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n.1 marzo 2010
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Abbasso i compiti delle vacanze
A cura di un genitore sopravvissuto
di Paci Lucia Giovanna - Organizzazione Scolastica
E' il 7 gennaio. Dopo la pausa natalizia si rientra a scuola, sopravvissuti ai figli a casa e, soprattutto, ai loro compiti! I discorsi dei genitori per strada, stamattina e all'uscita , sono univoci. Nessuno parla d'altro all'infuori dei compiti, che hanno impegnato, disgustato e rovinato le vacanze non solo ai bambini, ma a tutta la famiglia!
Anno nuovo, vita vecchia, vecchie usanze, vecchi discorsi. Il "problema compiti" è una piaga atavica del pianeta Scuola, che lo inquina come un morbo incurabile. E' una malattia trasversale, che colpisce i vari livelli della scuola e, paradossalmente, al contrario di quanto si possa pensare, perché contro ogni giustificazione razionale, inversamente proporzionale all'età e al ciclo scolastico frequentato dallo studente: più sono piccoli i bambini e più elementare è il loro percorso, più sono costretti a lavorare.

I ragazzi grandi, al di là dell'occasione di sfruttare un tempo per "recuperare" materie lasciate indietro e colmare lacune, sarebbero più strutturati a lavorare tanto, ma hanno, invece, i compiti di un normale fine settimana. I piccoli, che già il più delle volte fanno tempo pieno e lavorano a scuola a ritmi frenetici, devono continuare a farlo a casa, senza soluzione di continuità, senza respiro e, al termine delle cosiddette vacanze, avrebbero bisogno di rimanere a casa ancora due o tre giorni almeno, a finire ciò che non sono riusciti a fare.
Questo, oltre ad avere un enorme peso sui bambini, che non riescono mai a "staccare la spina" e a rigenerarsi per poter ricominciare, ha una pesante ripercussione sulle famiglie.
Da sempre, la vacanza, quella natalizia ancor più per il significato intrinseco che il Natale porta con sé, è il momento in cui la famiglia si ritrova e riscopre il piacere di stare insieme. I più fortunati vanno a fare un viaggio o vanno a sciare ( tra l'altro, evitando di andarci a febbraio, mese canonico, per non prendere ferie ulteriori o penalizzare la scuola!), ma anche chi resta " a casa" può aver voglia di fare il turista comunque, nella sua città o può sfruttare l'occasione per vedere amici e parenti. E se ci fosse qualcuno che per ricaricarsi volesse semplicemente... dormire di più, alzandosi con calma al mattino e tirando per le lunghe alla sera, ci sarebbe qualcuno disposto a condannarlo?

Tutto questo non è possibile, invece, con la mole di compiti che si è costretti ad affrontare, che esigono una tabella di marcia quotidiana e ferrea, non trasgredibile, che comprende, purtroppo troppo sovente, anche giorni "intoccabili" delle vacanze, cioè quelli istituzionali: la vigilia di Natale, il Natale stesso, il Capodanno, l'Epifania e le sacrosante domeniche. A questo dovrebbero pensare gli insegnanti nel momento in cui assegnano i compiti! I giorni di festa vera sono sacri e non si toccano. Di quindici giorni totali, allora, non sono moltissimi quelli "rubati" o concessi. Tra l'altro, una bella tombola, per i più piccoli o una giocata a carte "seria", tipici passatempi di questi giorni, sono un ottimo modo per tenere la mente in esercizio..!

E non parliamo, poi, di quei "poveri" genitori costretti a lavorare durante le vacanze dei loro figli, a pieno ritmo, come di consueto, e che non hanno, quindi, la possibilità di seguirli come vorrebbero fare e, soprattutto, come sarebbe necessario, dal momento che un ragazzo in vacanza, lasciato solo, è assolutamente utopistico che si faccia carico di un lavoro costante e duraturo, che permetta di portare a termine gli impegni. E' risaputo che bambini e ragazzi hanno bisogno della presenza di genitori o di adulti in genere, per lavorare con serenità ed efficacia e, alcuni di loro, non pochi, si muovono solo con un "fucile alla tempia"...!

Il rapporto di un genitore con i figli, allora, sia di quello che "condivide" le vacanze con loro, sia quello che continua a lavorare, peggiora sensibilmente, passando, più che mai, solo attraverso lo scontro e gli urli, con l'immancabile "tormentone-incubo": "hai fatto i compitiiiiii??".

Io non lo credo giusto né sano, né tanto meno efficace, sia per il bambino/ragazzo, sia per il suo ambiente familiare.
Non esiste genitore al mondo che sia a favore di una cosa simile, che l'approvi e la condivida e non esiste genitore al mondo che, saturo e disgustato, non si sostituisca al figlio, per accelerare la fine della sua Odissea o, quanto meno, per fargliela portare a termine, senza che poi venga maltrattato, vilipeso, bacchettato, in caso contrario, dagli insegnanti!

Serve, questo, al bambino ai fini didattici? Ai fini di un rapporto con i suoi genitori, sì, ai fini della sua serenità e del suo equilibrio psicologico, anche, ma ai fini della didattica, delle cosiddette "competenze" o "abilità"? Non prendiamoci in giro! E non neghiamo che accada! Ho troppi figli e sono in contatto con troppi insegnanti, da un lato, e troppi genitori, dall'altro, per non sapere.

Parlo con cognizione, ma visto che qui non facciamo narrativa, ma parliamo di scuola e facciamo, come si dice? "metadidattica"? Mi viene da chiedermi: "Che insegnante c'è dietro quello che "massacra" di compiti, invece di dire: "Buone vacanze, ragazzi, godetevele e tornate riposati e grintosi!"?"

In realtà, mi sono data più volte risposte differenti, che aprono a motivazioni caratteriali così come a quelle professionali, ma non sono una psicologa, né una sociologa, né sta a me trarre conclusioni, che non porterebbero niente di buono a questa causa, né di risolutivo, dal momento che ho sperimentato nel tempo,ormai, che, in superficie che si voglia rimanere o in profondità che si voglia andare, la "questione compiti" delle vacanze, del fine settimana o del quotidiano, non è terreno di confronto, di dialogo, di opposizione. Chi prova ad aprire un dibattito è frustrato in partenza e se lo fa, a dispetto di come andrà a finire, sa di dover fronteggiare risposte acide e polemiche, musi lunghi o "problemi" relazionali futuri.

La maestra di mio figlio grande, per quanto assolutamente meravigliosa, aveva affrontato e risolto la questione, a suo tempo, in maniera più che eloquente, dando ai bambini un tema dal titolo: "I compiti, questo male necessario", tagliando come si dice "la testa al toro", nei confronti di qualsiasi obiezione.
Io però sono una che non si arrende facilmente e uso il privilegio che mi è stato accordato di scrivere su queste pagine, per portare la voce di un genitore, una voce di categoria, e perseguire un ideale, il sogno di una scuola possibile, non concetto astratto, ma realtà concreta, consapevole, attuabile, con l'interazione dialettica di tutti.

Lucia Giovanna Paci, genitore nel IV Municipio di Roma
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