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N. 83 maggio 2018
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Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:22 Agosto 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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A stroll around Bioparco-Roma
La metodologia CLIL per rinforzare i fondamenti della didattica per competenze
di Calcagni Maria - Didattica Laboratoriale
Lapbook realizzato
Lapbook realizzato
Già da tempo avevo sentito parlare di didattica CLIL e l'occasione di approfondire l'argomento si è presentata quest'anno grazie all'esperienza svolta in una classe seconda della scuola primaria in cui insegno Inglese e Tecnologia.

In collaborazione con le colleghe di Scienze ed Educazione all'Immagine, ho progettato la realizzazione di un lapbook prendendo spunto da una visita al Bioparco di Roma.
Con il termine CLIL (Content and Language Integrated Learning) si identifica una metodologia che promuove l' "apprendimento integrato" di contenuti e lingua favorendo il rinforzo di conoscenze e competenze.
L'argomento viene affrontato a piccoli passi calandosi costantemente nella realtà dello studente; le attività vengono svolte in gruppi di ricerca e di elaborazione del materiale trovato; le lezioni sono attive, ovvero costituite da un'interazione costante tra docenti e discenti e tra alunni e alunni, viste in un'ottica cooperativa. Possiamo definire la didattica CLIL, quindi, come una strategia di insegnamento/apprendimento che presuppone l'organizzazione di una lezione non frontale con un approccio ai contenuti pensato attraverso modalità molto vicine alla didattica per competenze.

Con il CLIL sono costantemente in ballo due aspetti: la disciplina e la lingua straniera, che si intrecciano per attuare un apprendimento duale; la disciplina è il fulcro della lezione, ma allo stesso tempo è necessario porre attenzione alla lingua straniera intesa non come "traduzione" di concetti, ma parte del concetto stesso.
In che modo si progetta una lezione CLIL?
Strutturare il lesson plan presuppone prevalentemente un approccio in cui al centro dell'azione didattica c'è l'alunno con le sue potenzialità e complessità, poi ampliato mediante strategie didattiche attive e molteplici situazioni-stimolo. Questo si traduce in una lezione interattiva ed esperienziale, in un apprendimento che si basa su compiti significativi che implicano il fare (learning by doing).
Nel progettare una lezione è essenziale individuare la competenza che si intende far acquisire agli studenti attraverso le attività, le conoscenze e le abilità che inglobano i processi operativi (il fare) e le operazioni mentali (il pensare) richiesti per l'acquisizione di quella competenza; la lingua straniera si utilizza per porre domande e spiegare; gli alunni sono messi in grado di capire il significato generale di quanto detto, basandosi da un lato sulla loro conoscenza della lingua straniera e dall'altro deducendo il significato di vocaboli e di strutture comunicative attraverso immagini, gesti, mimica e prossemica del docente. Il lavoro viene strutturato e organizzato dall'insegnante attraverso l'apprendimento cooperativo e il tutoring.
Durante la lezione l'insegnante monitora l'andamento dei processi attivati e interviene dove necessario in un costante adeguamento delle attività proposte. Prima di iniziare la lezione, è importante preparare il setting d'aula e i materiali, necessari per accompagnare le diverse modalità di lavoro e facilitare lo svolgimento delle attività.
Tornando alla stesura del lesson plan , relativo alla visita didattica presso il Bioparco, la metodologia Task Based Learning, (apprendimento basato sullo svolgimento di attività o compiti), prevede la suddivisione della lezione in tre fasi: pre-task, task e post-task.

Nella fase di pre-task, l'insegnante compie una ricognizione delle conoscenze e abilità pregresse e fa emergere le idee già esistenti nella classe rispetto al tema che andrà ad affrontare; ho strutturato dunque un brainstorming ponendo agli alunni alcuni quesiti relativi al Bioparco di Roma. Questo momento iniziale è servito ad introdurre l'argomento della lezione, a creare coinvolgimento e motivazione negli alunni, attivando da subito il processo di apprendimento che permette all'insegnante di focalizzare meglio il percorso da intraprendere. Terminate le conversazioni iniziali, con l'ausilio della Lim ho mostrato gli animali, la mappa del bioparco e poi riprodotto graficamente il percorso interno e i relativi ambienti. Nel pensare il programma di viaggio si è fatto riferimento alla cartina del Lazio e segnato l'itinerario da percorrere.
Nella fase task, si è affrontata l'attività vera e propria, ovvero il compito da svolgere, prevedendo un momento introduttivo e un momento di sviluppo. È qui che entra in gioco la capacità dell' insegnante di creare collegamenti tra i concetti scientifici e le situazioni di vita quotidiana conosciute o rilevanti per gli allievi. Il Cooperative Learning e la didattica laboratoriale incoraggiano gli studenti ad uscire da situazioni in cui ci si limita a replicare procedure note e li supportano nella partecipazione attiva al loro processo di apprendimento attraverso attività di scoperta. La classe di 16 alunni è stata, pertanto, suddivisa in quattro gruppi e ogni gruppo, composto da 4 alunni eterogenei per competenze, aveva il compito di rispondere a una delle domande poste sul lapbook. Ad ogni componente dell'équipe è stato assegnato un ruolo in base ai propri punti di forza: detective (osservatore e lettore ), ossia colui o colei che prende appunti su ciò che vede alla Lim o sul cartaceo o durante l'uscita didattica (è stato preferito l'alunno con la migliore competenza in L2); agli altri, a scelta, è stato attribuita la carica di disegnatore - pittore - scrittore (assegnazione avvenuta in base alle abilità specifiche del singolo, riconosciute dal gruppo stesso).
Interno del lapbook
Interno del lapbook

Per realizzare un lapbook è necessario stabilire la tipologia e il colore della cartelletta ed è importante che la decisione venga presa rispettando le scelte della maggioranza. Ogni gruppo doveva stabilire la forma e il colore dei template necessari per inserire all'interno gli animali rappresentati graficamente o ritagliati da riviste. All'interno della cartelletta quindi i bambini, divisi in gruppi, dovevano rispondere oralmente e graficamente alle domande su alcune delle caratteristiche degli esseri viventi: How do they move? - How do they eat? - How many legs do they have?, ecc..
Abbiamo dato così avvio alla terza fase post-task: la condivisione del lavoro nel gruppo. Questa fase ha una funzione metacognitiva, autovalutativa e riflessiva non solo sul percorso disciplinare effettuato ma anche relativamente all'utilizzo del linguaggio specifico in LS. Gli alunni, lavorando in piccoli gruppi, utilizzano la LS sia a livello comunicativo che cognitivo; devo riconoscere che la Lim in classe ha rappresentato un valido supporto didattico/linguistico.
Attraverso il learning by doing e le attività proposte, l'aula diventa un laboratorio nel quale il lavoro in piccoli gruppi rende l'attività più fruibile per tutti perciò inclusiva. Il ruolo del docente è prevalentemente quello di facilitatore dell'apprendimento, di mediatore tra il sapere naturale del bambino e il sapere formale, con l'obiettivo particolare di contestualizzare i concetti formali in situazioni di vita quotidiana, di stimolare il suo insito desiderio di sapere e invitarlo all'osservazione e alla scoperta.
E' prevista una restituzione tempestiva ed immediata di quanto si è investito nel lavoro in termini di impegno cognitivo e relazionale. La valutazione assume così una connotazione formativa e autentica, ovvero, integrata all'interno del processo di apprendimento poiché non avviene in una fase successiva o a parte ma alla fine di ogni attività. Di certo ad un docente CLIL è richiesta buona conoscenza generale della metodologia e una competenza linguistica almeno di livello C1 con la quale veicolare in modo sicuro e scorrevole i contenuti della disciplina in lingua, dando luogo così ad un sistema integrato di apprendimento pienamente efficace. Personalmente, pur consapevole di non possedere una competenza linguistica tale da affrontare con sicurezza la didattica CLIL nelle classi più alte, riconosco all'approccio CLIL il merito di mettere in evidenza la necessità di ripensare alle prassi metodologiche e didattiche comuni rendendo evidente la parziale inadeguatezza della lezione trasmissiva e docente-centrica.
Ritengo questa mia esperienza una piccola goccia nel grande mare in cui dovrò imparare a nuotare, ma resta comunque una base che invito a sperimentare, in piccolo magari o con argomenti di semplice portata adeguati al livello linguistico posseduto. In fondo nelle lezioni CLIL la lingua italiana può essere parlata, se necessario, sia dall'insegnante che dagli alunni: l'insegnante può esprimersi in L1 per spiegare i processi più difficili, mentre gli alunni la useranno quando non posseggono la LS per esprimersi. Il cambio di codice da una lingua all'altra prende il nome di code switching ed io attualmente vi faccio riferimento senza timori. Invito anche voi a farlo perché è un buon inizio per collaudare il CLIL , l'apprendimento cooperativo e la didattica per competenze.


Maria Calcagni, docente presso I.C. "Boville Ernica" (Fr)
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