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n 67 novembre 2016
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Oggi è il giorno:20 Agosto 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'A scuola con Pinocchio'  >>>
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A scuola con Pinocchio
Come incoraggiare il bambino a porsi al centro?
di Parisi Roberta - Didattica Laboratoriale
Devo confessare che da bambina la storia di Pinocchio suscitava in me sentimenti contrastanti: il divertimento per le avventure, che mi sembrava di vivere in prima persona, presto lasciavano il passo a veri e propri momenti di inquietudine.
Attraverso il linguaggio metaforico proprio della fiaba, a tratti ed improvvisamente, venivo catapultata nella realtà, una realtà amplificata nei suoi contrasti e proprio per questo più vicina alle possibilità di comprensione ed alla dimensione emotiva proprie dell'infanzia.
Pinocchio ai miei occhi non era un semplice burattino, ingabbiato nei suoi ingranaggi, ma un essere temerario, coraggioso proprio perché dinamico, in continuo movimento.
In un certo senso era degno della mia ammirazione perché capace, a volte suo malgrado altre intenzionalmente, di essere protagonista di un continuo fluire di vicissitudini. Mi colpiva il suo essere imperfetto, la vivacità e la continua curiosità per il mondo. Strabiliante che se la cavasse sempre!!
Che Pinocchio sia il mio allievo ideale?
Sicuramente sento il mio intervento più efficace se proponendo delle sollecitazioni riesco a suscitare nei miei allievi interesse, curiosità e quella motivazione ad essere attivi e reattivi: tutti i miei sforzi educativi e didattici sono sempre stati finalizzati a creare un dialogo vivo con gli alunni; ognuno deve essere sempre messo nella condizione di esprimere il proprio pensiero, anche perché è proprio grazie alla partecipazione attiva che le esperienze didattiche non restano cumuli di parole vuote ma consentono di rendere semplice il complesso.

Partire dalle richieste anche implicite dei bambini è utile per contestualizzare gli apprendimenti e per rendere il più possibile naturale ogni trasformazione, così naturale che all'improvviso i loro occhi si riempiono di stupore e meraviglia rendendosi conto di possedere qualcosa che fino a poco tempo prima sembrava ben lungi dalla conquista.
Concepisco l'itinerario conoscitivo come un percorso costellato di attività di esperienze e di sorprese che si va costruendo di giorno in giorno grazie al coinvolgimento attivo di tutti.
"Cosa facciamo oggi maestra?"
Quesito classico che tutti noi ci siamo sentiti rivolgere appena varchiamo la soglia dell'aula.
Una delle strategie è dare la giusta enfasi proprio a domande come questa, apparentemente innocue ma dalle enormi potenzialità (considerando i processi logici, metacognitivi ed affettivi che potrebbero innescare), per avviare i bambini a poter essere, dando loro la possibilità di realizzare, in collaborazione con l'insegnante ed i compagni, le proprie intenzioni e di sentirsi idonei nell'ideazione di cosa succederà durante le ore scolastiche, per renderle vive, piene di attese, "fabbricando" proposte, iniziative, idee e giocare con esse.
In classe ci devono essere fermento e la giusta dose di suspence, proprio come in una storia di avventura.
In questa modalità di approccio all'insegnamento il bambino è sempre consapevole delle situazioni che si vanno via via vivendo in quanto ne è complice, tenendo sempre conto di una certa dose di imprevedibilità: non tutto è sotto il nostro controllo.
Facendo emergere in ogni bambino la fiducia in se stesso, il nostro agire è sempre rivolto alle famose competenze chiave che dovrebbero essere ben chiare nella pianificazione delle proposte didattiche ed educative, affinché non si risolva tutto nella solita routine burocratica.

La fiducia nelle proprie capacità è il primo passo per saper agire.
Per poter agire a qualsiasi livello è fondamentale pensare.
Durante i cinque anni di cammino insieme, lo sforzo sta nell'implementare, attraverso l'esperienza, le capacità creative, le capacità di analizzare e valutare le informazioni, le capacità di deduzione (cercando le novità e tenendo a bada il conformismo), nel consentire attività secondo le regole del cooperative learning, favolosa metodologia didattica che facilita il raggiungimento di un pensiero complesso: interconnettersi e interagire in modo positivo per un progetto comune, cooperando con gli altri compagni di classe, permettono di superare le difficoltà individuali.
Il compito dell'insegnante è di predisporre l'attività, affinché si creino le condizioni necessarie che assicurino la cooperazione, oltre che prevedere una fase di riflessione sulle esperienze stesse: il richiamo è alla competenza chiave a lungo termine.
Dalla fiducia in se stessi si passa all'incoraggiamento, alla stima ed alla fiducia reciproca, per creare un ambiente di apprendimento e di vita dove condividere il piacere di svolgere attività in comune e dove accettare e dare suggerimenti per il buon esito di un progetto.

Perché dunque Pinocchio?
L'idea di questo personaggio mi porta a pensare alle discipline in modo trasversale.
Pinocchio mi riconduce al pensiero laterale (E. de Bono 1970, 1977)necessario per risolvere alcuni tipi di problemi: quello di non aver nessun problema; in questo caso non si vedono altre soluzioni a quelle già date in quanto appaiono perfette. L'originalità è bloccata da modalità preesistenti di pensiero.
L'altro problema non prevede per la sua soluzione un'aggiunta di dati ma "solo" una ristrutturazione, scoprendo collegamenti e combinazioni diverse rispetto a quelle consuete.
Quindi accanto al pensiero verticale, rigorosamente logico, non bisogna trascurare questa forma di ragionamento che conduce i nostri alunni ad una soluzione creativa delle situazioni problematiche.
Per chi volesse,invito a leggere l'aneddoto "Il sassolino bianco, il sassolino nero e l'uovo di colombo" tratto da "Il pensiero laterale" di Edward de Bono.

Da "Insegnare ad apprendere in gruppo" di M.Comoglio - Cardoso,
prendo la citazione di A. Montagu, 1966

"Certamente nella natura esiste l'aggressività,
ma esiste anche la sana competizione
ed esiste pure un forte istinto
verso il comportamento sociale e cooperativo
Queste forze non agiscono
in modo indipendente,
ma insieme, come un tutto.
Vi sono pure forti evidenze a indicare
che nello sviluppo sociale e biologico
tutte le creature viventi, di questi istinti,
l'istinto alla cooperazione è il più dominante
biologicamente il più importante...
L'uomo, è probabile che debba più all'operare
di questo principio che a qualsiasi altro
nella sua evoluzione biologica e sociale"



Roberta Parisi, insegnante presso l'I.C. di Riano, Roma
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