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Numero: 1 -settembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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...a proposito di "Maestro unico"
"Plurale-Singolare" : due facce della stessa medaglia nella costruzione delle relazioni umane
di Presutti Serenella - Emergenza scuola
Jerome Bruner
Jerome Bruner
Il Decreto Legge n.137 del 1 settembre '08, il cosiddetto "Decreto Gelmini", ha segnato il rientro nelle Scuole italiane degli alunni con le loro famiglie a seguito, dei docenti e di tutti gli addetti ai lavori, chiamati in causa immediatamente per esprimere il proprio giudizio in merito a molte questioni importanti, prima tra tutte il ritorno del "Maestro unico" nella Scuola Primaria.
Non mi soffermerò sulla question posta nei termini di "schieramento"(maestro unico SI...maestro unico NO...), né vorrei aprire un'altra pagina sui risvolti diversi ed articolati che si delineano (come una sorta di reazione a catena) per effetto del Decreto: il tempo pieno resisterà? Come si farà ad insegnare tutte le discipline in minor tempo e con un insegnante solo? Gli insegnanti dovranno rinunciare ai risultati ottenuti dopo stagioni di riforme, tipo il "team, il lavoro rafforzato dalla compresenza, i progetti di integrazione e di potenziamento dei processi di apprendimento?

Tante sono le riflessioni che si impongono e tante le questioni degne di nota, una su tutte, centrale a mio avviso, per un sano e corretto sviluppo delle personalità infantili: - che tipo di relazione si sviluppa prioritariamente a seguito di relazioni individualizzate, centrate essenzialmente sulla comunicazione, emotivamente condizionata e diretta dagli scambi tra un adulto "figura privilegiata" e un bambino? - Privilegiare la dimensione "singolare" garantisce davvero una migliore qualità nella formazione dell'identità infantile e dell'indinviduo futuro che diventerà?
Proverò a riflettere con l'aiuto di alcuni riferimenti ad importanti studi della Psicologia dell'età evolutiva, capisaldi irrinunciabili non solo per gli addetti ai lavori ma base di conoscenza e di orientamento quotidiano verso l'infanzia di ogni società che si ritenga civile, democratica e moderna.
Penso che la Ricerca scientifica internazionale possa rispondere a questi interrogativi e che, come spesso è accaduto, possa rappresentare un punto di vista super partes rispetto alle opinioni, se pur autorevoli e rispettabili, di gruppi politici o di chiunque altro voglia esprimere un'opinione a proposito.

Già gli studi di René Spitz ci parlavano dell'importanza dell'esclusività della figura materna, o di un suo sostituto, per la costruzione delle relazioni infantili nei primi due anni di vita, in quanto il bambino piccolo ha bisogno di punti fermi per crescere sano e senza l'angoscia dell'abbandono. Gli studi e le ricerche negli anni '50 di John Bowlby ci hanno consegnato risultati che avvalorano queste scoperte e hanno dimostrato per lo più la consistenza degli effetti nocivi derivanti dalle carenze materne nei primissimi anni di vita, sviluppando un filone fondamentale di ricerca per la psicologia dell'età evolutiva con la "teoria dell'attaccamento".
Grande importanza e responsabilità è dunque riconosciuta alla Famiglia, nelle sue modalità di accudimento dei piccoli e nei modelli che propone e proporrà nella gestione delle comunicazioni e delle relazioni con gli altri.
Jerome Bruner con le sue fondamentali scoperte sull'apprendimento rappresenta il punto di partenza e di arrivo per le Riforme dei Sistemi scolastici a livello internazionale, prima in ordine di tempo per la Scuola anglosassone e poi per tutte le altre; la costruzione del pensiero e i processi di apprendimento non sono processi meccanici e univoci per la specie umana, ma la risultante di processi complessi ed articolati, condizionati dalla qualità culturale delle relazioni, in particolare degli scambi linguistici, dallo scambio dialogico e non solitario con gli altri, dalla motivazione al fare e sperimentare, rielaborando le esperienze attraverso complessi sistemi di categorizzazione e ristrutturazione continua delle conoscenze.

Il compito della Scuola viene inteso quindi non più tradizionalmente come "trasmissione di conoscenze e di informazioni", piuttosto diventa luogo privilegiato per l'attivazione dei processi di apprendimento, dove avvengono scambi comunicativi-relazionali tra discenti e adulti, scambi molto significativi per la costruzione del pensiero e non solo per l'acquisizione dell'istruzione.
E' molto evidente quanto sia importante alla luce di queste scoperte il ruolo dell'Adulto all'interno delle Istituzioni scolastiche, determinante per un andamento positivo del processo stesso di apprendimento. Tanta responsabilità e centralità per la crescita delle nuove generazioni ha richiesto e richiede una condivisione diffusa, la corresponsabilità tra tutti gli Adulti facenti parte della "comunità educante".
In sintesi: "...l'idea di una mente come agente solitario è molto fuori strada, ed è probabilmente la proiezione della nostra ideologia occidentale individualistica. Non impariamo un modo di vivere e dei modi di dispiegare la mente senza assistenza, senza aiuto, nudi davanti al mondo. Questo non deriva dalla semplice acquisizione del linguaggio. E' piuttosto il dare e prendere del dialogo che rende possibile la collaborazione. Perché la mente, intesa come agente, non è attiva solo nella natura, ma ricerca il dialogo e il discorso con altre menti attive. Ed è attraverso questo processo dialogico, discorsivo che giungiamo a conoscere l'Altro e i suoi punti di vista, le sue storie. Attraverso il discorso con gli Altri impariamo una quantità enorme di cose non solo sul mondo, ma anche su noi stessi." ( da J.Bruner " La cultura dell'educazione" 1996 Feltrinelli, pag.106)

La cultura di un paese è quindi la risultante di processi complessi, differenziati ed articolati, processi che, destinati all'amplificazione di queste caratteristiche, richiederanno sempre più risposte adeguate, al passo con l'accelerazione dei continui cambiamenti; molti di questi processi attraversano l'età della scolarizzazione, l'età evolutiva.
Le mie riflessioni a questo punto confluiscono in una annosa ed inevitabile domanda: "Come è possibile che un Sistema di Istruzione corrisponda alle istanze di una tale complessità ed articolazione con una risposta come quella contenuta nel Decreto Gelmini, con il ripristino del "maestro unico"? Nessun professionista, per quanto preparato ed aggiornato (e non è il caso della maggioranza dei nostri insegnanti!...) può essere in grado da solo a far fronte ad un tale compito, dalla Scuola dell'Infanzia alla Scuola Primaria, come dalla Scuola Superiore di primo grado alla Scuola Superiore fino all'Università.
La cultura di un paese è sempre il risultato di un confronto a più livelli di una Civiltà e sempre più si misura dal grado di capacità e di qualità del confronto stesso, a più voci, differenziate tra loro, il risultato insomma del passaggio continuo dalla dimensione "singolare" a quella "plurale".

Serenella Presutti Psicopedagogista e Dirigente scolastico 143° C.D. "Spinaceto"- Roma
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