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n.58 dicembre 2015
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Articolo 'A proposito di Valutazione'  >>>
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A proposito di Valutazione
dal RAV al PDM: perché è necessario mettere al centro dei processi educativi e didattici le azioni valutative
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
misurare per valutare...
misurare per valutare...
La L.107/ 2015, la "Buona Scuola", ha certamente riportato al centro dell'attenzione di tutti gli addetti ai lavori, e non solo, la Valutazione.
Le azioni valutative sono state identificate come prioritarie e necessarie, soprattutto quelle rivolte all'interno delle scuole, ai Dirigenti e al personale Docente, all'Offerta formativa e agli esiti degli alunni e tutto il Sistema Scuola sembra essere investito all'improvviso da queste "urgenze", con scadenze serrate e ravvicinate tra loro di estrema importanza per la vita stessa delle scuole, di chi ci lavora e di chi ne è il destinatario ultimo e utente, i nostri Alunni.

La recente Riforma ha riportato in auge un tema/problema della Scuola italiana, ne sottolinea senz'altro la centralità per i processi di istruzione e formativi, ma di sicuro non "inventa" o reinventa il ruolo della autovalutazione/valutazione come se fosse una nuova scoperta.

Non mi soffermerò ancora sul ritardo storico, tutto nostrano, sulla messa a punto di un Sistema nazionale di Valutazione, fin troppo evidente ormai, ma credo dovremmo invece interrogarci su cosa riteniamo davvero importante per le Scuole italiane, per la crescita e lo sviluppo dei nostri alunni, per la crescita professionale dei nostri Docenti e di tutti noi che ci viviamo e lavoriamo tutti i giorni. Non credo però che questi importanti processi di crescita possano essere affrontati tutti insieme e come d'incanto essere risolti nel migliore dei modi.

La "maratona" serratissima iniziata quest'estate con il RAV, e che dovrebbe risolversi nel PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa) a gennaio prossimo, non favorisce una crescita sana ed equilibrata delle scuole, ma credo purtroppo aiuterà molto di più l'emersione di profonde disparità...

Credo anche che se vogliamo davvero centrare la valorizzazione delle differenze, nell'ottica dei percorsi di miglioramento, si dovrebbe poter affrontare con minore affanno tutti i passaggi, con una scansione più sostenibile dei tempi di messa in atto e di "conquista" della maturità dei diversi contesti nei comportamenti valutativi.
Ma non potremmo sottrarci dal confronto serio su questo ambito, sia nella dimensione nazionale che sovranazionale.
Le resistenze dei diversi attori, soprattutto quelle espresse dai docenti stessi nei confronti della Riforma, che siano legittime o meno, in ogni caso da sole non servono ad affrontare e a risolvere il "gap" rilevato tra percorsi ed obiettivi raggiunti; abbiamo estremamente bisogno di ridisegnare i tracciati dell' insegnamento e apprendimento per riprendere il senso di quello che facciamo nelle nostre scuole per i nostri studenti.
Per poter valutare è necessario sapere cosa si vuole valutare; i più accredidati modelli di "evaluation theory" applicati nelle scienze sociali non prescindono da questo punto, per cui è ineludibile il riferimento ad un quadro teorico sul quale tracciare il proprio percorso di autovalutazione/valutazione.

Primo punto: IL QUADRO DI RIFERIMENTO TEORICO E METODOLOGICO
Il nostro quadro di riferimento è rappresentato certamente dal documento(il primo apparso nel 2012) delle Nuove indicazioni per il curricolo, costruito sulla didattica delle competenze piuttosto che sulle sole conoscenze disciplinari.
Abbiamo quindi bisogno di rivisitare tutte le nostre scelte didattiche sotto l'ottica del raggiungimento delle competenze chiave. I curricula contenuti nei POF delle scuole debbono necessariamente partire dalle conoscenze per contestualizzarle nella realtà della classe, per essere in grado di riversare un sapere agito nelle diverse circostanze.

Secondo punto: LA "FORMAE MENTIS" PER LA COMPETENZA
Cosa mi rimane quando avrò dimenticato quello che ho studiato?

Come posso autovalutare e valutare chi è competente su cosa?

Per testare, provare e documentare i percorsi di competenza, devo sapere esattamente dove arrivare prima di partire. Il quadro di riferimento ci aiuta a disegnare la strada per poter riconoscere il processo e i "punti di snodo", dove diventa possibile misurare se ciò che è in mio possesso possa essere valutato sufficiente o di più, rispetto al necessario ed ineludibile!

Terzo punto: PREPARARE LA "PROVA STANDARD"

Organizzare un "sistema validato" di valutazione interno alle scuole (prove standard per gli alunni, batterie di indicatori e di obiettivi condivisi), può rendere possibile disegnare la misura della soglia tra conoscenza e crescita; imparare a predisporre l'insegnamento tra l'area confort e l'area prossimale dello sviluppo delle possibilità di apprendimento, può favorire il salto in avanti, autovalutando la propria capacità personale e collettiva di avanzamento..."Le funzioni prima si formano nel collettivo, nella forma di relazioni tra bambini e così diventano funzioni mentali per l'individuo" (Vygotskij, 1934)... per appropriarsi di una competenza, oltre che della conoscenza.
Un sistema scolastico per affrontare un percorso che porti dalla conoscenza alla competenza, dall'analisi del contesto al miglioramento, dovrebbe porsi tra la definizione di cosa sia lo "standard" e individuare la propria zona confort raggiunta, misurabile, per disegnare la possibilità prossimale di crescita; il percorso metodologico è lo stesso per gli alunni.

In questa ottica diventa maggiormente comprensibile il passaggio dal RAV, metodologicamente "prescrittivo", con l'obiettivo di documentare per poter leggere il "dato", l'oggettivazione di un contesto, al PIANO DI MIGLIORAMENTO, posizionato in un'area di possibile raggiungimento...prossimale allo sviluppo appunto.

Le azioni descritte sono azioni complesse, e come tali colgono le complessità individuali e collettive, tessute sul reticolo delle relazioni significative e coerenti con il contesto di appartenenza; un'azione di Sistema che ha bisogno di tempo e dei tempi, soprattutto dei tempi della formazione, lenti e costanti per poter misurare il tipo di accelerazione possibile.
Cominciamo a disegnare questi percorsi nelle nostre comunità professionali e di apprendimento se vogliamo crescere.

di Serenella Presutti
Dirigente scolastica, psicopedagogista e counsellor
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