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n.86 ottobre 2018
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'A scuola di continuità'  >>>
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A scuola di continuità
L'importanza della verticalità e della circolarità nell'educazione
di Lilla Claudia Patrizia - Orizzonte scuola
I diversi ordini di scuola devono garantire un processo evolutivo unitario e coerente, dunque i traguardi devono essere definiti in senso longitudinale ed il percorso formativo deve prevedere una logica di sviluppo in cui l'obiettivo raggiunto sia premessa e base per individuare quello successivo, in modo da valorizzare le competenze già acquisite dal singolo alunno e riconoscere la specificità di ciascun grado scolastico.

Come si afferma nella C.M. n° 339/92, la continuità non è "né uniformità né mancanza di cambiamento", può e deve comprendere novità ed innovazioni significative, valorizzando la creatività sia degli alunni che degli insegnanti, nell'ambito però di "un processo unitario di sviluppo, che si consegue attraverso la continuità dinamica dei contenuti e delle metodologie", in modo che "la progressione dei processi di apprendimento e di maturazione dell'alunno non abbia a subire sollecitazioni innaturali e compressioni artificiose" (Ennio Monachesi).
Garantire il diritto del bambino ad un percorso formativo completo, che ne assicuri la centralità nel processo di insegnamento-apprendimento, trova i necessari presupposti nell'attenta progettazione e concertazione dell'azione educativo-didattica tra i diversi ordini scolastici, nel rispetto della diversità dei ruoli e delle funzioni di ciascuno di questi. Il problema è che purtroppo il dialogo tra i vari gradi scolastici non è sempre fluido e proficuo, il passaggio tra essi è delicato e comporta una revisione dei sistemi relazionale e normativo, non sempre semplice da affrontare per l'alunno, soprattutto quando questi vengono sovvertiti. Si pensi al graduale abbandono del clima affettivo che caratterizza l'ambiente sociale della scuola dell'infanzia, dove gli apprendimenti sono per lo più veicolati da attività laboratoriali e ludiche strutturate su una didattica esperienziale, in favore di una maggiore distanza emotiva (che non si traduce in una maggiore autonomia, occorre precisarlo) con la figura adulta di riferimento, che propone contenuti disciplinari e metodologie nuove.
L'alunno dovrebbe essere accompagnato nel cambiamento e nell'elaborazione che questo richiede, invece è spesso oggetto di critiche, poi estese ai docenti dell'ordine precedente, rei di non aver scolarizzato a sufficienza, di aver promosso in modo eccessivo lo sviluppo della dimensione emotiva, di non aver approfondito contenuti disciplinari, di non aver sviluppato il potenziale personale e così via.

In questa prospettiva egotica degli insegnanti si perde completamente di vista il valore del percorso del bambino. Da dove è partito nel viaggio verso l'acquisizione delle competenze rilevabili oggi? Di quali bisogni occorre prendersi cura per proseguire quel viaggio? Se il focus dell'attenzione è la valutazione dell'adulto che passa il testimone e non la presa in carico del minore si rischia di perdere importanti informazioni utili alla costruzione dell'alleanza formativa.
Occorre allineare non solo i curricoli dei vari ordini e gradi scolastici ma anche, e direi soprattutto, metodologie e sistemi valutativi, per evitare passaggi traumatici che mettano in discussione l'immagine di sé che l'alunno ha costruito nella precedente esperienza.
Accade infatti, con una certa frequenza, che le aspettative dei docenti che accolgono i nuovi discenti in una classe prima siano legate ad un immediato adeguamento a quanto richiesto da nuovi compiti e discipline. Se la performance non si dimostra in linea con tali aspettative allora può nascere un problema di definizione dell'autoefficacia, data l'inevitabile critica all'adeguatezza del ragazzo e del suo percorso.
Per ovviare a queste problematiche, generate da una mancanza di condivisione, è opportuno strutturare progetti sulla continuità che non includano solo le classi ponte. Nel mio Istituto abbiamo elaborato un protocollo che impegna gli ultimi due anni di ogni grado, abbinando i quattrenni della scuola dell'infanzia alla quarta classe della primaria, a sua volta abbinata alla seconda della secondaria di primo grado, mentre i cinquenni sono associati alla quinta della primaria e questa alla terza della secondaria. Tale protocollo prevede non solo visite degli alunni nei plessi dove sono ubicate le classi gemellate ma anche scambi mensili tra i docenti dei diversi ordini con attività comuni e condivise, programmate sulla base di un progetto annuale. Gli spostamenti nelle diverse sedi sono pianificati, per motivi logistici, nei mesi primaverili, nella parte restante dell'anno si lavora con il supporto dei media per videoconferenze gestite dai docenti con l'apporto degli alunni.
Questo progetto si fonda su due finalità fondamentali: realizzare un raccordo ed uno sviluppo prospettico tra i vari ordini di scuola in termini di continuità sia di obiettivi educativo-didattici che di metodologie di insegnamento/apprendimento; gestire in modo funzionale la digitalizzazione dell'azione educativa e didattica, basata su un'idea di competenze trasversali, nuove alfabetizzazioni ed attitudini da sviluppare. Ed è ancora in quest'ottica che va collocata l'introduzione al pensiero logico e computazionale e la familiarizzazione con gli aspetti operativi delle tecnologie informatiche.
Gli studenti devono essere utenti consapevoli di ambienti e strumenti digitali, ma anche produttori, creatori, progettisti, mentre i docenti devono agire come facilitatori di percorsi didattici innovativi.


Lilla Claudia Patrizia, docente della Scuola dell'Infanzia, IC "Anzio I" - Anzio (RM)
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