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n.20 febbraio 2012
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Alla scoperta delle tracce
Per evitare gli appiatti-menti e la dispersione scolastica ... è questione di "STILE"!
di Riccardi Barbara - Didattica Laboratoriale
<<C'era una volta un fiore che non voleva essere un fiore, allora la fata dei fiori disse: "Se tu vuoi diventare un essere umano io ti accontenterò ma se non ti piace, ti dovrai rassegnare perché non potrai più essere un fiore". Il fiore accettò e la fata lo toccò con la bacchetta e lo trasformò in un essere umano. Il fiore si rese conto che la vita era difficile. La fata allora lo fece diventare un tulipano finto, per non farlo morire, poi scomparì per sempre>>. Carla ha chiesto a un compagno di classe: <<Secondo te che cosa ha voluto dire Concetta con il suo racconto?>>. <<Che il fiore non voleva morire e così la fata lo ha fatto diventare immortale>>. <<Però l'ha trasformato in un tulipano finto! È meglio essere una persona umana e morire o essere un fiore finto e non morire mai?>>. <<È meglio morire>>.
Insegnare al Principe di Danimarca di Carla Melazzini

Quale potrebbe essere un percorso che permetta ai ragazzi di conoscere, imparare, studiare IN MODO DIVERSO: In quale altro modo posso fargli scoprire il piacere di conoscere?

"L'uomo è pienamente tale solo quando gioca". Così scriveva il grande scrittore Friedrich Schiller nel 1795 nel suo trattato "Sull'educazione estetica dell'uomo". E'da questa affermazione sull'importanza della ludicità, che ho impostato la mia modalità e il mio stile di insegnamento, così congeniale al mio modo d'essere e che reputo essenziale per un apprendimento dinamico e innovativo.
Così pensando e riflettendo sulle procedure didattiche adottate lungo il mio percorso lavorativo, è uscito fuori dal mio "cilindro esperienziale", quella che posso definire LA MIA METODOLOGIA LUDICA.

Non una semplice messa in atto di giochi in classe, al contrario, una metodologia di stile che attribuisce al gioco un valore strategico per raggiungere obiettivi: lo sviluppo delle abilità, il realizzare strategie, lo sviluppo cognitivo e comunicativo. Il gioco come modalità privilegiata per un apprendimento e una scoperta del mondo in ogni età, efficace sempre e per chiunque, essendo insita nell'uomo, la parte bambina fatta di giochi e divertimento.
Ho potuto notare come il gioco e la curiosità, sono strumenti utili per rendere interessante agli occhi dei bambini il contesto in cui vivono, stimolandoli a scoprire un altro modo, per imparare a studiare un argomento, una materia, durante il loro percorso scolastico e soprattutto di vita.

Perché allora non brevettare la stessa esperienza sottoforma didattica/educativa in classe?

Uno dei tanti GIOCHI-STUDIO da cui traggo frutti, l'ultima mia "creatura creativa" - la nostra esperienza in classe IV A e IV B del TG Storia - con la quale ho constatato come e quanto i ragazzi, anche i meno propensi allo studio, si sono attivati come RICERCATORI di materiale informativo, centrati/concentrati sul ruolo di GIORNALISTI/CRONISTI di fatti ed eventi della lettura storica.

Sono partita dal prospettare la parte ludica di una proposta accattivante della Storia, usando a paragone il personaggio di Indiana Jones.
L'idea ha preso corpo dall'esperienza del TG Scuola dello scorso anno, visto i risultati riscontrati in italiano, ricordate?
Con i miei ragazzi abbiamo cominciato a vedere un vero TG, a sviscerare le tecniche che utilizzano i grandi per realizzare un notiziario, da quante e quali persone ruotano intorno alla produzione di un TG. Abbiamo preso spunto per adattarlo agli argomenti storici del programma di classe, alle nostre esigenze e all'obiettivo primario da raggiungere: IMPARARE A STUDIARE DIVERTENDOCI!

Ognuno, nella libertà più assoluta, si è dato un ruolo: regista, cameraman, videomaker, realizzatore della sigla, segretaria di produzione, chi ha scritto il ciak e colorato i nomi dei giornalisti sui porta nomi da scrivania, chi ha fatto ricerche su internet, su quotidiani e libri. Insomma tutti si sono impersonati nel ruolo di esperti ricercatori, in cerca della pietra verde, ovvero LA NOTIZIA CHE FA MAGGIORE AUDIENCE.
Questo ha portato anche i più timidi e timorosi a lanciarsi, a brevettarsi verso un modo nuovo di approcciare la materia di studio senza paura di essere giudicati, bensì ascoltati da un pubblico assolutamente non giudicante, un pubblico amico, uditore attento di notizie, presente nel condividere curiosità e novità scovate dai compagni e raccontate nel TG Storia.
Ognuno si è sentito libero di ascoltare la propria voce narrante, invece di ripetere a "pappardella" le parole del libro, rimodulandone i contenuti, facendo un copia e incolla delle parti ricavate dalla loro ricerca e riproponendole e riadattandole al proprio stile giornalistico/caratteriale. Chi in modo scherzoso, chi serioso, chi con intonazione alla Montalbano, chi passo e chiudo, chi si sente Lilli Gruber, chi Alighiero Noschese, chi in modo spontaneo, come un vero e proprio giornalista, ha lanciato il servizio come se finora non avesse fatto altro -"Buongiorno a tutti i telespettatori dal TG Storia, notizia del giorno ..."- altri più preoccupati e meno espansivi; comunque tutti, proprio tutti hanno provato a proporsi, nel loro "modo di essere", nel loro stile più congeniale.

Questa la parte più bella e divertente: la realizzazione delle "notizie frangiflutti" contro l'apatica modalità di essere interrogati da docenti in cattedra, da un ripetere ritmico parole e contenuti, senza enfasi ed interesse.
Hanno imparato l'importanza delle fonti storiche, di come utilizzarle e sfruttarle nel migliore dei modi per poterne trarre spunto, per realizzare la loro notizia da offrire agli altri, in modo efficace e trasmettitrice di saperi.
La genialità, la creatività, l'originalità la fa da protagonista e protagonisti principali ... LORO, I GIORNALISTI IN ERBA, veri giornalisti di un notiziario a portata di bambino, autonomi e consapevoli di saper fare e di saper trasmettere saperi assimilati.
Un TG Storia in alternativa alla solita tradizionale lezione frontale (io spiego e voi ascoltate, io interrogo e tu rispondi), una presa di coscienza sull'importanza del concetto di collaborazione attiva, perché insieme, uniti si può raggiungere un risultato migliore.

Un lavoro didattico/educativo in/di équipe, dove ognuno con le proprie competenze ed abilità, messe a disposizione della classe, ha imparato ... GIOCANDO! Provare per credere!!!

Barbara Riccardi, docente CD 143° Spinaceto - Roma
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