l'altra, hanno rinforzato la nostra convinzione che il laboratorio scientifico è davvero il luogo della ricomposizione dei saperi.

L'esperienza laboratoriale, però, non necessariamente richiede il laboratorio in quanto spazio, luogo fisico: essa presuppone l'uso della metodologia della ricerca, ed è quindi soprattutto una modalità di lavoro, anche in aula, luogo dove docenti ed allievi progettano, sperimentano, costruiscono, agendo la loro fantasia e la loro creatività in un contesto comunque razionale.

Ci sembra già di sentire la classica obiezione che scaturisce dalla reazione emotiva dei docenti alle nostre parole: "Bello, ma troppo difficile, troppo faticoso, irrealizzabile". E invece no: i percorsi che proponiamo in questo libro noi li abbiamo veramente vissuti, proposti, svolti, valutati, e se abbiamo deciso di "socializzarli" è perché crediamo fermamente che essi possano costituire un incoraggiamento per quanti, come noi, desiderino superare le tradizionali pratiche di insegnamento/apprendimento, che poco coinvolgono gli alunni, ma esitano a intraprendere un cammino sicuramente costellato di punti interrogativi.

Le esperienze proposte in questo libro non sono semplici esperienze del fare, dell'operatività come mero impegno concreto, insomma del bricolage, ma esse, partendo dall'analisi dei prerequisiti degli alunni, si snodano in percorsi capaci di coinvolgere tutte le loro capacità, di attingere alle loro conoscenze e collegarle per risolvere problemi o avanzare negli apprendimenti, in un continuo scambio con la competenza dell'insegnante. In esse si pone l'accento sulla relazione educativa (dalla conoscenza-trasmessa alla conoscenza-costruita); sulla motivazione, sulla curiosità, sulla partecipazione, sulla problematizzazione; sull'apprendimento personalizzato e l'uso degli stili cognitivi e della metacognizione; sul metodo della ricerca, sulla socializzazione e sulla solidarietà.
Aggiungiamo, ancora, altre nostre ferme convinzioni.

La prima: un unico percorso metodologico non può essere efficace per tutti gli allievi di una classe, nella quale esistono stili cognitivi, caratteristiche personali e contesti di provenienza differenti.

La seconda: la vita intellettuale di una persona non si risolve esclusivamente attraverso l'attività teoretica fondata sulla parola, sul libro. Il fare e l'agire devono diventare aspetti altrettanto salienti dell'azione educativa, non episodici o semplicemente a supporto del sapere teorico.
La terza: la predominanza delle logiche della qualità su quelle della quantità dei contenuti. E' indispensabile che il docente sappia scegliere gli aspetti del sapere intorno ai quali gli allievi possano costruire le proprie rappresentazioni della realtà dotandole di senso, attraverso tempi scolastici anche inferiori, ma significativi e motivanti.

Concludendo: perché la lettura di questo testo può incontrare l'interesse dell' insegnante che è alla ricerca di un modello di insegnamento/apprendimento capace di rispondere ai bisogni degli alunni e nel contempo di gratificare il docente stesso?
Perché siamo convinte che la gratificazione del docente può diventare il motore di una tensione cognitiva che coinvolge gli alunni e li induce a quel lavoro di "costruzione" che supera la tradizionale " trasmissione" del sapere.
Provare per ...

Maria Antonietta Damiano, Dirigente scolastica I.C. Via Nobiliore - Roma, Valeria Fiorini, Docente di sostegno, vicepreside, SMS "Bellini" - Roma

Attenzione:
L'e-book "Il laboratorio di scienze naturali" di Maria Antonietta Damiano e Valeria Fiorini sarà disponibile dal 12 maggio sul sito di Sysform Editore
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