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n.53 Maggio 2015
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Aderire allo sciopero senza demagogia
L'importante è non farsi 'svendere' ciò che già facciamo!
di Rosci Manuela - Editoriali
Siamo in prossimità dello sciopero indetto per il 5 maggio a cui aderirò perché è necessario ancora una volta portare l'attenzione sulla scuola, perché quella di cui si parla nelle 'carte' non sempre corrisponde alla vita vissuta in classe quotidianamente.
Più volte su queste pagine ho criticato l'operato di alcuni docenti 'non adatti' a fare scuola, incapaci della più elementare relazione con gli alunni, giudicanti nei confronti delle famiglie e astiosi nei confronti dei colleghi più capaci.

Detto questo, tuttavia, la realtà scolastica spesso è più ricca e capace di quanto raccontata da chi sta fuori, da chi la osserva e la commenta senza peraltro respirare quanto accade. Perché non si può dire che a scuola non accadano fatti: successi personali e di gruppo, insuccessi personali e di gruppo, la condivisione di eventi piacevoli (nascite di fratelli, battesimi, compleanni e comunioni, ma anche semplicemente gite fuoriporta o viaggi più 'consistenti' ...) o dei dispiaceri (la morte di una persona cara, la separazione dei genitori, la perdita del lavoro di mamma o papà...) sono solo un piccolo esempio di quanto le ore dedicate alla didattica si intreccino continuamente con la vita di ognuno dei partecipanti alla comunità, contribuendo così a creare quel 'clima della classe' di cui tanto si è scritto.
L'ascolto attivo (altro tema ricorrente) è strumento di lavoro ... da sempre! Sfido chiunque sia in classe, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria passando per la primaria, a provare a non 'ascoltare con partecipazione' i bambini e i ragazzi: te la fanno pagare!

I ricordi di chi in classe stava muto e ordinato, senza proferire parola che non fosse quella che l'insegnante si aspettava, fanno parte dell'album di famiglia, accanto alle foto color seppia che raccontano un altro mondo anche se non tanto lontano nel tempo.
Oggi i ragazzi parlano, partecipano - a volte in maniera poco disciplinata-, contribuiscono a creare quel rumore di fondo che appartiene alla comunità attiva e non passiva di cui parla spesso il prof Luigi Berlinguer. Così l'ascolto attivo dell'insegnante va in coppia con la partecipazione attiva degli studenti e la costruzione sociale della conoscenza acquisisce sempre più consenso anche tra gli insegnanti che involontariamente si sentono spiazzati da questo diverso modo di stare a scuola, di fare scuola.

I soliti discorsi sulla scuola da parte di una insegnante che difende il proprio operato?
Certamente difendo il mio fare scuola e quello di chi come me, attua costantemente in classe la 'buona scuola'. E' possibile che io conosca un numero elevato di docenti capaci di fare scuola perché va da sé che 'condividi' e ti avvicini a chi la pensa come te. Non a caso ormai dal 2007 la 'Scuola Possibile' racconta ciò che si fa sul campo, senza vittimismi, forse con le giuste preoccupazioni di chi sente che intorno alla scuola si viaggia a passo lento.

Questa premessa per tornare ai motivi che mi spingono a scioperare il 5 maggio.
Non sono restia alla valutazione, anzi la ritengo necessaria; sono a favore delle prove Invalsi e non mi sento da queste giudicata, tantomeno i miei alunni: sono uno dei tanti indicatori possibili per 'registrare' l'andamento di capacità come quella di leggere e comprendere e che hanno come sfondo integratore una didattica metacognitiva; sono a favore e lavoro con una didattica laboratoriale che non vuol dire trasferire la classe nel laboratorio ma attivare situazioni che servano a sollecitare problem solving e 'manipolazione' dei concetti oltre che delle emozioni sperimentate. Mi fermo qui per non scendere in una lunga elencazione che potrebbe solo dare l'impressione di volermi autocensire.

L'irritazione, invece, che mi deriva dal DDL sulla 'Buona Scuola' e che voglio condividere, nasce dall'inconsistenza oltre che incoerenza con cui si cerca di spacciare per nuovo ciò che già è in atto e di inserire nuovi elementi che veramente possono minacciare la di per sé precaria condizione scolastica, soprattutto dei docenti.
Vorrei ricordare che non è 'colpa' di chi lavora nella scuola se l'attuazione dell'autonomia scolastica ha sofferto tutti questi anni per l'incapacità di chi non ha dato seguito a quanto declinato già nel 2000: facevo parte allora del Nucleo dell'Autonomia istituito presso l'ex Provveditorato di Roma in qualità di responsabile dell'Ufficio Studi e Programmazione e la trattazione quotidiana sui temi dell'innovazione scolastica, della possibilità di gestire un organico flessibile in dotazione ad una scuola che dovesse assumersi le responsabilità della governance territoriale era ben chiaro a tutti coloro che lavoravano e credevano nella possibilità della scuola di fare un cambio di passo.
Non è certo responsabilità di chi sta a scuola se negli anni successivi riforme confuse e improduttive di ministri altrettanto improduttivi e incompetenti hanno portato la scuola a essere letta come luogo non al passo con i tempi.
Eppure, in tutto questo tempo di attacco e di tagli alla scuola, noi siamo sopravvissuti, anzi, in molte circostanze, siamo cresciuti come docenti capaci di far fronte alle situazioni più difficili. Non posso e non voglio generalizzare, come ho detto la scuola ha tante pecche e tra queste la mancata competenza di alcuni mette a repentaglio la vita di tutti. Ma la scuola, nella sua vocazione comunitaria rappresentata dai docenti che la realizzano, ha saputo costruire percorsi di condivisione, ha saputo tracciare nuove organizzazioni, ha saputo valorizzare l'apporto di tutti, anche di chi all'inizio era restio a cambiare il modo di fare scuola. Mi piace ricordare che questa rivista non avrebbe visto la luce se non ci fosse stata l'esperienza di un gruppo di docenti che hanno saputo dar vita ad una scuola differente in un quartiere difficile come poteva essere quello del Tufello- Val Melaina a Roma. La difficoltà ha fatto sì che da singoli membri alle prese con i singoli problemi di classe, i docenti si ritrovassero a fare gruppo e a sentirsi gruppo per affrontare insieme i guai quotidiani che affliggono alcune scuole più di altre (sono altrettanto certa che le persone facciano la differenza e quando una squadra si rompe ... lo smarrimento e il chiudersi nuovamente è la conseguenza più probabile). Dalla singola esperienza al collegamento con altre esperienze importanti: la Scuola Possibile è una realtà documentata!

Torno allo sciopero e uno dei motivi che contesto è proprio il tornare indietro a valorizzare i singoli a svantaggio del gioco di squadra.
Recita l'Articolo 11 sulla 'Valorizzazione del merito del personale docente':

'...
2. Il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di Istituto, assegna annualmente la somma di cui al comma 1 (stanziamento di euro 200 milioni annui a decorrere dal 2016, ripartito a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca) sulla base della valutazione dell'attività didattica in ragione dei risultati ottenuti in termini di qualità dell'insegnamento, di rendimento scolastico degli alunni e degli studenti, di progettualità nella metodologia didattica utilizzata, di innovatività e di contributo al miglioramento complessivo della scuola.
3.Il bonus di cui al comma 2 è destinato a valorizzare il merito al personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.'

Mi chiedo: chi potrà raccontare al mio dirigente scolastico o al Consiglio di Istituto quello che stiamo realizzando come team nella nostra classe? Per qualità dell'insegnamento faranno fede le prove Invalsi dello scorso anno che hanno posizionato la classe al di sopra della media di istituto, di regione e di quella nazionale? Per rendimento scolastico degli alunni saranno sufficienti le valutazioni finali che metteremo sulla scheda di valutazione o qualcuno ci chiederà come gestiamo l'autovalutazione con gli stessi alunni? Per quanto riguarda la progettualità nella metodologia didattica utilizzata a chi lo diciamo che utilizziamo una didattica metacognitiva, inclusiva, orientante, basata sul compito concreto e su una valutazione autentica (oltre che sommativa e formativa)?
Per quanto riguarda l'innovatività e il miglioramento complessivo della scuola, a chi lo diciamo che lavoriamo con email da casa con i bambini, con due scassoni di pc a scuola, con le telecamere che portiamo noi insegnati e gli alunni, ma non demordiamo e realizziamo video (TG Passato), museo di fine anno con tanto di esame per diventare 'guida museale' (invece delle solite verifiche), power point del campo scuola (che fa se siamo solo in classe terza della primaria: qualcuno sa che insegnanti più audaci partono anche con i bambini più piccoli??).

La smetto qui, indignata della incredibile soluzione di destinare il bonus annuale delle eccellenze al 5% degli insegnanti con il quale il super manager-dirigente scolastico premierà chi si impegna di più.
Nessuno saprà che il mio team si è 'impegnato di più' (tantomeno il mio dirigente che non ci vede mai all'opera, che non supervisiona le strategie didattiche attuate: come potrebbe fare?) perché crediamo che questo sia il solo modo di fare scuola, quella scuola 'possibile' che solo gente preparata, appassionata e consapevole realizza ogni mattina.
L'eccellenza per noi è la norma e se in una scuola solo il 5% dei docenti può essere definito 'eccellente' ... siamo in guai seri!

Ultima considerazione e termino sul serio: immaginate se nelle nostre classi noi dovessimo applicare questo concetto di 'eccellenza' agli studenti, sai che alibi per tornare indietro sull'inclusione delle diversità!
Sciopero perché vorrei essere guidata e sostenuta da persone che ne capissero più di me, che anticipassero le soluzioni agli ostacoli che troverò ancora nel mio percorso professionale e non semplici soluzioni 'già datate': per quelle abbiamo già provveduto! Soprattutto non vorrei sprecare tempo (il mio) e soldi (i miei) a far comprendere che la scuola -che è un sistema umano, una comunità che lavora sul singolo e sul gruppo contemporaneamente- ... va saputa tenere insieme, verso uno stesso obiettivo e non divisa, né al suo interno (gli eccellenti e ... gli altri cosa sarebbero?), né sul territorio (scuola con buoni docenti scelti dal dirigente e alle altre ... lo scarto??).
Se volevamo indurre in tentazioni le famiglie e dare loro una motivazione in più per cercare 'sicurezza' nella scuola privata ... ci stiamo riuscendo.
(N.B. vuoi vedere che questo è il vero obiettivo, visto che la scuola pubblica costa tanto e non si può ri-tagliare più di quanto fatto?)

E sebbene non condivida tutto quello che si è detto in questi giorni, sui social, per mail e su whatsapp, ritengo importante esserci per affermare che la scuola è cosa pubblica, di tutti, è 'preziosa', ... mi appartiene quanto io appartengo a lei.

Manuela Rosci
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