Torna nella homepage
 
N. 83 maggio 2018
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:17 Ottobre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Adolescenza: presente!'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Adolescenza: presente!
L'importanza di essere riconosciuti e guidati, a scuola e nella vita
di Russo Raffaella - Oltre a noi...
Dipinto di Andrei Zadorine (ispirato da memorie di infanzia e adolescenza)
Dipinto di Andrei Zadorine (ispirato da memorie di infanzia e adolescenza)
Preadolescenza e adolescenza sono fasi della vita ricche di cambiamenti significativi, dei veri e propri cicloni. Il bambino non c'è più e al suo posto fa capolino "un poco più che bambino, non ancora adulto" che chiede di essere guidato nella sua ricerca d'identità. È una continua metamorfosi evidente nel corpo e ancor più nella dimensione emotiva e relazionale.
L'adolescente entra inevitabilmente in opposizione con l'adulto perché per trovare la sua identità ha il bisogno fisiologico di differenziarsi. Oggi la difficoltà maggiore è la drastica diminuzione del gap generazionale: adulti che tentano di annullare le distanze con figli o alunni adolescenti, che si rapportano a loro in modo orizzontale, diventando persino "amici" sui social network.
Un ragazzo che sta vivendo questa fase non ha bisogno di trovare un amico nell'adulto, poiché ha già il gruppo dei pari, tra l'altro ampio e ormai delocalizzato a causa dei nuovi media; ha bisogno di un modello a cui opporsi e nello stesso tempo che lo guidi e lo incoraggi ad andare avanti nella personale ricerca di se stesso.

"Non avendo bisogno di opporsi, nessun adulto che indichi loro un futuro per il quale valga la pena impegnarsi e sacrificarsi e un "premuroso" mercato creato ad arte "tutto intorno a loro" che invita all'eccesso, i ragazzi percorrono strade obbligate e sempre più anguste, nel tentativo di recuperare una dimensione di presenza e di visibilità" (Mariani U., Schiralli R., 2011).
Nella Scuola dove si insegna il sapere "universale", c'è bisogno di docenti che guardino e riconoscano l'identità di ogni singolo alunno, la modalità di approcciarsi alla vita e all'apprendimento. L'adolescente ha bisogno del confronto e anche dello scontro e di vedere che in questo non muore nessuno, che l'adulto è in grado di reggere e di sopravvivere ai suoi attacchi. Il confronto con il docente, anche su questioni delicate, quali la sessualità o l'uso di droghe, diventa così importante, soprattutto in questo arco di vita, in cui il dialogo con i propri genitori è più complicato. Il confronto di cui inoltre ha bisogno l'adolescente è quello con i pari: essere tutti uguali, con gli stessi vestiti, gli stessi gusti musicali, le stesse modalità di entrare in relazione, è l'antidoto contro la confusione interna, provocata dalla perdita delle certezze dell'essere bambino.
Aprire un dialogo in classe, attraverso un circle time ad esempio, è necessario quando ci si rende conto che alcune questioni, se non trattate nel giusto modo, agitano i ragazzi e dunque per il docente diventa più faticoso insegnare: a volte durante le lezioni sembra di parlare a vuoto. Quello che appare come "vuoto" in realtà è un territorio pieno di ansie, paure, tormenti, che chiedono di essere quantomeno visti e riconosciuti, e di avere uno spazio di pensabilità, anche nella realtà scolastica.
Come adulti ed educatori, dobbiamo renderci conto che gli adolescenti di oggi sono i bambini cresciuti in un modo ovattato, senza frustrazione e senza desiderio, poiché i genitori tendenzialmente provano in tutti i modi a proteggerli dal dolore e dalla sofferenza; hanno ricevuto tutto, prima ancora di chiedere; con la confusione e lo smarrimento avvertiti non sanno cosa fare, perché abituati a vivere e a metabolizzare poco e male le emozioni "negative" quali la rabbia, ma ancora di più la tristezza. Di fronte ad un dolore su cui non ci si può fermare a pensare, che non si può sentire, l'adolescente fa quello che può, lo trasforma in altro che non è pensiero, ma agito, un agito per lo più nocivo per se stesso.

"L'analfabetismo emotivo può lasciare spazio solamente all'eccesso, al piacere e alla dismisura: a una cultura della performance che inesorabilmente restringe i limiti dell'essere e dell'espressione della soggettività" (Mariani U., Schiralli R., 2011).

Sono molte le scappatoie che un ragazzo prova a prendere: atti aggressivi, autolesionismo, disturbi alimentari, uso di droghe, ecc.
"Gli oggetti della dipendenza sono stampelle la cui funzione è proteggere dall'angoscia. Devono pertanto essere sempre presenti e disponibili, ma a esse è preclusa ogni possibilità di venire interiorizzate: rimangono in superficie, tendono a dissolversi, in quanto producono solamente sensazioni, mai emozioni" (Mariani U., Schiralli R. (2011).

Aprire un dialogo in classe significa soprattutto parlare di emozioni, dare un nome alla confusione, sostare senza fare, permettere di sperimentare la frustrazione e la tristezza. E questo è utile sia per il ragazzo che ha scelto di apparire, di essere il "leader", che ha molti amici e molti like su facebook, sia per il ragazzo timido, "lo sfigato", che non riesce a trovare un posto, che non sia marginale, nel gruppo dei pari.
Se all'appello in classe ogni mattina, oltre al "presente" si chiedesse ad ogni alunno di esprimere la propria emozione, il suo stato d'animo, non sarebbe più opportuno? E evidente che ci sia fisicamente, ma quel corpo come sta? L'appello delle emozioni, che è solo una delle strategie della Didattica delle Emozioni, può servire come lente di ingrandimento per vedere "come stanno" i ragazzi e per aprire delle riflessioni prima di introdurre l'argomento del giorno.

La scuola non può trincerarsi dietro l'idea di dover trasmettere solo saperi; è chiamata ad attivarsi nel suo ruolo di agenzia educativa, in sinergia con la famiglia ma anche quando la famiglia è in difficoltà nel ruolo educativo; è chiamata ad essere un contesto in cui i ragazzi si possano sentire motivati ad apprendere, ad uscire da una visione ancorata esclusivamente al presente, a credere e ad aver fiducia nel loro futuro, che insegni il vero valore dell'impegno, che promuova le competenze relazionali ed emozionali, strumenti guida per la vita attuale e futura.


Raffaella Russo, psicologa e psicoterapeuta S.P.I.G.A. (Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppo Analisi)
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional