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Numero: 10- giugno 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

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Antonio e la perseveranza di vivere la scuola al meglio.
La mia esperienza con un bambino "importante"
di Ferraccioli Elena - Integrazione Scolastica
Da due anni sono l'insegnante di sostegno di Antonio, un bimbo di otto anni affetto da acondroplasia, parolona complicata che in buona sostanza significa che Gulliver avrebbe sicuramente avuto maggiori opportunità di incontrare il nostro Antonio nel paese di Lilliput piuttosto che in quello dei giganti!
Quando ci furono presentati i vari bambini certificati che avremmo trovato nella scuola pensai che la situazione di Antonio sarebbe stata per me la più difficile da affrontare dal punto di vista emozionale.
Sinceramente sperai di non essere assegnata a lui e inizialmente sembrava proprio così, poi per una serie di eventi mi fu chiesto di inserirmi nelle prime temporaneamente.

Ricordo come fosse oggi il suo primo giorno di scuola, le colleghe avevano preparato delle medaglie di benvenuto ma quando fu il momento di metterla al collo di Antonio non andò tutto liscio, il cordoncino era troppo stretto e non riusciva a passare attraverso la testa, lui era deluso e arrabbiato, alla fine decise di tenere la medaglia in mano e quando in classe provammo a rimediare si oppose con fermezza: "Ormai è troppo tardi!".
Durante l'accoglienza vide alcuni bambini piangere in seguito al distacco dai genitori e mi chiese: "Ma perché quei bambini piangono?"- " Perché gli mancano la mamma e il papà!", dopo una lunga pausa disse: "Veramente anche a me manca mamma!", e scese sul suo volto una sola enorme lacrima.
Durante i primi giorni di scuola arrivava sempre con minimo venti minuti di ritardo e pretendeva di essere accompagnato subito al piano superiore con l'ascensore. Un giorno la collaboratrice lo fece aspettare qualche minuto e lui la prese a calci. I compagni trovavano buffi alcuni suoi atteggiamenti e posture quindi capitava spesso che ridessero di lui.
Il distacco dai genitori la mattina era sempre difficoltoso, spesso lo accompagnavano fino in classe e Antonio era sempre arrabbiato e polemico su tutto. Un giorno mi fece convocare nell'androne della scuola dal padre che mi chiese imbarazzato: "Antonio vuole che le domandi davanti a lui perché non viene a scuola volentieri!". Antonio teneva le braccia incrociate, muoveva il piede nervosamente e mi guardava con uno sguardo inquisitorio pieno di rabbia. I genitori vivevano con ansia e preoccupazione l'inserimento nella scuola e avevano bisogno di certezze: "Chi sarà l'insegnante di sostegno di mio figlio? Ma resterà con lui tutti e cinque gli anni? Come farà Antonio a scrivere alla lavagna visto che è così alta? L'assistente del bambino per quante ore lo affiancherà e quando non c'è, chi aiuterà mio figlio ad andare al bagno? E il bagno è idoneo a rispondere alle sue necessità?...".
Insomma direi che può bastare, come inizio non è niente male!
Che fare? Come muoversi?

Per prima cosa ho sentito la necessità di definire la mia posizione chiedendo che il mio impegno in quel gruppo classe da temporaneo diventasse definitivo, poiché il bambino e i genitori avevano bisogno di un punto di riferimento chiaro.
Questo passaggio mi ha permesso di programmare una serie di interventi a breve, medio e lungo termine che favorissero l'integrazione di Antonio nel gruppo classe facendo soprattutto leva sui suoi punti di forza: la curiosità di scoprire cose nuove e l'approccio critico.
Abbiamo curato moltissimo l'accoglienza, proponendo attività ludiche e momenti di discussione tutti in cerchio, che favorissero la conoscenza e l'interscambio personale, all'interno dei quali Antonio aveva un ruolo ben preciso che lo faceva sentire sicuro e indispensabile al gruppo.
Abbiamo stabilito alcune regole, poche, chiare, condivise, scaturite tutte da un bisogno del gruppo e non imposte dall'alto. Ci sembrava importante favorire una relazione fra gli alunni che portasse ad una valorizzazione delle diversità e specificità caratteristiche di ciascuno di loro e che fossero percepite come ricchezze che contribuiscono alla formazione del gruppo classe e alla crescita personale di tutti gli alunni.
Il tanto decantato concetto di centralità della persona per me assumeva concretezza attraverso un'osservazione attenta degli alunni, di tutti gli alunni, non solo di quelli in difficoltà, e in questo contesto il ruolo dell'insegnante di sostegno veniva a prendere un respiro più ampio all'interno del gruppo classe dove non ci sono uno o due "diversi" ma ciascuno è diverso dall'altro.
L'integrazione si vive così come disponibilità mentale a ricercare tempi e modi per riconoscere l'altro, il diverso da me, sia disabile o meno, sotto qualsiasi forma si presenti, ed operare su di lui e per lui.

Lavorare in questo clima, scandito da tempi lunghi, sereni, distesi, da dialogo e confronto costanti ha permesso ad Antonio di percepirsi sì diverso da Luigi, Federica o Mattia, però tanto quanto Luigi, Federica o Mattia erano diversi tra loro.
Certo, le difficili condizioni di partenza di Antonio erano chiare a tutti e nessuno le negava, lui per primo, ma aveva tutto il diritto che la scuola creasse intorno a lui un ambiente che lo aiutasse e sollecitasse a sviluppare le proprie potenzialità.
Man mano che passavano i giorni niente più lacrime, niente più mal di pancia ma la gioia reale, palpabile di venire a scuola, di succhiare dall'ambiente educativo tutto ciò che di positivo poteva offrirgli stando insieme e condividendo momenti significativi e coinvolgenti per tutti.
I compagni hanno vissuto il gruppo classe come un sistema all'interno del quale ogni elemento era fondamentale e, sentendosi così accolto, Antonio si è rilassato facendo emergere lati del suo carattere inaspettati, simpatico, estroverso, gioioso, responsabile e fortemente empatico nei confronti dei suoi amici, è piano piano diventato un punto di riferimento per tutti.

Un giorno mi chiese di aiutarlo a risolvere il problema del costante ritardo: " Rimproveri papà perché mi porta sempre in ritardo? Io sono stanco di aspettarlo ogni mattina!" - " Beh! Come possiamo fare? Che altre soluzioni possiamo trovare?" - " Forse mi potrebbe accompagnare mamma! Anche lei guida la macchina!"- "Mi sembra un'ottima soluzione!". Mise in croce i genitori finché non ottenne lo scambio di accompagnatore e da allora è il primo della scuola ad arrivare e ha più tempo per giocare con gli amici.

Quest'anno nella nostra scuola sono venuti molti alunni provenienti da altre scuole, per alcuni di loro il contatto con Antonio ha rappresentato un elemento di novità e di fronte alle prese in giro e agli sberleffi, i compagni di classe di Antonio hanno reagito difendendo il loro amico con forza sistemandosi a semicerchio dietro a lui e incrociando le braccia tipo guardie del corpo non permettendo a nessuno comportarsi male con il loro compagno.

Questo è stato un anno molto difficile per Antonio che ha subito un'operazione ed è stato assente da scuola per molti giorni, con gioia e commozione ho constatato che intorno al bambino e alla famiglia si era venuta a creare una solida rete di aiuto e sostegno formata dai genitori dei compagni di classe, dai bambini stessi e da tutti gli insegnanti della scuola.
Rientrato a scuola, di fronte alle preoccupazioni dei genitori rispetto alla fatica e ai tempi di recupero lui rassicurava tutti specificando in modo chiaro e fermo che voleva restare a scuola ad ogni costo perché: " Maestra...io ho bisogno dei bambini!".

Ogni giorno questo bambino ci insegna cosa significa la forza di volontà, l'impegno, la perseveranza con cui lui ha deciso di sfruttare ogni momento vissuto a scuola. Attraverso il suo sguardo, il suo sorriso, il suo appunto critico, la sua gioia di vivere ci rimanda indietro come uno specchio l'immagine di quello che noi scuola siamo e rappresentiamo per lui.
Antonio mi ha insegnato che i sogni, le speranze vanno mantenuti vivi con tenacia e costanza.
Se la nostra capacità di sognare è viva, le potenzialità che potremmo scoprire di avere sono infinite.

Grazie Antonio per il percorso di vita che hai condiviso con me e per quello che condivideremo.

Elena Ferraccioli Docente di sostegno 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 -Roma
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