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n.12 aprile 2011
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Si può educare al digitale?
Una sfida da rilanciare
di Paci Lucia Giovanna - Scuola & Tecnologia
Lo scorso 26 marzo sono andata al Convegno su "I Nativi digitali e la nuova sfida per genitori e docenti" organizzato dalla rivista.

Il tema mi sembrava imperdibile: sicuramente in quanto adulta, poi in quanto adulta colta, persona matura, che vive nel mondo in maniera consapevole, partecipe e critica, poi come genitore, quindi come adulto con delle responsabilità educative specifiche, infine come mamma di una bambina che partecipa al nuovissimo e recente progetto Netpupils (per chi non conoscesse il progetto Netpupils, rimando al mio vecchio articolo "Mission possible, La scuola che non rimane ferma", del giugno 2010 e, più recenti "Il social network invade la società? La scuola si adegua", di Natalina Giovanna Zeus, di febbraio 2011 e "Netpupils e Regoliamoci: una nuova sfida. Quando il social network serve ad educare", di Stefania Marricchi, dello scorso numero e agli articoli sull'argomento presenti su questo numero).

Al Convegno mi sarei aspettata di trovare una moltitudine di gente, mentre ci siamo ritrovati tra pochi intimi. Eravamo praticamente una grossa parte della rivista, amici vari degli organizzatori e qualche bambino di Netpupils con i genitori (non della mia scuola, ma del resto il progetto comprende sette scuole romane), come se ci fossimo ritagliati, nell'autorevole cornice accademica, uno spazio per un incontro di redazione allargato e fossimo lì a fissare dei punti da "addetti ai lavori", per motivarci nella continuazione di qualcosa in cui crediamo. A parte me e Monica Crisci, che collabora anche lei con la rivista, moltissimi gli assenti: tutti i genitori che conosco e che avevo cercato di interessare col mio dirompente e appassionato stile, da arringa difensiva e, referente del progetto Netpupils esclusa, tutti gli insegnanti che mi sarei augurata di riconoscere ...!

Dovessimo fare i conti su questi numeri, la "sfida per genitori e docenti" sarebbe già persa ma voglio farmi contagiare dall'inguaribile ottimismo di Manuela Rosci, abituata più di me a ragionare sui fenomeni e apro il mio orizzonte.
Uso la parola fenomeno non a caso. La sensazione che provo quotidianamente, costantemente stimolata dai miei figli, è che viviamo dentro a una rivoluzione che ha pochi altri eguali (magari l'invenzione della stampa, che ne so, o dell'elettricità), come fenomeno sociologico, di costume, culturale, di massa, politico e quanti altri aggettivi si voglia aggiungere, tanto da far coniare il termine di era digitale: qualcosa di non reversibile, di epocale, appunto.
Noi, generazione di vecchi, possiamo anche protestare, opporci, scalpitare, demonizzare, possiamo obiettare, teorizzando o prefigurando chissà quali scenari di sciagure, ma non riusciremo ad arrestare un processo che ha cambiato, sta cambiando e cambierà sempre più e per sempre, tanto i comportamenti sociali quanto quelli cognitivi, influendo sull'evoluzione dello sviluppo cerebrale, così come fece nella Preistoria la nascita del linguaggio verbale!


Oggi, un ragazzo che ha a disposizione un mondo multimediale di suoni, immagini, colori, sviluppa le cosiddette "abilità multitasking", cioè la capacità di pensare e fare molte cose insieme: oltre a stimolare aree cerebrali differenti, rendendo l'apprendimento più percettivo e sviluppando abilità visivo-motorie eccezionali, organizza la conoscenza in connessioni reticolari. Questa rete, tra l'altro, non può per sua stessa definizione essere fissa, statica, ma è qualcosa di molto mobile, che rende dinamici e circolari gli stessi rapporti che si creano all'interno della conoscenza.

Ci si lamenta che i ragazzi oggi non leggono più, ma non è vero. I miei figli forse leggono meno i libri di carta, ma sperimentano altre forme di lettura, appunto più "circolari". Attraverso i social network e tutte le altre opzioni che offre Internet, possono essere non solo lettori, ma anche autori, nel momento in cui commentano, scrivono note, interagiscono col testo e nel momento in cui condividono i loro scritti con una comunità, aprendo un dialogo tra più parti che non può non essere considerato come novità fondamentale, soprattutto da chi fa scuola, oggi.

E la Scuola invece era la grande assente al Convegno! O meglio, era presente nelle figure che hanno promosso l'incontro e in quelle venute per disquisire amabilmente, come sempre la Scuola è capace di fare, dato che ama molto parlare di se stessa e dei suoi ruoli, ma assente in tutte quelle persone fisiche,che quotidianamente fanno scuola, traducendo in azione e in comportamenti quelle affascinanti disquisizioni!

Come per ogni rivoluzione della Storia, i fatti e le opinioni su di essi viaggiano più velocemente delle coscienze e dei costumi, che ne rappresentano l'attecchimento, l'interiorizzazione, e sono il risultato di un'educazione lenta, quotidiana, capillare. E come in ogni rivoluzione che scardina sistemi ed equilibri precedenti, ci si aggrappa per difendere antiche certezze, in questa rivoluzione digitale , maggiormente i docenti rispetto ai genitori - che per statuto potrebbero essere meno preparati - vivono un "gap generazionale in campo educativo", come dice Manuela Rosci: non sono, cioè, spesso pronti a raccoglierne la sfida.
In quante occasioni mi sono sentita dire: "ma vuoi mettere il piacere fisico nel leggere un libro cartaceo, sfogliarlo e sentire l'odore della carta??!!", come se questo potesse essere messo eventualmente in discussione o, comunque, determinante per arrestare un fenomeno di tale portata.

Quanti insegnanti sono saliti in cattedra a moralizzare sull'uso di Facebook, semplicemente vietando a un ragazzo di chiedergli l'amicizia, senza neanche una spiegazione razionale e senza nemmeno riflettere sul legame speciale che questo contatto potrebbe produrre!
Una comunità digitale, infatti, "apre il dialogo tra chi impara e chi insegna e chi impara diventa anche chi insegna", come dice Agostino Quadrino (direttore della Garamond, casa editrice digitale), presente al Convegno, aggiungendo che "si fa educazione quando si dà la parola" ; in questo modo, inoltre, si ha l'opportunità di conoscere un ragazzo, in maniera del tutto diversa e inaccessibile da altri versanti, dato, come sostiene la neuropsichiatra Irene Sarti, anch'ella intervenuta al Convegno, che "l'identità virtuale e quella reale interagiscono nella formazione della personalità e non sono in opposizione".
"Gli studenti di oggi non sono più quelli per cui la scuola è stata progettata e questo cambia il modo di fare scuola", dice ancora la Sarti, che apre alla "classe reale" e alla "classe virtuale", puntando sulla "personalizzazione in campo formativo, fondata sui diversi stili di apprendimento".
Ha senso, allora, opporsi a tutto ciò, con inutili obiezioni, facili demonizzazioni o con superficiali assenze?
Perché non avere un atteggiamento simile a quello avuto con il cellulare? Discusso, discutibile, "disciplinabile", ma assimilato: tutti hanno ceduto, nessuno si sognerebbe più di metterlo in discussione...!
Perché non pensare che si è dentro un evento epocale, che va capito, analizzato, "codificato", metabolizzato, perché noi adulti siamo e restiamo dei "mediatori culturali", che dobbiamo aiutare altri, meno "strutturati" di noi, a compiere il cammino verso la conoscenza, che è rimasto l'antico obiettivo dell'Uomo, con mezzi nuovi e fantastici rispetto al passato, che cambieranno quest'Uomo per sempre?

Pensavo a questo durante il Convegno, guardandomi intorno a scrutare gli altri volti, interrogandomi su quali fossero i loro pensieri e se magari coincidessero con i miei! Questi nostri figli vivono qualcosa di pazzesco, senza neanche averne coscienza, sono testimoni inconsapevoli di qualcosa che cambierà il mondo e la Storia per sempre e non se ne rendono conto. Noi, che invece lo sappiamo e lo capiamo, proprio perché veniamo da "un'altra Era", dobbiamo e possiamo educarli alla conoscenza e alla comprensione di questo meraviglioso nuovo linguaggio ed universo, senza smettere di essere mediatori che fanno passare quegli universali ed eterni insegnamenti e valori, che tanto si teme possano andare persi!

Nessun uomo del passato, testimone di fenomeni epocali, avrebbe mai voluto perdere una simile sfida...io neanche, e la rilancio!

Lucia Giovanna Paci, genitore, Roma
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