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n 36 ottobre 2013
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Alla ricerca del lieto fine
Considerazioni in libertà sulle novità dei BES
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola
"Questa settimana intrisa di rabbia e rassegnazione meritava un congedo all'insegna della speranza. Una storia capace di ricordarci che andrà tutto bene, alla fine e, se non andasse tutto bene, vuol dire che non è ancora la fine".
Massimo Gramellini, Buonanotte del 20 ottobre 2013.


Questa "chiusura" di Massimo Gramellini mi è sembrato facesse proprio al caso nostro, che parlasse di noi, proprio di noi insegnanti, che siamo chiamati ancora e ancora a navigare tra i mari impetuosi di cambiamenti che ci vengono imposti dall'alto, a compilare documenti su documenti, più o meno virtuali, ad affrontare quotidianamente le emergenze più diverse, ma che non perdiamo mai la fiducia che ancora qualcosa si può fare per "stare bene a scuola", che dentro abbiamo quelle risorse che ci aiuteranno a farcela - brillantemente! - anche questa volta.
Quello che serve è innanzitutto un po' di buonsenso, merce non sempre disponibile e sicuramente non a buon mercato!, e una buona messa a fuoco delle varie situazioni.



Leggendo un po' la realtà in cui mi trovo a lavorare, e confrontandola con i documenti che sto leggendo in questi giorni su circolari e decreti vari, trovo che quella di personalizzare le attività in classe sia in realtà una prassi più che una indicazione da seguire, prassi che subito ha confermato la mia idea sull'inopportunità e l'inadeguatezza delle prove INVALSI: come si fa a pensare ad una didattica personalizzata quando poi si impongono prove standardizzate uguali per tutti?!?!
Andando un po' più nello specifico, quello che mi sembra chiaro è che, in base alla mia esperienza, è un po' tutto un problema di risorse: quest'anno che c'è un'insegnante di sostegno con l'orario completo sulla nostra classe e che ho a disposizione le due ore di ex compresenza - quando non devo fare le sostituzioni! -, mi riesce molto più facile personalizzare la didattica, calibrare le attività, individuare e realizzare gli interventi più opportuni.
Altro problema è quello della formazione: per portare avanti il lavoro in un certo modo, occorre che ci sia una preparazione adeguata, da parte di tutti, in particolare proprio dell'insegnante di sostegno, che deve fare da traino e da ispiratrice di molti lavori. In questo senso l'insegnante di sostegno è centrale!!

Ricordo come fosse adesso la prima insegnante di sostegno con cui lavorai 15 anni fa nella scuola in cui mi trovo tutt'ora: era l'animatrice di moltissimi laboratori - allora le chiamavamo "sperimentazioni"! - , in tutte le classi della scuola, anche in quelle in cui non lavorava (come la mia), e con lei se ne sono fatte tantissime di sperimentazioni, dall'informatica allo yoga, dal teatro ai balli di gruppo...
Con lei ho imparato moltissimo, anche se forse un incontro così fortunato mi ha fatto vedere con occhi diversi praticamente tutte - o quasi - le insegnanti di sostegno che ho incrociato sulla mia strada, il cui lavoro in verità è stato sempre più messo in crisi da tagli e crisi varie.

Queste premesse, traducibili con quantità e qualità di lavoro e di professionalità, ritengo siano irrinunciabili e che siano in realtà dei requisiti primari per elaborare e realizzare strategie nuove ed efficaci e siano da stimolo anche per quelle insegnanti che, comprensibilmente, vista la situazione, sono un po' in balia degli eventi e magari cercano di risolvere la questione delegando a più non posso.

Forse quello che abbiamo bisogno di sentirci dire è proprio che, alla fine tutto andrà bene e che l'impegno e la professionalità che metteremo in questa nuova avventura, nel barcamenarci tra leggi e vita vera in classe, ci porterà ad una scuola migliore, dove i nostri bambini staranno meglio e noi insegnanti, magari, saremo un po' più considerati.


Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma.
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 01/11/2013 ore 09:17 da Simonetta
Anch'io ricordo ancora la prima insegnante che mi ha accolto al mio ingresso nella scuola tanti anni fa, era di sostegno e si chiamava Rina. Ricordo davvero con nostalgia (e a volte con sconforto)quei momenti saturi di idee, entusiasmo e progetti (nel senso più ampio e antropologico del termine)... Grazie Cristina per aver dato voce ai nostri dubbi, ai nostri desideri...alla passione!
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