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n.21 marzo 2012
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All'origine dell'idea di integrazione
Un'esperienza di continuità da condividere
di Ansuini Cristina - Organizzazione Scolastica
Sono nata e cresciuta in un quartiere popolare di Roma, fatto di cortili, piccole piazze, tanti punti di incontro, dove non ci si poneva affatto il problema dell'integrazione: il buon senso, regole condivise non scritte, facevano sì che ognuno trovasse un suo posto preciso, in armonia con il resto, non sottraendosi a scontri e rivalità, disagi e sconfitte, ma con gli strumenti giusti, fatti di affetti forti e duraturi, che consentivano di superare le difficoltà e diventare forti, ma non da soli.

Questa scorta grande di preziosità affettive, questa brillante riserva di amore variegato, mi hanno portato a vivere il mio stare con gli altri in un modo speciale, senza riserve, spesso senza schermi - con tutti i rischi che ciò comporta... -, ma sempre alla ricerca di modi giusti per incontrare, mescolare, mettere insieme in modo sano mondi diversi.

Le realtà in cui ci troviamo a lavorare a scuola sono sempre più ricche, con sempre maggiori possibilità di esplorare modalità nuove di stare insieme, di imparare a fare e a pensare, di utilizzare strumenti originali.
Allo stesso tempo però, sempre maggiore è il disagio legato alla nostra professione, il senso di inadeguatezza, la paura di perdere terreno, la necessità di avere dei punti fermi in mezzo a tanta confusione...
La tentazione di ripiegarsi in se stessi e viversi gioie e dolori in dorata solitudine è grande, ma anche un vero e proprio miraggio tra spezzettamenti orari, supplenze, progetti, commissioni....
Tanto vale quindi integrarsi, magari attraverso il confronto ed il lavoro comune!

Pochi giorni fa mi è stato comunicato, che avrei dovuto organizzare, in concerto con le colleghe della Scuola dell'Infanzia, un'attività nell'ambito di un Progetto Continuità, attività in cui i miei ragazzi di quinta, avrebbero dovuto guidare e accompagnare in una nuova entusiasmante avventura i piccoletti di cinque anni.
La cosa mi ha inizialmente spiazzato, mi sono venuti in mente i tanti lavori in cui siamo attualmente impegnati, gli incastri orari, le uscite previste, il campo-scuola...un'ondata di panico rischiava di travolgermi!
Poi è tornata a galla la mia "scorta emotiva", il mio bagaglio di affetti, la mia infanzia passata in cortile con noi grandi che preparavamo la campana per i più piccoli, le serate d'estate ad ascoltare le storie dai più grandi, le merende condivise, le birichinate organizzate con precisione chirurgica.
E allora mi sono chiesta: come possiamo aiutare questi bambini ad integrarsi in una situazione nuova che, in quanto tale, attrae e spaventa? Nel modo più naturale, cercando i punti di incontro, le piacevolezze, le preferenze, dando anche ai "grandi" la possibilità di essere tutor, di ripercorrere quei sentieri già battuti che li hanno portati così lontano, ad un passo dalla scuola media! (usando una vecchia e più comprensibile nomenclatura...)

Un punto d'incontro privilegiato mi è sembrato potessero essere le storie, da ascoltare, mangiucchiare, mimare, scarabocchiare, raccontare... In concerto con le colleghe della scuola dell'infanzia abbiamo stabilito un certo numero dei incontri nei quali esplorare una storia tutti insieme, attraverso tappe tranquille :
1. Presentazione dei bambini attraverso uno scambio di cartelloni di ritratti.
2. Lettura animata (magari anche un po' mimata) di una storia
3. Invenzione di rime divertenti con i personaggi e gli ambienti della storia
4. Illustrazione delle scene principali sperimentando il disegno condiviso
5. Ricomposizione della storia nelle giuste sequenze disegnate
6. Merenda in allegria!

Quest'ultima tappa legata alla condivisione "mangereccia" penso sia molto importante perché non c'è niente di più naturale e bello che mangiare divertendosi tutti insieme!

Ritengo che questa esperienza, semplice e complessa allo stesso tempo, con tutte le implicazioni che porta con sé, consenta tante integrazioni: quella tra bambini di età diverse, tra docenti, tra esperienze, tra modi di lavorare, tra linguaggi e questo arricchirà un po' tutti, aggiungendo qualcosa al nostro modo di essere.
Sono certa che questa esperienza porterà dei buoni frutti sia per i ragazzi "in uscita" che per i piccoli che stanno arrivando che per noi docenti...finora il mio bagaglio affettivo non mi ha mai tradito!


Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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