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n.52 Aprile 2015
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AEC
(A)h,(E)cco (C)hi sono!
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica

























All'interno degli istituti scolastici spesso operano figure che contribuiscono a pieno al processo di integrazione degli alunni con disabilità: gli Assistenti Educativi Culturali. Si tratta di operatori, dipendenti del comune o di cooperative sociali, chiamati a fornire prestazioni di supporto e di assistenza ad alunni con disabilità certificata, dunque aventi il diritto ad essere sostenuti ed integrati, come previsto per legge (104/92). L'AEC contribuisce alla stesura del P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato), partecipa al GLH (Gruppo di Lavoro per l'Handicap), collabora dunque con gli insegnanti e con le altre figure di supporto ed entra in relazione diretta con i genitori.

Negli ultimi anni, con i tagli e le riduzioni inferte al sostegno, il loro operato è diventato sempre più prezioso e rappresenta oggi una risorsa fondamentale, utilizzata per sopperire alle carenze e per sostenere situazioni di disagio scolastico dovuto proprio al fatto che ad alcuni alunni non vengono assicurate e riconosciute condizioni adeguate per il raggiungimento del bisogno di integrazione e di scolarizzazione, sia sotto il profilo qualitativo (materiali, risorse, spazi ecc.) che quantitativo (ore per il sostegno educativo-didattico); va ricordato inoltre che attualmente molte scuole sono frequentate da alunni "vincitori" di ricorso al TAR, che non si avvalgono però dell'insegnante di sostegno per l'intero orario di frequenza effettiva e gli AEC, in questi casi, non sono di supporto alla figura specializzata ma la sostituiscono, invece sarebbe più proficuo, funzionale e sicuro se le due figure potessero collaborare in modo congiunto e contemporaneo, in quanto complementari e non interscambiabili.

Quello che risulta ancora più stridente e irritante è che in alcune zone d'Italia dire AEC equivale a dire UFO, ossia oggetti-soggetti non identificati, e la sigla potrebbe essere confusa con l'onomatopea di uno starnuto.
In queste scuole non sono iscritti alunni con disabilità? Gli insegnanti curricolari e di sostegno presenti sono particolarmente bravi da non aver bisogno di collaboratori? Si chiamano in un altro modo ed operano sotto mentite spoglie?
Il dato oggettivo è che in tante realtà non sono proprio previste figure di supporto per l'autonomia e l'assistenza educativa e culturale all'alunno con difficoltà certificata e i motivi di questa assenza non sono certo di tipo educativo, dunque gli insegnanti di sostegno si ritrovano a svolgere tutte le funzioni necessarie al processo di integrazione; nei casi in cui ci sono, spesso il loro intervento, in termini di ore, è numericamente inadeguato ai reali bisogni, e anche qui le motivazioni non sono riconducibili alla sfera pedagogica; poi c'è da considerare che, per onestà intellettuale e per dovere di cronaca, esistono situazioni in cui il loro operato non è sempre riconosciuto e valorizzato o non viene svolto con la piena consapevolezza dell'importanza che riveste.

Aldilà di tutto, bisogna ribadire che il processo di integrazione scolastica degli alunni con disabilità è realizzabile se le figure che vi partecipano sono responsabili di ciò, collaborano e si confrontano nel rispetto reciproco. Il concetto di base rimane immutato anche se si sposta il campo di osservazione: le diversità non necessitano di classificazioni o di paragoni, ma hanno diritto di espressione, ognuna con le proprie peculiarità e potenzialità, conoscenze e competenze.

Dall'altro canto, data la significatività del lavoro svolto da tali operatori e considerate le responsabilità di cui sono investiti per favorire la crescita dell'alunno è necessario formarle in modo adeguato alle esigenze del singolo ma anche della collettività; a questo dovrebbe corrispondere poi un trattamento professionale più dignitoso, consistente in condizioni lavorative migliori, sia dal punto di vista remunerativo che della tutela dei diritti fondamentali del lavoratore: il rischio è che se le discriminazioni si generano dall'alto, a cascata potrebbero investire tutte le componenti del sistema.

L'Italia è ai primi posti per la presenza di leggi che tutelano i diritti dei più deboli, in questo casi degli alunni con bisogni educativi, ma anche per l'impossibilità ad applicarle per scarsità di mezzi di strumenti e di risorse.


Marco Pellegrino - insegnante di sostegno - I.C. "Viale Adriatico, 140" Roma
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