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n.1 marzo 2010
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Adulto, Esperto e pure ...Valutatore
Il docente come modello complesso
di Sabatini Roberto - Organizzazione Scolastica
Per poter far fronte ai problemi che deve risolvere, la funzione docente deve seguire, come poche altre professioni, le trasformazioni culturali e sociali del quotidiano, conservandone anche l'iter storico che le ha determinate e mantenendo un distacco valoriale capace di tradursi in obiettività cognitiva. Ciò significa anche che la sua complessità è sempre crescente e che il suo status culturale e professionale non è mai definitivo.
Uno degli aspetti di tale complessità che mi preme richiamare in questo ambito è il suo costituire, per l'allievo in generale, ma in particolar modo per gli studenti delle medie superiori, un modello articolato o, se si preferisce, un sistema di riferimento, che implica almeno tre dimensioni rilevanti per il processo educativo.

Intanto ogni insegnante si presenta sempre come un "Adulto", anzi egli costituisce la prima figura adulta significativa dopo quella genitoriale: questo non verrà mai abbastanza tenuto nella dovuta considerazione. Il rapporto umano che si stabilirà tra il docente e i suoi allievi si costruisce proprio su questa "struttura" personalitaria e come l'esperienza mostra infinite volte, spesso è proprio questo rapporto a costituire il collante educativo o il fattore che comunque supera e integra la relazione didattica nuda e cruda.
La capacità di percepire empaticamente i bisogni e i problemi, le aspettative e le risorse identitarie degli allievi e poi di stabilire un buon clima relazionale basato su stima e fiducia reciproche non sono optional, ma elementi integranti della funzione educativa. Oggi più che mai, viste le nuove fragilità e le nuove problematiche che la scuola è chiamata a gestire, spesso anche debordando dai compiti per cui è, in qualche modo, attrezzata a svolgere.
Gli elementi che fanno parte del modello di adulto che l'insegnante rappresenta non sono pochi, né facili da amministrare (dalla lealtà all'autorevolezza, dalla fiducia in sé alla coerenza, dal correttezza alla giustizia, dalla disponibilità alla tolleranza, dalla fermezza alla simpatia e così via), ma fondano il riferimento etico, comportamentale e relazionale che la funzione docente stessa è, implicitamente ed esplicitamente, tenuta a sollecitare nelle giovani generazioni, in tutte le fasi evolutive. La fase adolescenziale, proprio per il verificarsi della crisi edipica e quindi per la messa in discussione dei rapporti coi genitori, è particolarmente esposta alla ricerca di pardigmi identitari e di guide post parentali.
Presentare agli allievi modelli di adulti deboli o incoerenti, infantili o narcisistici, comunque non praticanti né rappresentanti i valori e le dimensioni esistenziali che si intende promuovere nei discenti è, palesemente, fallimentare e diseducativo.
Questo aspetto del ruolo docente è non solo quello più difficile da raggiungere e mantenere, ma è anche quello più trascurato nei processi formativi degli insegnanti.

Poi, non meno importante, è la circostanza che l'ìnsegnante sia, a tutti gli effetti e per eccellenza, un "Esperto", un modello esemplare di conoscenza e comprensione, colui che sa e, più raramente, che sa fare. Aspetto sempre più arduo da incarnare per la rapida obsolescenza dei costrutti personali e per l'aumento incessante delle nozioni, delle informazioni e delle problematiche che la realtà sociale e culturale elabora e demanda alla scuola senza peraltro dotarla dei mezzi per aggiornarsi, sia in termini umani che strumentali.
Da questo punto di vista il docente, pur nel suo piccolo, costituisce il riferimento concreto del sapere e del saper fare: lo specifico della relazione didattica vera e propria.
E' in notevole misura proprio sulla base dell'impatto avuto coi propri docenti in quanto esempi di conoscenza e di competenza, che l'adolescente (ma il discorso vale per tutte le età) rapporterà se stesso al sapere come tale e al saper fare qualcosa in senso professionale.
La curiosità scientifica, l'amore per la conoscenza, la sensibilità per la bellezza, la profondità del pensiero, l'importanza della razionalità, della chiarezza concettuale e, insomma, le caratteristiche che il processo educativo ha per obiettivi, sono correlate a questa dimensione di cui il docente rappresenta uno dei modelli più vicini e concreti a cui le giovani generazioni di sempre hanno attinto.
Deludere gli allievi sotto il profilo logico-cognitivo è quindi uno dei peggiori messaggi che si possano trasmettere, poiché tende a depauperare il loro potenziale impegno scientifico e noetico, l'amore per la verità, lo slancio verso la chiarezza, la comprensione, la ricerca; nel loro futuro, sul piano professionale, si potrà poi tradurre in approssimazione, impreparazione, disimpegno, inaffidabilità, incompetenza.

Infine ogni insegnante è anche (e qualche volta soprattutto) un "Valutatore", un vero e proprio "Selettore", sociale e culturale. In questo senso l'insegnante è percepito come un rappresentante del carattere selettivo e competitivo del sistema sociale di cui l'allievo non fa ancora parte, che gli chiede però prestazioni e adempimenti, obblighi e requisiti, disciplina e obbedienza: un ostacolo da superare e un nemico da ingannare, eludere, combattere.
Attraverso i docenti, la società e la cultura dominanti manifestano le loro esigenze e i loro comandamenti, impongono i loro processi di inserimento, irreggimentano le nuove generazioni nei loro recipienti istituzionali e comminano le sanzioni previste per la latitanza, il disimpegno, la devianza. La valutazione è forse il compito più arduo del processo formativo e anche quello per il quale gli insegnanti ricevono la minor preparazione possibile. E tuttavia è una funzione irrinunciabile e decisiva nell'intero precorso educativo: deludere gli allievi dal punto di vista valutativo significa innescare processi disgregativi e alienanti di sfiducia verso la giustizia, le istituzioni, la società nel suo complesso. Ciò può favorire una vera e propria pratica dell'illegalità, della corruzione, del mercanteggiamento, della millanteria, dell'indifferenza a ogni regola.
Non dimentichiamo che l'allievo non intende il giudizio dell'insegnante come riferito ad una sua prestazione, ma tende a sentirsi "votato" come persona e ricordiamo anche che la sua prestazione non è facilmente separabile dalla sua vicenda umana.

Queste tre dimensioni confluiscono normalmente nella quotidiana figura del docente e dipingono il tipico "status-ruolo" dell'insegnante: esserne pienamente consapevoli è quindi indispensabile per padroneggiare le dinamiche che, ufficialmente e ufficiosamente, si destano nel lavoro ordinario di tutti i giorni.
Se si tiene conto che oggi il "fronte" della docenza si è enormemente ampliato rispetto al momento storico in cui la scuola come istituzione è stata rifondata, in cui sono state promulgate le leggi che la governano, in cui sono state decise le somme del suo finanziamento e impostati i criteri di formazione dei suoi operatori, si comprende bene che la complessità della figura dell'insegnante è del tutto sottovalutata.

Da molti anni a questa parte la scuola e la funzione docente sono andate perdendo prestigio e importanza, proprio mentre, parallelamente, sono state via via caricate di compiti da svolgere, problemi da affrontare e obiettivi da raggiungere: una paradossalità che grava soprattutto su chi le ha amministrate.
Chi svolge questa funzione sa bene che deve saper gestire aspetti comportamentali e relazionali, che deve saper risolvere problemi comunicativi, metodologici e contenutistico-culturali e che deve saper usare gli strumenti e le situazioni valutative e tutto questo in contesti umani ricchi di dinamiche di gruppo e di infinite sfumature individuali: chi ha la responsabilità politica e amministrativa non può permettersi di ignorare queste problematiche.



Roberto Sabatini insegna Scienze Sociali al Liceo di Via Asmara - Roma
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