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Numero: 5 -Aprile 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 29 Aprile 2017

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

Via Monte Manno 23 00131 Roma

Articolo 'A cosa serve un GLH ?'  >>>
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A cosa serve un GLH ?
Come trasformare un impegno in "formazione"
di Rosci Manuela - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola
Solitamente siamo abituati a pensare alla formazione come a un tempo che si realizza dentro uno spazio destinato - aula reale o virtuale (con la formazione a distanza!) - in cui un relatore "parla" perché ha qualcosa di nuovo (si auspica!) da mettere a disposizione dell'auditorio. Certamente la formazione tradizionale - più trasmissiva- ha avuto degli sviluppi e oggi si attua in forme diversificate ma non così tante da riconoscere lo spazio e il tempo dedicato a un GLH come FORMAZIONE!
Lo affermo perché ho in mente i volti un po' frastornati delle mie colleghe nell'ultima riunione di Commissione che si occupa dei problemi dell'integrazione ed è composta da tutti i docenti di sostegno che lavorano nel Circolo e da sette docenti curricolari. E' stato semplicemente strabiliante quando Antonella ha detto: "Perché, possiamo anche noi fare domande agli specialisti? Di solito vengono e gli specialisti vogliono sapere da noi come vanno le cose!".

Sconvolgente. Non la sua affermazione e il suo dubbio ma il fatto che io, che all'interno della scuola mi dedico all'integrazione dei bambini con difficoltà, non avessi chiaramente esplicitato molto tempo prima che durante il GLH dobbiamo portarci via tutto quello che possiamo sapere su come funziona quel determinato bambino di cui stiamo parlando tutti insieme.
Per me era scontato ma non per tutti!
Altre volte, durante le nostre riunioni di Commissione, mi ero soffermata sull'importanza di questo tempo dedicato e soprattutto all'attenzione da dare ai genitori, che sono portatori di una sofferenza - nessun genitore auspica di avere un figlio con un problema!- e di una conoscenza - come ormai è pienamente affermato dalla Pedagogia dei genitori (vedi articolo di Nicola Pannocchia sulla rivista di marzo).
Più volte abbiamo parlato del rispetto, della comprensione verso atteggiamenti o richieste della famiglia, senza per questo rinunciare al nostro mandato e alla necessità di accompagnare la famiglia a comprendere le difficoltà del proprio figlio a scuola o delle difficoltà della scuola a individuare il percorso giusto da intraprendere con il loro bambino. Mi sono sempre soffermata molto sulla necessità di comunicare bene con le famiglie, di costruire con loro un patto educativo, un'alleanza che è una vera risorsa per pianificare bene un percorso di integrazione e non solo.

A dire il vero, questa costruzione e condivisione di intenti con le famiglie ci riesce abbastanza bene anche se ancora non riusciamo ad ottenere questo successo in tutte le situazioni ma nella maggior parte dei casi il lavoro in rete con la famiglia e gli specialisti produce effetti "speciali" necessari a dare risposte adeguate, e quindi diversificate, ai bisogni "speciali" dei bambini.
Un esempio di questo successo è raccontato in un articolo che uscirà sul prossimo numero della rivista di Autismo della Erikson perché il professor Zappella è rimasto "incuriosito" dal successo che la scuola ha ottenuto con Giovanni, un bambino autistico arrivato da noi lo scorso anno in IV e che, a detta dei genitori e degli specialisti, ha trovato una scuola che lo ha saputo accogliere e costruire, insieme a tutti, il miglior percorso di integrazione perché si è fatto "Un gioco di squadra" (è anche il titolo dell'articolo scritto a più mani, con la collaborazione di tutti i docenti coinvolti).
Capite perché lo shoc!?
Tanta attenzione, tante premure, tante parole, tante riflessioni, tante questioni affrontate ...ma non avevo chiarito che nel GLH dobbiamo essere anche ...sanguisughe e cercare di "succhiare" non solo tutte le informazioni necessarie (e questo certo si fa già) ma di più! Chiedere più chiarimenti su cosa significa quella determinata malattia, cosa comporta, cosa richiede, cosa fanno gli specialisti, che tipo di richiesta fa il terapista, quali sono i risultati delle valutazioni che hanno compiuto e tanto altro.
Il GLH è un tempo dedicato sì a quel determinato bambino ma ogni volta arricchisce la formazione di un docente che porta a casa nuove conoscenze ma che contribuisce, con le sue osservazioni, a creare nuove ipotesi, nuove possibili letture "del caso".
Tutto il gruppo allora, formato da genitori, specialisti, docenti e quanti siano coinvolti nel processo di crescita e di formazione del bambino, diventa un gruppo di ricerca-azione, interistituzionale, che fa ipotesi, stabilisce obiettivi, condivide strategie e si assume la responsabilità di fare, ognuno, la parte che gli spetta e si stabiliscono i tempi della verifica (il prossimo GLH) e si prende tutti insieme la responsabilità di decidere se il percorso scelto va bene oppure va cambiato.
E non ritenete che tutto questo lavoro sia ... formazione sul campo?!

"Perché, possiamo anche noi fare domande agli specialisti?"
Certamente sì, tutte quelle che si hanno in mente, che siano finalizzate a capire meglio come funziona il bambino cosicché si possano fare scelte didattiche più adeguate. Perché questo è compito del docente.

Grazie a tutti i docenti "speciali" con cui lavoro perché mi permettono di non "assopirmi" pensando che tutto sia scontato e già fatto!

Manuela Rosci Psicopedagogista 196°Circolo Didattico Via Perazzi 46 - Roma
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