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n.23 maggio 2012
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Adempimento burocratico o strumento di lavoro?
La compilazione dei "documenti ufficiali"
di Damiano Maria Antonietta - Organizzazione Scolastica
Il periodo tra il mese di maggio e quello di giugno è per la scuola tempo di verifica, di valutazione e coincide con il momento della presentazione dei "documenti ufficiali".
Cosa significa questo per i docenti?
Giorni interi (spesso anche notti) a riempire caselle, righe, ad improntare relazioni, a stilare verbali.....
E, alla fine, l'adempimento burocratico è rispettato.
Certo, agli atti della scuola rimarrà traccia delle presenze, del tempo e del suo impiego, del lavoro svolto ma ... in maniera meccanica e infeconda.

La scuola, pur nella profonda crisi che sta attraversando, continua a "sfornare alunni istruiti ed educati", ad attivare buone pratiche, a ricercare nuovi percorsi che spesso danno risultati insperati e che raddoppierebbero i loro frutti se fossero divulgati.
Ciò vuol dire che, nonostante tutto, contro ogni nera previsione, contro ogni pronostico da menagramo, i docenti continuano a lavorare con impegno e ad attivare " buone pratiche".

La Scuola però, da sempre, ha questo grande limite: la documentazione, così come è oggi redatta e vissuta, non è un veicolo di crescita professionale individuale e collettiva.
Eppure la Scienza e tutte le scoperte ad essa legate è riuscita a progredire proprio perché ogni piccolo passo è stato scritto ed offerto ad un altro ricercatore per avanzare, e così di seguito: ipotesi, verifica, conclusioni, documentazione, circolazione, divulgazione, confronto e....progressione.
Certo, lo spirito con il quale un docente si appresta a completare un registro di classe o di programmazione, difficilmente si avvicina a quello di un ricercatore scientifico che stila il suo rapporto informativo.
Eppure, a mio avviso, dovrebbe adottare criteri scientifici.

Documentare la situazione di una classe, descrivere gli alunni che ne fanno parte, le sue dinamiche, gli avvenimenti che ne hanno segnato la storia nell'anno, le strategie attuate per ottenere il massimo da ogni alunno, è alla fine di ogni anno scolastico il documento che giustifica, sì, la stanchezza del docente stesso ma accerta i successi e gli insuccessi del suo operato prima a se stesso e poi agli altri.
E sarà, l'anno successivo, punto di partenza per non ripetere gli stessi errori, per apportare correttivi, per rimodellare strategie, integrare la strumentazione, per avanzare.
Perché ciò non avviene?
Provo ad individuare alcune ragioni che, a mio avviso incidono su questo costume.

In primo luogo la documentazione che l'insegnante elabora risponde ad una esigenza di ordine burocratico e il docente è consapevole che, una volta compilata, sarà confinata nei cassetti del Dirigente prima e, negli archivi della scuola, poi, totalmente depotenziata di ogni valenza propulsiva.
Ma la ragione prima all'origine del problema è che è tuttora da promuovere nel docente l'abito alla ricerca, condizione imprescindibile per attivare un processo di crescita professionale e culturale in grado di emancipare l'insegnante dalla funzione puramente esecutiva cui oggi si condanna.
A conclusione di questa breve riflessione si evince che, quale che sia l'angolazione da cui si osserva e si analizza "l'universo scuola", il dato inesorabile che emerge è che la formazione in ingresso e in servizio del corpo docente deve essere rimodellata con criteri di studio e di operatività conformi alla complessità crescente della professione-docente e che finalmente siano riservati investimenti di risorse congruenti allo scopo perseguito e non solo declamato.

Maretta Damiano, Dirigente scolastico IC. Via Nobiliore - Roma
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